Claudio Trionfera

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Meccanico senza un soldo, mollato dalla moglie della quale è ancora innamorato, braccato dalla sfiga e dalla propria incoercibile cedevolezza. Va così, cioè malissimo, la vita di Dinel (Dorian Boguţă), giovanotto baffuto e un po’ derelitto nella provincia rumena di 2 biglietti della lotteria (in sala dal 21 settembre, durata 84’) che il regista Paul Negoescu – 43enne di Bucarest all’opera seconda dopo Un mese in Thailandia visto nel 2012 alla Settimana della Critica di Venezia – desume liberamente dal racconto Due primi premi dello scrittore rumeno Ion Luca Caragiale (1852-1912). L’importanza del quale, non solo nel panorama letterario e drammaturgico del suo Paese ma anche a livello internazionale (otto sue opere pubblicate anche in Italia), deriva da una vena umoristico-polemico-satirica scaricata spesso nella critica sociale antiborghese.

Quello strano spirito ottimistico dei disperati

Critica sociale a parte, sono gli stessi elementi che muovono lo spirito del film nel quale procedono insieme tre personaggi uniti dall’amicizia e dal comune senso della ristrettezza economica: accanto a Dinel ecco Sile (Dragoș Bucur) e Pompiliu (Alexandru Papadopol), compagni di birre e di sventure, l’uno aitante falegname con la vocazione del dongiovanni, l’altro impiegato comunale incallito complottista. Ad accomunarli, però, nella circostanza, non sono soltanto la concordia e gli affanni di portafogli ma anche il comune interesse di un biglietto della lotteria nazionale che, giocato in società nello strano spirito ottimistico dei disperati, risulta miracolosamente vincente col suo premio da capogiro di 6 milioni di euro.

Sulla strada verso Bucarest con una “Dacia” d’epoca

Cambia il vento? Macché. Dinel, che con la fortuna ha un interminabile conto in sospeso, da bravo custode della giocata non si ritrova il biglietto dopo averlo probabilmente infilato nel marsupio che due teppistelli gli hanno rubato sulle scale di casa.  E parte da qui, alla ricerca del marsupio perduto,  un arrancante vagabondare del terzetto che, una volta individuati i ladruncoli, lo porta prima a indagare nel condominio di Dinel fra drogati, famiglie litigiose, prostitute e chiaroveggenti; poi lungo l’asfalto rumeno fino alla mèta di Bucarest a bordo d’una vecchia Dacia 1301 oramai ai confini dell’automobile d’epoca.

Una disintossicante, genuina “rumenità”

Finale con beffe, sorprese e riscatti maldestri: dove ciascuno, chissà, potrà trovare dimensioni diverse. In una commedia che vive i suoi esiti migliori su una felicissima elaborazione della sceneggiatura (scritta dal regista stesso), capace di attualizzare senza sbavature il testo più datato di Caragiale. Con una comicità lunare, a tratti irresistibile nella sua disintossicante, genuina rumenità, segnale di una rilettura raffinata, rispettosa dell’ispirazione originaria eppure assai “moderna” nell’evoluzione dei dialoghi e dell’azione cinematografica.

Interessante reinvenzione degli spazi comici

Semplicità e quotidianità in primo piano, nei modi e nelle prospettive di ripresa, nella fotografia naturalistica di Ana Drăghici che lungo la strada stuzzica echi “americani”, nei toni addirittura sommessi di una commedia delicatamente pétillante che intenerisce e diverte (molto) con i caratteri ben illustrati dei suoi personaggi e un vocabolario mai sguaiato o grossolano in certe sue derivazioni grottesche, rarefatte e paradossali. In una interessante reinvenzione degli spazi comici e del cosiddetto, spesso praticato “cinema delle lotterie” con le sue molte e a volte fortunate opere di riferimento. Tra le tante, da Svegliati Ned di Kirk Jones a Poveri ma ricchi di Fausto Brizzi e a Perseguitato dalla fortuna di Geoge Gallo, per intenderci coi titoli prossimi, fino all’ossessivo Rapacità di von Stroheim per andare al più remoto 1924.

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Voto: 3/5
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