Claudio Trionfera

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Un po’ ricorda Locke di Steven Knight (con Tom Hardy), visto nel 2013 alla Mostra di Venezia. Ma 2Night di Ivan Silvestrini (in sala dal 25 maggio) è soprattutto il remake di un film israeliano di Roi Werner che porta lo stesso titolo e la data del 2011. Solo che qui non siamo a Tel Aviv ma a Roma. E, a proposito del titolo, va detto subito che le notti non sono due ma una soltanto e il gioco di pronuncia suona, appunto, tonight. Cioè, stanotte.


E la notte nella primavera romana va, carica di colori e di riflessi, nell’abitacolo di una Ford nuova di zecca dove si ritrovano un lui e una lei (Matteo Martari e Matilde Gioli) che non hanno un nome di scena perché quando si conoscono, in una discoteca, neppure si presentano.  Magari si usa così tra ragazzi disinvolti. Fatto sta che la più disinibita, tra i due, è la “lei”, protagonista di una avance non proprio velata, prologo di un successivo nottambulo trip in macchina che dovrebbe nelle intenzioni culminare, da qualche parte, in un amplesso.

Tour tra quartieri e periferie
Il “lui”, per la verità, pare un po’ guardingo. Si vede che cela, se non proprio un segreto, qualche bizzarra riserva. E tanto “lei” è sfrontata quanto il suo notturno partner è schivo, riservato e perfino “vecchietto” nelle sue attenzione al “metti la cintura”, “non fumare in macchina” e via così. Insomma, se non proprio un duello è una specie di tira e molla che non sembra destinato a concludersi per le vie brevi. Difatti tra molti dialoghi, qualche approccio, sorrisi, transitori bisticci e riflessioni la strana coppia va avanti tutta la notte in un tour romano che tocca quartieri e periferie sfuggendo a logiche da cartolina salvo nei due panorami d’apertura e chiusura rotolanti in time-lapse o fast motion.

È un incrocio di solitudini e d’insoddisfazioni quello che si consuma sui sedili della macchina. Riuscendo in qualche misura - e nonostante l’intimità forzata di quel guscio che per fortuna ha il tettuccio panoramico – a coinvolgere nell’attesa di un epilogo “aperto”, forse d’ispirazione amorosa e abbastanza singolare, almeno per come si sono messe le cose fino ad allora.

Due protagonisti dell’inquadratura
In questa sorta di Kammerspiel adagiato in automobile, nella sua dimensione motorizzata e nel contrasto vivace tra l’habitat chiuso e il suo incessante vagare si realizzano, a livello cinematografico, i caratteri più intriganti del film. Cui i due attori, sempre protagonisti dell’inquadratura, contribuiscono con una certa intensità e partecipazione emotiva riuscendo a dar peso ai dialoghi anche nei loro passaggi meno incisivi. Si fa notare sempre per i toni caldi, le sfumature dorate e la profondità pastosa la bella fotografia di Davide Manca.

Voto: 2/5
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