Lei (Her), seducente film di Spike Jonze: 5 motivi per vederlo

Una storia affascinante e visionaria, in un futuro non così lontano, dov'è possibile innamorarsi di una voce tecnologica

Joaquin Phoenix in "Lei" – Credits: Bim Distribuzione

Simona Santoni

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Decisamente affascinante, dolcissimo con qualche spruzzata acre, capace di strisciare dentro a lungo e aprire riflessioni sul nostro oggi. Finalmente arriva nelle sale italiane - dal 13 marzo - Lei (titolo originale Her) dello statunitense Spike Jonze, trionfatore morale dello scorso Festival di Roma (dove invece vinse l'italiano Tir). Anche l'Academy of Motion Picture Arts and Science non è rimasta immune al suo charme e gli ha consegnato l'Oscar come migliore sceneggiatura originale.

Opera intrigante, ecco cinque motivi per cui è (assolutamente) da vedere. Bim Distribuzione, tra l'altro, la fa gioiosamente uscire in una doppia versione, originale e doppiata: su 170 copie in sala, ben 65 saranno in inglese con sottotitoli. 

1) L'incomunicabilità di un futuro così prossimo

Jonze, nella sua carriera contraddistinta da un forte spirito indipendente, è stato anche attore, autore di spot e videoclip. Ma soprattutto è stato regista di pochissimi ma geniali film: la commedia surrealista Essere John Malkovich (1999) è diventata un cult, Il ladro di orchidee (2002) l'ha portato a una nomination ai Golden Globe per la regia. Amante del paradosso e spinto da visioni mai scontate, con Lei ci porta nella Los Angeles di un futuro non troppo lontano, evidente riflesso dell'oggi. Qui Theodore (Joaquin Phoenix), uomo sensibile da poco uscito da una lunga storia con Catherine (Rooney Mara), lavora come scrittore di lettere altrui: è ormai difficile comunicare e si ricorre a qualcuno che dia corpo alle emozioni per proprio conto. Pronipote degli smartphone e dei social network, distrutto dalla relazione appena chiusa, occasionalmente cerca compagnia in una sorta di chat vocale, dove anche il sesso si può fare a distanza. Finché non viene introdotto sul mercato un nuovo e sofisticato sistema operativo: Theodore incontra così il suo OS Samantha, una voce femminile intelligente, empatica e con una sua personalità in evoluzione. Nella versione originale la voce è di Scarlett Johansson, che per questa interpretazione è stata premiata come migliore attrice a Roma; in quella italiana è di Micaela Ramazzotti. Per Theodore Samantha diventa sempre più indispensabile. E anche Samantha è sempre più alla ricerca di lui. Il loro rapporto assomiglia sempre di più all'amore. 
Dietro una storia semplice eppure profonda e originale, Jonze intanto indaga la natura e i rischi dell'intimità e dei rapporti umani nel mondo contemporaneo. Lo fa però senza presentarci la tecnologia come nemica insidiosa, senza critiche palesi e senza sollecitare emozioni cupe. È l'uomo a essere sotto la sua lente, nelle sue fragilità e nelle sue incapacità.

2) Un amore virtuale eppure dolcissimo

La storia tra Theodore e Samantha è di una dolcezza penetrante, senza mai essere stucchevole. Per quanto possa sembrare assurdo, il loro amore sul filo della voce e della tecnologia è davvero coinvolgente. Ha il romanticismo emozionante degli amori impossibili. E come tutti gli amori ha le sue brusche anse. I due vanno in barca insieme, in vacanza, al mare... Lei lo segue e guarda il mondo dal device che spunta dal taschino della camicia di Theodore.  
Jonze mescola i generi, si muove tra fantascienza e melodramma, scavando nei sentimenti più complessi. Con sapienza, riesce a toglierci di dosso ogni tentazione di giudizio nei confronti di Theodore, che sembra così simile a noi. 

3) Scenografie futuristiche e calde

Scordatevi le architetture fredde e minimal di tanti film di fantascienza recenti: il futuro secondo Jonze ha scenografie essenziali ma dolcemente calde, dominate da tinte pastellate e lievemente "abbrustolite". Tra bianchi e spazi sgombri sono tante le tenui pennellate di colore, arancio su tutti. Una visione innovativa e tutt'altro che inquietante, di una ricerca estetica seducente. L'avvenire e la tecnologia, di per sé, non sarebbero allarmanti. 

4) Sceneggiatura visionaria

"È bello stare con qualcuno che ama la vita": così Theodore parla della sua nuova compagna, il sistema operativo Samantha. In questa frase che sembrerebbe paradossale se non fosse del tutto sincera c'è tutto l'acume di una sceneggiatura che non è mai banale. Ora tocca le corde più intime, ora ha flutti di ironia, è delicata ma talvolta anche cruda. Non a caso si è meritata un Oscar. 

5) Joaquin Phoenix, mai così commovente

Joaquin Phoenix ha saputo essere brutale (Il gladiatore) o animalesco (The Master), ambiguo (C'era una volta a New York) o tormentato (Quando l'amore brucia l'anima). Il suo talento è strabordante e multiforme e mai, forse, Joaquin è stato così tenero e commovente. Protagonista assoluto, ci fa dimenticare la sua bravura per com'è bravo a essere Theodore e non Joaquin. Scordiamo completamente che sta recitando.
Nel cast c'è anche Amy Adams nei panni di una cara amica di Theodore, soave presenza: piccola parte ma tanto cuore. 

 
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