Grazie a tizio non c'è caio

Racconto sulla catena alimentare findelmondana e mal funzionante. Persone insetto-fobiche astenersi.

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Mercedes Viola

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Alle sei del mattino mi ha svegliato una cicala, mi sembrava di avere dentro l’orecchio quel suono stridulo e sostenuto, bestiola impazzita dal caldo. Visto che non dormivo più ho investigato: il maschio urla così per attrarre le femmine, arrivando anche alla morte come conseguenza delle vibrazioni. Se questo non è amore… Mentre uno sbava il cuscino con l’aria condizionata a palla, là fuori c’è una popolazione di piccoli maschi dalle ali verdi e il corpo croccante, che urla fino alla morte per cuccare. Anche se credessero nella reincarnazione sarebbe un gesto eroico, perché se tornassero in qua, avrebbero comunque anni e anni di gestazione sotto terra prima di poter salire su un albero a cantare di nuovo fino a scoppiare.

Ma non sono loro gli unici esseri piccoli e rumorosi che danno fastidio, ci sono anche i grilli. Mio padre è in lotta da un messe contro uno che abita in camera sua, silente fino al momento che spegne la luce, e da lì in poi, infernale. Ha smontato tutto per trovarlo ed è giunto alla conclusione che torni la notte solo per fargli un dispetto, allora si è trasferito in un'altra camera, dove per un paio di notti dormì, fino quando il grillo non lo trovò, e la saga continua...

Io invece sono in guerra con le formiche chiamate “formiche faraoniche”: piccolissime,  rosse, silenziose, ubiquitarie, infaticabili, capaci di annusare lo zucchero rinchiuso in un baratolo ermetico e mobilitarsi dal giardino fin dentro casa, tutte, tante, senza nemmeno un bagaglio a mano, percorrono distanze incredibili con quelle zampe millimetriche, in fila  indiana e freneticamente arrivano ovunque.

Una volta lasciai per sbaglio il tubo dell’acqua ai piedi di un albero creando una pozzanghera, e dalla terra iniziò a sgorgare un fiume voluttuoso di formiche che mi ricordò il racconto di Julio Cortázar dal nome “Le formiche si mangeranno Roma”, vedendole capì che la montagnola di terra che uno immagina come formicaio era, se e quando c’è, solo la punta di un iceberg sotterraneo, e allora forse casa mia era posata su di un formicaio gigantesco, profondo, nero, attraversato da miliardi di cunicoli pieni di larve che le formiche faraoniche operaie devono nutrire, vomitando ai loro piedi i granuli di zucchero che rubano dalla mia dispensa. Gli unici che collaborano alla mia guerra (penso inconsapevolmente) sono le formiche maschi, romantici come le cicale, che vivono sotto il claim “fecondare e poi morire”.

Poi ci sono gli insetti dell’umidità, il famoso "bicho bolita", una specie di verme col cuoio duro che se avvicinato o calciato via diventa una pallina; quelli dell’acqua, quelli del mal tempo, diversi millepiedi, unica nomeclatura nella quale i findelmondani non hanno esagerato e li hanno chiamato "centopiedi", i vari tipi di vermi, e quelli che si portano via gli applausi e lo stupore perché sanno di magia (metaforicamente dico, mai mangiati) e di notti estive romantiche, a patto che siate ben cosparsi da ddt per allontanare le zanzare: le lucciole, insetto alieno dagli occhi verdi lucenti.

Ci sono poi i ragni: bianchi, grigi, neri, zampe fine, corte, lunghe, pelose, salterini, e sempre operosi: tu finisci di pulire le ragnatelle, ti giri, e già sono a metà di quella nuova. Ci sono le cocinelle, diversi tipi di farfalle, e la cucaracha la cucaracha ya no puede caminar e allora vola.

Per fortuna ci sono anche otto aristogatti in giro, che non si fanno toccare ma accettano cibo volentieri, che di giorno non si sa dove siano e la sera escono a caccia. Dicono sia grazie a loro se sembra non ci siano donnole, quelle specie di topi giganti con coda da scoiatolo e un verso demoniaco che un anno avevano fatto casa loro nell’intercapedine del nostro tetto, e alle quali, dopo tentativi morbidi e creativi di sfratto, abbiamo dovuto uccidere un po’ per uno tra la nostra cagna Canela e noi. 

Sembra che grazie ai gatti non si vedano neanche vipere, serpenti, né scorpioni, ispiratori di romanzi, favole con morale, gruppi rock e segni zodiacali. Per evitare il fatidico incontro con questi animaletti  dal morso doloroso e velenoso, è buona cosa prendere piccoli accorgimenti come non lasciare vestiti per terra e fare il gesto di svuotare le scarpe prima di infilarci il piede, perché gli scorpioni saranno cattivi e velenosi ma adornano i posti soffici, umidi e caldi, farsanti che non sono altro.

Dicono per ultimo che  i gatti farebbero fuori anche i piccioni se non fosse perché, nonostante la fama di stupidi, non si abbassano mai alla altezza dei loro acrobatici e felineschi salti. 

E nell’ultimo anello della catena findelmondana  “grazie a Tizio non c’è Caio”, malfunzionante partendo dal fatto che la quantità di ragni non potrebbe mai neanche minimamente alterare l’indice di presenza di zanzare, neanche con l'aiuto delle rane, signore e signori, ci sono io: Big Tizio, che evita qualunque sovrapposizione tra le competenze delle specie che annulli l’estinzione di qualcun altra. Sono il grande animale di casa mia, e se è vero che l’animale attacca quando ha paura, io faccio di meglio: attacco anche per ribrezzo, fastidio, impressione, disgusto, cura della prole, prevenzione, prurito, traumi infantili, e anche senza motivo, perché sono il più territoriale di tutti, e a mancanza di artigli o doppia fila di denti appuntiti, sono munita da veleni compatibili con la presenza di cani gatti e bambini e da flip flop di una mira micidiale sempre pronte per l’uso, in casi estremi lancio l'arma più potente: un urlo che fa arrivare i rinforzi (cioè il socio che da bravo medico è poco impressionabile). 

Qualcuno starà già puntando l’indice vegan protettore d’insetti. Capisco, è come succede con i poveri. Nessuno ama i poveri del quartiere, quelli devono andare a lavorare manica di sfaticati delinquenti tossici extracomunitari. Ma i poveri poveretti dell’africa sono tutta un’altra cosa, e si organizzano anche dei bei tour ogni tanto per andare a trovarli e lasciarli qualche mancia che fa bene alla coscienza. I poveri di altri paesi poi vengono sempre meglio nelle proprie foto, non so perché. E così anche io quando sono a casa a Milano sono molto ma molto più tollerante e protezionista con gli insetti sudamericani. 

Quando sono qui invece, mentre pesto un ragno ringrazio di essere nata a questa altezza del Rio Paranà e no più su, verso l’amazonia, perché più in là le misure cambiano e devi stare attento che i ragni non pestino te e ti fratturino le fragili ossa del piede, e gli insetti che qui sono color the con latte e leggermente velenosi, lassù diventano rosso carmine letale.

Diventa sera amici, la sensazione termica e di 42 gradi, la siesta ormai è andata ma le cicale strillano ancora, sempre più forte. Tra poco arriverà una tempesta, e i findelmondani correranno a mettere le macchine al riparo perché la grandine di misure amazzoniche è sempre una possibilità, chiuderanno le  finestre di casa, si metteranno sotto tetto dentro o in galleria e inizieranno un’altra festa, fata di mate, tortas fritas  e racconti improbabili, come quelli che narrano l’esistenza di insetti che muoiono per amore, di grilli che fanno dispetti di formiche che spruzzano feromoni e di vermi pelosi che se li avvicini si spaventano e fanno cacca verde radioattiva. Vai a crederli...

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