The Wolf of Wall Street, l'orgia cinematografica di Martin Scorsese

Quasi tre ore di film in cui Leonardo DiCaprio cavalca l'esaltazione dell'avidità. Senza redenzione

– Credits: Paramount Pictures/Mary Cybulski

Simona Santoni

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Uno yacht lungo 52 metri, prostitute con cui provare ogni tipo di perversione cinque-sei volte a settimana, Quaalude a più non posso - ovvero un sedativo usato a mo' di stupefacente per l'effetto euforia o rilassatezza -. The Wolf of Wall Street è la fiera degli eccessi e una vera orgia cinematografica, di toni, luci, interpretazioni. Dal 23 gennaio nelle sale italiane.

Martin Scorsese ci porta nella corruzione di Wall Street anni '90 e con sfrontatezza ci immerge nell'auto-esaltazione famelica e lussureggiante di Jordan Belfort, il fondatore della compagnia di brokeraggio Stratton Oakmont di New York, che in maniera assolutamente illegale si è velocemente arricchito spendendo gran parte dei suoi mirabolanti guadagni in droga e donne a pagamento. 
Lo interpreta un Leonardo DiCaprio scintillante, che da giovane ragazzo brillante della finanza si trasforma in un venditore di illusioni edonista e spregiudicato. "Il protagonista di questa storia mi sembrava un Caligola moderno", ha detto l'attore californiano, candidato (per la quarta volta) all'Oscar - finora mai vinto - e già vincitore del Golden Globe per questo ruolo. 

Tratte dal libro autobiografico di Belfort Il lupo di Wall Street, le quasi tre ore di film sviscerano senza apparenti intenzioni morali la più assoluta cupidigia, la più illimitata incoscienza, in una giostra esagerata sottolineata da una colonna sonora da luna park allucinato, che spazia da Prokofiev a Muddy Waters ai Ramones. 

"In un giorno prendo droga capace di sedare New York per un mese", racconta con sorriso smagliante e compiaciuto DiCaprio/Belfort. "Vendevo spazzatura a gente-spazzatura e diventavo ricco", si entusiasma senza il minimo rimorso.
Le prostitute, che corrono nude tra le scrivanie della Stratton Oakmont, sono suddivise in tre categorie, riprendendo la terminologia della Borsa: Blue Chip (che pretendono il preservativo), Nasdaq, Penny Stock (per cui è meglio mettersi il preservativo). 

DiCaprio/Belfort ha provato sia la vita modesta che quella fastosa e non ha dubbi: "Non c'è nobiltà nella povertà". 

Accompagna DiCaprio in questa corsa sfrenata un bel branco di poco di buono, istruito all'affabulazione telefonica: ecco il braccio destro Donnie Azoff (Jonah Hill, candidato all'Oscar come migliore attore non protagonista), Chester Ming (Kenneth Choi), Alden detto "tappetino" per il suo parrucchino (Henry Zebrowski), il risoluto e indipendente Brad (Jon Bernthal), l'elegante ma non meno farabutto banchiere svizzero Jean-Jacques Saurel (Jean Dujardin). Il suo mentore è Mark Hanna (Matthew McConaughey), il cui motto è fare soldi a danno dei clienti. Nadine, la moglie di allora di Belfort, diventa Naomi e ha il corpo mozzafiato di Margot Robbie

Tutta questa rumorosa ascesa non passa inosservata all'agente dell'FBI Patrick Denham (Kyle Chandler), personaggio ispirato dal vero agente Gregory Coleman. 

In questo baccanale in cui spuntano nani da lanciare a mo' di freccette, nudità e cera da colare addosso, Ferrari bianche e majorette, Scorsese non mette un grammo di redenzione, neanche sul finale, neanche quando il castello di carte cade (per metà). Per questo anche l'interpretazione di DiCaprio è un'accelerazione continua sul filo dell'adrenalina, senza sfumature etiche, senza dubbi e tormenti. 

Lo spettacolo è godibile, anche se non siamo di fronte a un capolavoro, ma nell'era della crisi a fine visione rimane un sapore amaro in bocca di fronte al potere dei soldi elevato all'ennesima potenza. L'avidità secondo Scorsese non sembra solo bella, ma addirittura meravigliosa. Che la frecciata del regista risieda proprio in questo? Per quanto sia facile dire che i soldi non fanno la felicità, in fondo siamo tutti ammaliati dalla ricchezza? Significativa è infatti la scena conclusiva, in cui una platea di persone comuni rimane concentrata e a bocca aperta di fronte alle tecniche di vendita insegnate da DiCaprio/Belfort, riciclatosi speaker motivazionale. 

The Wolf of Wall Street è candidato anche agli Oscar come miglior film, regista e sceneggiatura non originale, realizzata da Terence Winter, già vincitore di quattro Emmy Award per la serie televisiva I Soprano.

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