Cinema

Aladdin, Will Smith allegro genio blu - La recensione

Remake in live action del cartone Disney del 1992, è un film colorato e scanzonato, tra fughe e balli acrobatici e simpatico humour

Aladdin

Simona Santoni

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Mena Massoud è un Aladdin dagli occhi luminosi e furbi, la faccia accattivante e pulita, che con una semplice smorfia delle labbra conquista e rallegra. Naomi Scott è principessa Jasmine di bellezza evidente e radiosa. E poi, ecco lui, Will Smith, di celeste esuberanza e muscoli torniti, potente e loquace genio che si eleva dalla lampada in guizzi verbali e fisici, giocosi, rapidi, vivaci.

Aladdin (dal 22 maggio al cinema), il film che traduce in live action il cartone animato della Disney del 1992, è quello che potevamo aspettarci: paesaggi e colori accesi d'Oriente, romanticismo spensierato, amicizia e sentimenti che superano le diversità, fughe coreografiche tra mercati arabi e medine. Guy Ritchie non fa troppo di più di quanto gli si chieda, ma di certo non fa di meno. Il blockbuster della Disney per famiglie e non solo, divertente, ritmato e scanzonato, è servito. 

Guy Ritchie: fughe e balli per la Disney

Liberamente ispirato ad Aladino e la lampada meravigliosa, fiaba popolare del Medio Oriente contenuta nella raccolta di novelle Le mille e una notte, Aladdin nasce prima come classico d'animazione nel 1992.
Ora la Disney lo ripropone in carne e ossa, affidandosi a Guy Ritchie, regista di film come Sherlock Holmes e Lock & Stock - Pazzi scatenati, avvezzo al crime, all'action e all'ironia. Lui usa le sue doti d'azione per far muovere Aladdin (Massoud), ladro che vive di espedienti e furbizie, in grandi corse e prove d'abilità per i vicoli di Agrabah, in una sorta di parkour mediorentale.

 


Insieme alla sua scimmia Abù, evidentemente orchestrata in digitale, il giovane Aladdin, cuore gentile e gambe veloci, è il volàno di ogni situazione movimentata, tra fughe, balli, cadute precipitose, voli sul dorso del tappetto magico... 

In una delle sue sortite astute e cortesi, Aladdin conosce Jasmine (Scott), ma non sa che quella ragazza dallo sguardo lucente, a cui chiede di fidarsi di lui, è la principessa. Lui, straccione dai mille espedienti, lei, erede di una fortuna, costretta però a vivere serrata in corte. Ed ecco che il giovane ladro trascina anche lei in corse tra stradine, tetti e tende. 

La scena che Ritchie consegna però alla magnificenza e al brio visivo, è quella dell'arrivo di Aladdin ad Agrabah, sotto le vesti del principe Alì, supportato dal genio della lampada (Smith) che sta esaudendo il primo dei suoi tre desideri. Aladdin/Alì arriva in un corteo strabordante e gioioso di danzatori, ballerine, struzzi, elefanti, doni imponenti, coreografie, canti, fucsia, gialli dorati, tripudi cromatici e di tessuti. Una festa per occhi e orecchie. 

Massoud e Smith, coppia di battute

Smith è il genio intrappolato nella lampada risvegliato da anni di solitudine e prigionia in una grotta. È incontenibile, prolisso e non sempre opportuno, per questo simpatico
Oltre che amico, Aladdin diventa per lui, volente o nolente, una buona spalla comica. L'allegria di fondo che muove il film riesce a dar pennellate leggere anche alla storia d'amore di sospiri e bugie tra Aladdin e Jasmine. E a far dimenticare la prevedibilità maligna del gran visir (Marwan Kenzari) e la mollezza orticante del sultano (Navid Negahban). 

Il momento più divertente del film? L'ingresso a palazzo del sedicente principe Alì che, pur essendo affiancato dal Genio, riesce a essere super impacciato e ridicolo nella sua presentazione a Jasmine e sultano. Quando elenca i beni che ha portato in dono, per chiedere la mano della principessa, si sofferma comicamente sulla tipologie delle confetture. E il Genio gli dice a mezza bocca: "Puoi smarcarti dalle confetture?". 

L'Aladdin giusto: Mena Massoud

Per il personaggio di Aladdin la produzione cercava un attore affascinante e autoironico, che spingesse gli spettatori a fare il tifo per lui. E che fosse anche in grado di cantare, ballare ed eseguire in prima persona la maggior parte delle acrobazie richieste dal ruolo. L'hanno trovato: Mena Massoud è l'Aladdin giusto. Ha carisma deciso ma delicato. Il suo sorriso spalanca cuori. 

Classe 1991, nato in Egitto e cresciuto a Toronto, Massoud ha nel suo curriculum alcuni episodi della serie di Amazon Tom Clancy's Jack Ryan

Le canzoni tra Oriente e pop

La colonna sonora è firmata dal compositore statunitense Alan Menken, che già ha in bacheca otto Oscar (uno proprio per Aladdin 1992, ma anche per La SirenettaLa Bella e la Bestia, Pocahontas). Include nuove registrazioni delle canzoni originali scritte da Menken e dai parolieri Howard Ashman e Tim Rice, oltre a nuove musiche scritte da Menken insieme agli autori di canzoni Benj Pasek e Justin Paul.

Ritchie ha voluto rendere più contemporanee le canzoni orgininali, sia dal punto di vista della musica che da quello dei testi. Le canzoni del film d’animazione erano immerse nelle note del mondo arabo, con alcuni tocchi di jazz sparsi qua e là; i nuovi arrangiamenti incorporano alcuni elementi pop.

Nella versione italiana, la voce di Aladdin è di Manuel Meli, quella di Jasmine nel canto è di Naomi Rivieccio. Gigi Proietti è il sultano.

Voto: 3/5
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