Simona Santoni

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Anomalisa irrompe a Venezia come una ventata di freschezza, originalità e poesia che scava nelle anse più buie dell'anima, con arguzia e ironia. Non a caso alla regia c'è Charlie Kaufman, abile tessitore di intriganti trame mentali, sceneggiatore di Essere John Malkovich e regista del labirintico Synecdoche, New York. Accanto a lui c'è l'animatore e regista Duke Johnson, che aveva diretto l'episodio in stop motion del Natale 2010 della serie tv Community. E anche questo non è un caso, visto che Anomalisa è un racconto in stop motion, dove il forte realismo dei pupazzi protagonisti si coniuga a una sottile liricità. 

Film in concorso, oltre all'applauso finale ne ha strappati diversi a visione in corso. 
All'origine di Anomalisa c'è una pièce teatrale, tradotta magnificamente in lavoro d'animazione. Protagonista è Michael Stone (fatto parlare da David Thewlis), uno speaker motivazionale britannico che vive a Los Angeles con la moglie e il figlio. Viaggia per gli Stati Uniti facendo esaltanti discorsi ai professionisti dei customer service. Lo conosciamo durante una triste sosta a Cincinnati. Michael è una persona angosciata, è imbrigliato in una vita che avverte piatta e deprimente. Non si sente capito da nessuno. Senza successo cerca una fuga in Stella, una fiamma del passato. Ma niente rompe la sua avvilente visione del mondo. Tutti accanto a lui hanno la stessa voce (Tom Noonan), maschile e monotona, la stessa Stella. Tutti hanno lo stesso viso, modellato solo da tagli di capelli diversi. Tutti non rompono la superficie della sua noia costante e del suo mal di vivere. Finché non incontra Lisa Hesselman (Jennifer Jason Leigh), che squarcia la monotonia sonora con una squillante voce femminile. Michael sembra rinascere, è scosso, meravigliato, sognante. Ma quanto può durare la novità e la gioia di un incontro felice prima che l'abitudine e l'umana imperfezione risuonino di nuovo alle sue orecchie?

L'albergo in cui alloggia Michael si chiama hotel Frigoli. Leopoldo Fregoli è stato un trasformista italiano che ha ispirato il termine sindrome di Fregoli, malattia psichiatrica consistente in un delirio di persecuzione.
"È un evidente riferimento alla sindrome, caratterizzata dal fatto che una perona pensa che tutti gli altri siano una stessa persona", dice Kaufman. "Nell'opera teatrale l'hotel si chiamava The Millennium ma per problemi di diritti non ci hanno fatto usare quel nome". 

Attorno a Michael si apre un mondo fatto di dettagli minimi, intimi e insignificanti, deliziosi. "Un film che si sarebbe potuto terminare in due settimane con gli attori, è stato girato con i pupazzi in due anni", hanno dichiarato i registi. Entra nei dettagli anche la descrizione della sessualità e la scena di sesso tra Michael e Lisa.
Se tutto è curato con attenzione, si è scelto invece di lasciare i visi dei pupazzi grezzi, in modo che attraverso le fessure sotto gli occhi o vicine alle orecchie si possa percepire l'artigianalità del lavoro. "I pupazzi sembrano realistici perché volevamo così; non volevamo però togliere la loro parte costruttiva", afferma Johnson. "Abbiamo deciso di mostrare il processo meccanico dei pupazzi. Volevamo dare esperienza di questo tocco artigianale, non patinato".

Adorabili i dialoghi, quegli scambi di battute futili e così necessari tra Michael e il tassista o tra Michael e il personale dell'albergo. Gustosissima la scena in cui Lisa canta Cindy Lauper. Chicche sopraffine di una sceneggiatura delicata, divertente e sagace, che sa arrivare al cuore della solitudine e della disperazione, esplorando la fragilità dei rapporti.
Anomalisa si candidata a importanti premi. Il Leone d'oro? Perché no.

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