Claudio Trionfera

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È tornata la Guerra. Seguendo i grandi cicli migratori del cinema. In quella sorta di stagionalità del consumo che a cadenze decennali e forse più rimette in vetrina i generi classici che a volte sembrano morti e invece, come viene da dire parafrasando un bel film di trent’anni fa diretto da Felice Farina, sono solo "svenuti".

Ma c’è dell’altro, naturalmente, non solo legato ai ritmi periodici di Hollywood - che di solito indica la strada dei flussi a livello internazionale – ma anche e soprattutto ad una fenomenologia sociale (e politica) che nei tempi recenti e presenti ha fatto delle guerre, dell’ansia antagonistica e delle nuove frontiere del terrorismo un tema di pura contemporaneità mediatica. Entrando in tutte le case.

Tra esasperazioni iconografiche e sistemi di conflittualità permanente stimolati, incitati e perfino sobillati da quella caterva d’immagini rovesciate senza soluzione di continuità nella rete e nei notiziari televisivi: spesso, oramai, da un giornalismo-ovunque (e chiunque) che alle mitiche cineprese e alle pellicole in bianco e nero ha sostituito l’invasività digitale degli smartphone.

Perché è tornato di moda

Insomma, pure senza voler fare sociologia di seconda mano o ripassare i flussi della storia del cinema, si capisce che la renaissance del genere bellico ha molte buone ragioni per darsi una motivazione: in questa fascia d’attualità temporale s’è appena proposta e si proporrà nell’immediato una serie di film anche ottimi in una fluttuazione d’epoche e di eventi vagante fra il Secondo conflitto mondiale e l’Afghanistan, il Sudest Asiatico e l’Italia, addirittura con contaminazioni western e d’illusionismo. Utilizzando in alcuni casi sistemi di ripresa e di proiezione più spettacolari come IMAX e 3-D. Andiamo perciò a rappresentare questa composizione fumogena, lampeggiante, attualissima.

I titoli già visti

La battaglia di Hacksaw Ridge di Mel Gibson è un film in cui il concetto di sacrificio s’intreccia con quelli della violenza e della fisicità, nella vicenda di un obiettore di coscienza arruolato come soccorritore nel ’42 e capace di salvare decine di vite umane nel terribile combattimento di Okinawa, mostrato con un realismo quasi splatter.

Risultato spettacolare per The War – Il pianeta delle scimmie di Matt Reeves, terzo e forse definitivo tassello della trilogia di reboot/remake dell’originale, con il confronto finale, epocale e non privo di connotazioni filosofiche ed esistenziali tra le scimmie raccolte attorno al mitico malinconico Cesare e gli umani corazzati dello spietato Colonnello.

Dall’ipertensiogeno USS Indianapolis di Mario Van Peebles la vera tragedia dell’incrociatore americano che, dopo aver consegnato al bomba atomica destinata a Hiroshima viene affondato al ritorno da un sottomarino giapponese: la sua missione è talmente segreta che i superstiti vengono abbandonati in mare per giorni, preda degli squali e del mare e dei 1197 membri dell’equipaggio ne restano in vita 317.

Altra missione segreta e altra storia vera quella di Operation Chromite a firma di John H. Lee, dove il generale MacArthur guida nel 1950 un manipolo di soldati sudcoreani per prepararsi lo sbarco a Incheon e tornare a dividere in due il paese dopo l’invasione nordcoreana e la sua conquista del Sud.

Anche l’Italia fa la sua parte, naturalmente, tra i film già assorbiti dal mercato con In guerra per amore: Pif regista e attore sceglie il tema bellico-romantico in commedia per arruolarsi nell’esercito americano e raggiungere l’amata Flora promessa sposa ad un altro nella Sicilia che aspetta lo sbarco alleato.

Appena più indietro nel tempo (2016) Land of Mine di Martin Zandvliet: ma vale la pena di ricordarlo per la sua bellezza delicata, reale e terribile nella memoria dello sterminato sminamento delle coste danesi cui furono costretti i soldati tedeschi fatti prigionieri alla fine della Seconda guerra mondiale. Due milioni di mine che loro stessi avevano innescato.

Le produzioni di Netflix

Poi c’è Netflix. Con i suoi due film prodotti e recapitati in streaming: War Machine scritto e diretto da David Michôd con Brad Pitt nei panni d’un generale chiamato a comandare coi modi di una rockstar  le truppe Nato in Afghanistan. Tra satira, dramma e paradosso il film ne racconta l’ascesa, il delirio e la caduta per mano di una giornalista spregiudicata.

L’altro è Castello di sabbia di Fernando Coimbra, forse meno riuscito e più prevedibile nella sua esplorazione critica delle prime fasi d’intervento americano in Iraq, bombe nel momento e nel posto sbagliati e tanto sforzo per mettere una pezza ai danni provocati. Tutto visto con gli occhi di un soldato esitante chiamato ad un missione pericolosa per riparare un acquedotto in un villaggio ostile e minaccioso.

I film in arrivo

E il domani, si può dire, è già oggi, con almeno dodici film in arrivo tra la presente e la prossima stagione, pronti a lasciare il segno. Il primo, anche in ordine temporale, è Dunkirk di Christopher Nolan (uscito il 31 agosto). Il capolavoro. Bella lezione. Di cinema. Di vita. Di civiltà. Di dignità. Dispensata rovesciando la clessidra della Storia fino al 1940, con le armate della Wehrmacht che hanno appena messo all’angolo le truppe britanniche e alleate come un pugile sull’orlo del knock out. Centinaia di migliaia d’uomini smarriti e in fuga dal mostro d’acciaio invisibile e inesorabile, magnetico come una divinità immortale che così, allora, pare ancora essere.

Ma tra i più intriganti si annuncia anche Horse Soldiers di Nicolai Fugslig (nel cast Michael Shannon e Chris Hemsworth) in uscita all’inizio del 2018: ispirato al libro omonimo di Doug Stanton e sceneggiato da Peter Craig il film racconta la spedizione di un’unità speciale della CIA inviata in Afghanistan a combattere i talebani subito dopo gli attacchi dell’11 settembre. Un’invasione segreta di 41 soldati a cavallo per combattere il nemico in mezzo alle montagne  riuscendo nell’epica impresa di aiutare i caccia afghani a conquistare la cittadina di Mazar-i-Sharif.

Annunciato per il prossimo novembre è L’uomo dal cuore di ferro di Cédric Jimenez (con Rosamund Pike, Mia Wasikowska, Jack O’Connell, Jason Clarke), che racconta l’Operazione Anthropoid organizzata a Londra dalla resistenza ceca per assassinare a Praga Reinhard Heydrich, il gerarca più spietato del Terzo Reich detto il macellaio di Praga, la bestia bionda e l’uomo dal cuore di ferro, capo della SS e architetto della “soluzione finale”.

Dai fratelli Paolo e Vittorio Taviani una nuova edizione di Una questione privata ispirato al celebre romanzo di Beppe Fenoglio già portato sullo schermo e alla tv in varie versioni (Giorgio Trentin e Alberto Negrin tra i registi). Luca Marinelli dà il volto al giovane partigiano Milton che nello scenario delle Langhe lacerate dalla guerra intraprende un drammatico, intrepido ed estremo viaggio tra dubbio e ricerca della verità sull’amore che lo ha legato a Fulvia. Il film sarà presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma e uscirà in contemporanea.

All’inizio del 2018 L’ora più buia di Joe Wright (con un cast importante: Gary Oldman, Ronald Pickup, Lily James, Ben Mendelsohn, Kristin Scott Thomas) è un dramma bellico e politico collocato all’inizio della Seconda guerra mondiale che narra il momento-chiave della scelta straziante operata dal Primo ministro britannico Winston Churchill tra l’armistizio con la Germania nazista pronta all’invasione del Paese e la difesa in armi.

Ancora con la Gran Bretagna nel teatro di guerra è annunciato in preparazione e senza una data di uscita imminente Battle of Britain di Ridley Scott appena reduce da Alien: Covenant. Il film, di grandi proporzioni produttive, ruoterà attorno alla gigantesca battaglia aerea tra le forze della RAF e quelle della Lutwaffe, nella quale i caccia della Royal Air Force ebbero un ruolo determinante nella difesa del Regno Unito infliggendo alla Germania la prima importante sconfitta.

In preparazione, come annuncia Variety, un altro colosso sul secondo conflitto mondiale, Liberty Road, tratto dal libro di George Koskimaki The Battered Bastards of Bastogne sulla battaglia di Bastogne avvenuta in Belgio nel 1944 con l’impresa di 530 soldati nel cuore dell’ultima grande offensiva nazista di oltre 400 mila uomini lanciati nel dicembre ’44 (sugli stessi scenari altri due vecchi film, Bastogne del 1949 di William A. Wellman con Van Johnson, John Hodiak, Ricardo Montalban e La battaglia dei giganti del 1965 di Ken Annakin con Henry Fonda, Robert Shaw, Robert Ryan e Charles Bronson).

Originalissimo quanto atteso, è in preparazione anche Operation Cowboy, tratto da un libro di Stephan Talty basato su un evento realmente accaduto alla fine della Seconda guerra mondiale quando un manipolo di soldati americani, col placet del generale Patton, si infilò alla spalle delle linee nemiche durante l’avanzata russa in Cecoslovacchia e, perfino con l’aiuto di ufficiali nazisti, salvò cinquecento cavalli di rara specie Lippizaner catturati per ordine di Hitler col disegno di creare una razza equina superiore.

E un altro aspetto inedito del secondo conflitto è legato a The War Magician, con protagonista l’attore Benedict Cumberbatch (il Dottor Strange, per intenderci) nella parte dell’illusionista Jasper Maskelyne – diventato eroe di guerra britannico e immortalato in un libro di David Fisher – che radunò un gruppetto di compari sotto il nome di Magic Gang e usò trucchi incredibili per nascondere ai nazisti gli obiettivi militari dell’esercito inglese.

Una trentina di star (tre le quali Bruce Willis, William Wai-Ting Chan, Wei Fan, JanineChun-NingChang, LiuYe) e un budget di 65 milioni di dollari operano invece sulla produzione di The Bombing, kolossal cinese diretto da Shi Jianxiang e girato in 3D per il quale i produttori hanno assoldato Mel Gibson nel singolare ruolo di direttore artistico. Vi si raccontano, per la prima volta nel cinema,  i devastanti bombardamenti dell’aviazione giapponese su Chongqing.

Infine il genio imprevedibile, visionario e metafisico di Terrence Malick, che ha già girato (anche in Alto Adige) Radegund, ora in post-produzione (nel cast August Diehl, Valerie Pachner, Michael Nyqvist e Bruno Ganz), prevedendone l’uscita il prossimo anno. È la vera storia del contadino austriaco Franz Jägerstätter, unico nel suo paese a votare contro l’annessione alla Germania hitleriana rifiutando, da acceso cattolico, di arruolarsi nel ’43. Nel 2007 Papa Ratzinger Benedetto XVI lo ha beatificato e dichiarato martire.

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