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Leone XIV, come il calice del Papa entra nella liturgia del 15 agosto

Leone XIV, come il calice del Papa entra nella liturgia del 15 agosto
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Il 15 agosto a Montecassino il calice donato da Papa Leone XIV entra per la prima volta nella Messa Pontificale dell’Assunta

A Montecassino, in provincia di Frosinone, il 15 agosto è il giorno in cui la fede della comunità monastica e quella della popolazione del Cassinate sembrano trovare un punto comune, intorno all’altare della Basilica dedicata a Santa Maria Assunta. Quest’anno, però, si aggiunge un elemento nuovo. Sulla mensa della celebrazione comparirà infatti per la prima volta il calice donato da Papa Leone XIV in occasione della sua visita privata all’Abbazia, avvenuta lo scorso 20 luglio.

Il calice, nella liturgia cattolica, è il recipiente dell’Eucaristia. Portarlo all’altare in una solennità mariana significa pertanto caricarlo di un significato ben preciso: quello di una comunione che attraversa i tempi, lega luoghi e generazioni, e trasforma un avvenimento recente in parte di una storia molto più lunga e complessa.

La celebrazione del 15 agosto

La Messa Pontificale avrà inizio alle 10.30 nella Basilica Cattedrale dell’Abbazia. A presiederla sarà l’Abate Dom Luca Fallica. La Schola Cantorum «Montis Casini» accompagnerà la liturgia, mentre sul presbiterio sarà esposta l’Icona della Vergine per la venerazione dei fedeli. Al termine della Messa, nella Cappella dell’Assunta, il canto della «Salve» chiuderà la celebrazione mattutina. Nel pomeriggio, alle 16.30, i secondi Vespri saranno cantati in gregoriano, così come i primi Vespri della Solennità, previsti invece il 14 agosto.

La festa dell’Assunta nel Cassinate

La devozione all’Assunta nel Cassinate ha radici molto dolorose. Nel 1944, tra le rovine dei bombardamenti, la statua della Madonna fu ritrovata intatta. L’anno successivo, mentre la malaria minacciava una popolazione già segnata dalla lunga guerra, quella stessa statua fu portata in processione il 4 agosto 1945. Le cronache dell’epoca riferiscono che nei giorni successivi, come per miracolo, l’epidemia si arrestò. Attorno a quell’evento si consolidò dunque una devozione che accompagnò la rinascita di un territorio devastato.

È questo il contesto nel quale il calice di Leone XIV arriva sull’altare. Non come un oggetto isolato, quindi, ma come un segno che vede da una parte il peso della distruzione e della ricostruzione; dall’altra un’Abbazia che guarda avanti, verso il 2029, quando saranno celebrati i 1500 anni dalla sua fondazione.

Il ruolo del calice di Papa Leone XIV

La comunità monastica ha scelto la luce come immagine guida per questo cammino giubilare. Una scelta che simboleggia un luogo che ha conosciuto la distruzione e poi la rinascita. Dom Luca Fallica ha indicato nella Vergine Maria una luce capace di sostenere chi vive nelle ombre della fatica, dello smarrimento e della paura. L’Assunta, in questa lettura, non è soltanto una festa del calendario liturgico, ma una memoria viva che interroga il presente.

Il calice donato dal Papa si colloca esattamente in questo spazio: tra il passato che non si può cancellare e il futuro che si deve preparare. Un dono ricevuto, custodito e infine offerto alla celebrazione. Il segno di una Chiesa che ricorda le proprie origini.

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