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Infantino in trincea, si tiene la Fifa e sfida il mondo

Infantino in trincea, si tiene la Fifa e sfida il mondo
Gianni Infantino (Getty Images)

Nel mirino del calcio europeo e nordamericano, a rischio sfiducia, il numero uno di Zurigo ha compattato attorno a sé i propri uomini. Obiettivo? Sopravvivere alla bufera e arrivare al voto di marzo…

Gianni Infantino non molla, anzi raddoppia. Incassa la fiducia formale del board della Fifa e fa la conta degli alleati rimasti in mezzo alla bufera scatenata dal progetto di privatizzazione della Coppa del Mondo che si è rivelato per il numero uno di Zurigo un autentico boomerang. La Uefa e la Concacaf, ovvero Europa e Nord Centro America, hanno scatenato una guerra in opposizione al piano FFE, poi ritirato, ma l’onda lunga non si è fermata e ha messo nel mirino la leadership stessa di Infantino.

Il manager, rimasto senza appoggi politici dalla Casa Bianca (nonostante la smentita della telefonata con il Segretario di Stato Mark Rubio non è agli atti alcun endorsement di Trump), scaricato anche da alcuni dei suoi collaboratori del cerchio più ristretto e sfiduciato da alcune federazioni europee, ha scelto la strategia del fortino. Ecco perché ha convocato a Rabat, Marocco, tutti gli uomini della Fifa e si è fatto confermare la fiducia nell’immediato.

Ha scelto il Marocco e non si è trattato solo di una questione logistica. L’Africa insieme al Sudamerica e all’Oceania rimane il suo bacino elettorale e dal punto di vista numerico la CAF africana è quella che pesa di più. Il Marocco ospiterà nel 2030 il Mondiale del centenario insieme ad Argentina, Uruguay e Paraguay (per le prime partite), Spagna e Portogallo e il legame con i vertici locali della federazione e con la politica marocchina sono fortissimi.

La Fifa ha raccontato con grande enfasi il risultato del meeting d’emergenza voluto da Infantino: “Il Segretario Generale della Fifa e i membri del Consiglio Direttivo della FIFA presenti hanno ribadito il loro pieno sostegno al Presidente della Fifa Gianni Infantino, in quanto unico funzionario eletto dalle 211 Federazioni affiliate. A sua volta, il Presidente ha ribadito il suo pieno sostegno al Segretario Generale e all’Amministrazione per il loro necessario ed eccellente lavoro nella realizzazione della sua visione”.

Infantino, dunque, ritiene di aver messo in sicurezza gli ultimi mesi del suo mandato. Pensa di poter resistere anche a un’eventuale sfiduciata “chiamata” dalla Uefa e dagli oppositori prima della data di marzo 2027, quando il calcio mondiale sarà chiamato al voto per eleggere il nuovo presidente. Chi? La rielezione di Infantino per il terzo e ultimo mandato era scontata, ma adesso è tutto tornato in discussione con la Uefa che sta cercando di convincere il presidente del Psg, Nasser Al Khelaifi, a scendere in campo e la Concacaf pronta a candidare il suo uomo forte Victor Montagliani.

Nell’incontro di Rabat, preceduto dalle parole durissime dell’ex fuoriclasse portoghese Luis Figo, che ha scaricato Infantino chiedendone le immediate dimissioni, c’è stato però anche un passo indietro formale del numero uno della Fifa. In una lettera inviata alle 211 federazione e alle confederazioni, Infantino ha sostanzialmente ammesso di aver sbagliato tutto nella gestione del dossier sulla privatizzazione della Coppa del Mondo.

“Il processo avrebbe dovuto essere gestito diversamente” è scritto nero su bianco: “È stato inoltre riconosciuto che sono stati commessi errori anche dopo che la proposta è trapelata ai media. In una lettera separata al Consiglio della Fifa e alle associazioni membri della Fifa, sono state presentate delle scuse per questi errori, impegnandosi a garantire che non si ripetano. Verrà ora condotta una revisione e un rapporto sarà presentato al Consiglio Fifa nella prossima riunione prevista”.

Poi la garanzia per il futuro, ma anche un monito agli oppositori: “La proposta è ora fuori discussione. Con il ritiro del progetto, è stato concordato che la Fifa non tollererà più alcun attacco alla sua integrità, al suo buon governo e al suo giusto processo e adotterà tutte le misure necessarie per proteggere e salvaguardare il suo nome e la sua reputazione”. 

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