Lo scippo di Marco Palestra dal Chelsea all’Inter, trattativa lampo a prezzi maggiorati e gli uomini mercato del club nerazzurro si sono trovati in un pomeriggio con un pugno di mosche in mano, non deve sorprendere. La Serie A non è competitiva nei grandi affari internazionali, quelli che spostano da una squadra all’altra i top player con operazioni da centinaia di milioni di euro tra cartellino, commissione e ingaggio.
Un esempio: il Chelsea ha messo in campo un investimento da oltre 140 milioni di euro per portare Palestra a Stamford Bridge alla corte di Xabi Alonso: 63 per indennizzare l’Atalanta, più commissioni e una percentuale della futura rivendita e 6 milioni netti (12 lordi) per sei anni al calciatore. A queste cifre nessun club italiano può inserirsi, non solo l’Inter di Oaktree che pure in questa situazione aveva autorizzato l’abbattimento dei paletti strategici che governano il mercato di Marotta e Ausilio.
Era già successo l’estate scorsa con Giovanni Leoni, classe 2006, pagato 35 milioni dal Liverpool dopo aver messo in piede per appena un migliaio di minuti in Serie A con contratto quinquennale da circa 3 netti. L’Inter ci pensava, a Chivu che lo aveva allenato piaceva da morire, ma di fronte all’irruzione dei Reds non c’era più stato alcuno spazio di manovra. Piaccia o no, e al netto di qualche errore nel muoversi da parte dei dirigenti nerazzurri, questa è la fotografia dello stato attuale, la distanza siderale tra il calcio italiano e quello inglese o delle grandi multinazionali del pallone.
Il prodotto di questa forbice che si allarga sempre più è che la meglio gioventù del pallone azzurro sempre più spesso e volentieri va altrove. Che sia o meno una buona idea, lo dirà il prosieguo delle singole carriere. In sede di trattativa, però, non c’è storia: la Serie A è ormai diventata una factory league, un campionato di costruzione di talenti destinati ad andare altrove o di passaggio se vengono da altre nazioni.
Altri esempi? Riccardo Calafiori è stato a lungo corteggiato dalla Juventus dopo la stagione della definitiva consacrazione con il Bologna di Thiago Motta. Tutto inutile. E’ finito all’Arsenal per 45 milioni di euro e con uno stipendio da 4 netti, gioca spesso anche se non è titolare ed è uscito per ora dai radar della Serie A. Se ne riparlerà più avanti o se dovesse attraversare delle difficoltà, diventando appetibile come cavallo di ritorno a condizioni favorevoli.
Sandro Tonali è uno dei pilastri del Newcastle e uomo mercato della Premier League. La sua cessione è stata una delle mosse su cui il Milan ha costruito la serie di bilanci in utile, reinvestendo su giocatori di un taglio di prezzo inferiore salvo poi monetizzarli a loro volta come nel caso di Reijnders. Il primo della serie era stato Gianluigi Donnarumma, transitato a parametro zero dallo stesso Milan al Psg nel 2021 e da qui andato al Manchester City. Stipendio: da 17 milioni di euro (lordi) a salire. Fuori mercato per l’Italia, isole comprese.
Una fuga di piedi e cervelli buoni che coinvolge anche i tecnici emergenti, non solo i “grandi vecchi” come Carlo Ancelotti. Qualche nome: Enzo Maresca è lontano dalla Serie A dal 2022 e dopo il Chelsea campione del Mondo per club si appresta a guidare niente meno che il Manchester City del post Guardiola. Vincenzo Italiano ha strappato un contratto da 6 milioni netti più bonus al Besiktas, Turchia. Francesco Farioli, classe 1989, si è appena laureato campione di Portogallo sulla panchina del Porto, primo successo della carriera. In tanti si chiedono perché non torni da noi. Lui non ci pensa nemmeno.
