Anarchia - La notte del giudizio, il film sullo Sfogo annuale: 5 cose da sapere

Sequel scritto e diretto ancora da James DeMonaco, mantiene le premesse interessanti del predecessore, guadagnandone in compiutezza ma perdendo in freschezza. L'umana violenza è servita

– Credits: Universal Pictures

Simona Santoni

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L'estate scorsa La notte del giudizio dello statunitense James DeMonaco aveva spinto il thriller ai limiti dell'horror, in una spietata allegoria sociale, cruda e senza mezzi termini. Costato 3 milioni di dollari, a sorpresa ne ha incassato oltre 89 milioni, dando subito il la al sequel, Anarchia - La notte del giudizio, che arriva nelle sale italiane dal 23 luglio. 
Sempre diretto dal quarantacinquenne regista e sceneggiatore, il nuovo film mantiene le premesse interessanti del predecessore, ne guadagna in compiutezza ma ne perde in freschezza. La sensazione che rimane è che lo stesso intrigante materiale, svolto con uno sguardo psicologico più profondo (alla Polanski), avrebbe probabilmente contemplato meno azione ma sarebbe entrato più sotto alla pelle dello spettatore. 

Ecco cinque cose da sapere su Anarchia - La notte del giudizio:

1) Dalla casa dei ricchi alla strada dei poveri

Siamo ancora nel futuro distopico già noto in cui i Nuovi Padri Fondatori dell'America hanno ridotto la disoccupazione sotto al 5% e hanno quasi cancellato la delinquenza grazie all'istituzione dello Sfogo annuale: ogni anno, per 12 ore, dalle 19 del 21 marzo fino alle 7 del giorno dopo, non esistono regole, ognuno può dare sfogo alla propria insita brutalità con ogni sorta di nefandezza, anche l'omicidio. La polizia non risponde, gli ospedali neanche. Nessun crimine è punibile, tutto è lecito.
La notte del giudizio ha raccontato le vicende dei Sandin, famiglia benestante che vive in periferia, chiusa nella sua casa blindata, durante lo Sfogo annuale del 2022.
Anarchia: La Notte del giudizio si concentra invece su come vivono quell'assurda notte i diseredati, i veri bersagli dello Sfogo annuale. Esce dalle mura domestiche e ci porta per le strade di una delle più grandi città d'America, nel sesto Sfogo annuale, nel 2023. Le riprese sono state effettuate per le vie del centro di Los Angeles.
Assurdi fiotti di violenza disseminano terrore e sangue, spesso indiscriminatamente, ancora più spesso con la diabolica volontà di eliminare i poveri, i più deboli che non godono di sofisticati sistemi di sicurezza, per ripulire la società, per "purificarsi" dall'umana bestialità. 

2) Un cast (quasi) tutto nuovo

Il finale de La notte del giudizio, con la morte del protagonista Ethan Hawke, apriva già la strada a uno stravolgimento del cast, che infatti è quasi del tutto rinnovato. Del resto la forza di The Purge (questo il titolo originale della serie) sta non tanto nel nome degli interpreti ma nell'idea dello Sfogo, che apre a tanti interrogativi sociologici. Facile quindi esplorare sotto altri punti di vista la dissennata notte in cui gli uomini si sentono per 12 ore giustizieri divini. 
Sono cinque ora i personaggi principali, che lottano per aver salva la vita: un uomo solitario e determinato alla vendetta (Frank Grillo), una madre fragile (Carmen Ejogo) e sua figlia adolescente coraggiosa (Zoë Soul), due ex fidanzati (Zach GilfordKiele Sanchez, che nella vita sono marito e moglie). La combinazione funziona abbastanza bene: volti da persone comuni, poco sfruttati, tra cui spicca il carisma di Grillo, che ha l'aura da eroe della porta accanto. 
L'unico attore presente anche nel primo film è Edwin Hodge nei panni di Dwayne: allora era uno straniero di colore braccato, che si era rifugiato nell'appartamento dei Sandin, ora è diventato un membro della resistenza anti-Sfogo, guidata da Carmelo (Michael K. Williams).
Da segnalare la presenza - seppur breve - di Judith McConnell, la signora Capwell della soap opera anni '90 Santa Barbara: o Sophia, da quanto tempo!

3) Un sequel che vive autonomamente

Chi non avesse visto La notte del giudizio può avvicinarsi tranquillamente ad Anarchia senza temere di perdere riferimenti salienti o di sentirsi spaesato. Si tratta di un sequel che può vivere in autonomia rispetto al predecessore. Le "regole" dello Sfogo annuale vengono ripetute a inizio film e brevemente è riepilogato anche il futuro distopico in cui si ambienta la narrazione. 

4) Indagine umana meno sottile e più complottista

Nel delirio umano del primo Sfogo annuale visto al cinema, ne La notte del giudizio, la situazione che più mi aveva colpita era stata quella che coinvolgeva i vicini di casa: sorridenti e gentili di giorno, di notte, alla prima occasione di debolezza dei Sandin, ne avevano approfittato con fredda lucidità per cercare di ucciderli. Motivazione? Il capofamiglia, vendendo dispositivi di sicurezza per lo Sfogo, si era arricchito coi loro soldi. In poche sequenze ecco una faccia inquietante dell'umanità, quando prevalgono falsità e invidia strisciante. Da brividi.
Anarchia - La notte del giudizio invece non concede rasoiate altrettanto sottili e affilate. La sua indagine ci mostra ancora il rapporto della società (americana) con la violenza e con le armi, maneggiate con incredibile disinvoltura. Questa volta però si concentra meno sull'individuo e si allarga sul sistema, su chi detiene il potere e segretamente, dietro la maschera della legge, porta avanti un criminale equilibrio da giungla, dove il più forte deve eliminare il più debole. 

5) Un nuovo sequel?

Negli Stati Uniti Anarchia - La notte del giudizio è stato rilasciato il 18 luglio. Nel primo week-end a stelle e strisce al box office è risultato secondo con 28,4 milioni di dollari. La domanda ora è scontata: ci sarà un nuovo sequel? Credo proprio di sì. La risposta ovviamente starà negli incassi totali. Intanto Jason Blum, che è tra i produttori insieme a Michael Bay, ha detto che in un eventuale The Purge 3 gli piacerebbe raccontare la storia del primo Sfogo annuale, quando è avvenuto la prima volta, quindi in un ipotetico 2018.

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