Il passo indietro dalla volontà di privatizzare la Coppa del Mondo non è bastato. Gianni Infantino è sotto assedio e la guerra (persa) sul Mondiale rischia di travolgere la sua stessa leadership in seno alla Fifa. Uno stravolgimento totale degli equilibri del calcio internazionale per come erano noti solo un paio di settimane fa, prima che emergesse il piano di creazione e vendita ai privati di una società (FFE) in cui far confluire gli asset commerciali delle competizioni Fifa.
La rivolta è partita dall’Europa e dall’Europa continua a svilupparsi. La Uefa ha capito che Infantino è debole come mai in passato e che la posizione va capitalizzata in fretta anche a costo di non arrivare alla naturale scadenza elettorale del prossimo mese di marzo. In questo senso va letto il duro comunicato con cui Nyon ha accolto l’ufficializzazione del ritiro del progetto di privatizzazione: soddisfazione, ma anche la certificazione pubblica della mancanza di fiducia nella leadership del numero uno della Fifa.
Significa immaginarne una sfiducia formale, con conseguenti dimissioni. O anche provare a costruire un fronte del dissenso che indebolisca la posizione di Infantino al voto di marzo dove, prima che scoppiasse il caos, il presidente sarebbe arrivato da candidato unico o quasi. Aleksandr Ceferin lo ha scritto, le federazioni si stanno muovendo. Quella del Galles ha comunicato ufficialmente di aver ritirato il proprio appoggio alla candidatura: “La Federazione del Galles ritira il proprio sostegno alla candidatura di Gianni Infantino per la rielezione a presidente della Fifa per il mandato 2027–2031. I recenti fallimenti in materia di buona governance, leadership, valori, gestione, comunicazione e buon senso ci hanno portato a una situazione in cui Infantino ha perso la fiducia per rimanere alla guida del calcio mondiale. Non mettere al primo posto gli interessi del calcio è un fallimento che non possiamo accettare”.
Stessa posizione della Football Association inglese. Il fronte europeo è parso compatto fin dall’inizio di questa vicenda, forte dei suoi 55 voti che rappresentano un quarto delle 211 federazioni che decideranno il destino di Infantino a marzo, sempre che l’epilogo non arrivi prima. E la Uefa si è mossa anche lasciando intendere di essere pronta ad aprire una causa legale contro Infantino e la governance Fifa, chiedendo che nessun documento venga distrutto in vista di una possibile indagine.
Lo ha svelato il Telegraph spiegando che la comunicazione è stata inviata anche Joshua Kushner, Greg Maffei, JP Morgan e OpenEconomics come soggetti potenzialmente interessati all’affare poi saltato. E Infantino? Abbozza. Per ora. Dopo il comunicato con cui ha annunciato il passo indietro si limita a una comunicazione istituzionale di celebrazione dei numeri dell’ultimo Mondiale e a fare la conta degli alleati che sono rimasti.
Già nelle ore torride della controversia sul piano di privatizzazione della Coppa del Mondo, la CAF africana e la Conmebol sudamericana si erano schierate a favore del presidente ed è presumibile che possano mantenere la posizione anche adesso e in vista del voto di marzo.
Una posizione scomoda per Infantino che, secondo la stampa anglosassone, si sarebbe attivato per sollecitare una discesa in campo a sua difesa della Casa Bianca. Donald Trump è stato il suo punto di riferimento costante durante il mese del Mondiale, con non poche cadute di stile fino alla scandalo della squalifica del centravanti degli Stati Uniti Balogun cancellata a richiesta: sulla vicenda dei fondi nella Fifa non ha preso posizione così come il Segretario di Stato, Marco Rubio.
La Uefa, però, sta cercando di trovare il nome di un candidato forte attorno al quale coagulare il dissenso rendendolo politico e definitivo. Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint German, braccio destro di Ceferin e uomo forte del calcio europeo, ha fatto sapere di non essere interessato. L’alternativa potrebbe essere Victor Montagliani, attuale presidente della Concacaf (confederazione del Nord e Centro America) che per prima e con forza si è schierata con la Uefa contro la Fifa.
Una partita che si gioca già nel cuore dell’estate e che ha come obiettivo Gianni Infantino e la sua presidenza. Che sia per le vie brevi, attraverso una sfiducia politica o evocandone la messa sotto indagine interna per conflitto di interessi, o che sia attraverso il voto di marzo, quelli che arrivano sono mesi in cui il manager svizzero dovrà lottare per non veder sciolto al sole un regno che sembrava inattaccabile.
