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La resa di Infantino: il Mondiale non si vende

La resa di Infantino: il Mondiale non si vende
Gianni Infantino (Getty Images)

La Fifa costretta ad abbandonare il progetto di privatizzazione della Coppa del Mondo. Il presidente: “Ha creato divisioni”. Sul tavolo resta l’idea di un torneo a 64 squadre mentre l’Europa chiede un suo passo indietro.

Gianni Infantino si è arreso. La fortissima ondata di proteste che si è sollevata quasi ovunque, solo Africa e Sudamerica avevano aperto al piano di privatizzazione della Coppa del Mondo mentre nel resto del mondo il no era stato netto e senza distinguo, lo ha convinto a tornare sui suoi passi. Il progetto di privatizzazione dei diritti commerciali del Mondiale attraverso la nascita e vendita di una parte di una società (FFE), non poteva procedere oltre e così è stato.

La resa è arrivata attraverso un comunicato attribuito dalla Fifa allo stesso Infantino: “Il progetto Fifa Forward Enterprise era stato concepito per porre le fondamenta per un futuro rafforzamento delle federazioni associate alla Fifa e del calcio mondiale, soprattutto laddove c’è più bisogno di sostegno. In più, come detto dall’inizio, sarebbe accaduto soltanto se la maggioranza delle federazioni avessero sostenuto l’idea e sempre a fronte di un processo di consultazione con le stesse, con il Consiglio Fifa, le Confederazioni e gli altri stakeholder. Avendo ascoltato attentamente tutti i punti di vista, è diventato chiaro che il progetto ha creato divisioni che, su più livelli, non rendono più sostenibile gli obiettivi fondanti che il progetto stesso si era posto. Il nostro obiettivo è sempre stato – e sempre sarà- di unire e migliorare. Pertanto, la nostra proposta non avrà seguito. Andando oltre, il mio intento è di riunire tutte le parti interessate nei prossimi giorni e nelle prossime settimane nello spirito degli interessi condivisi nel nostro gioco e negli obiettivi di continuare a far crescere il calcio ovunque, specialmente in quelle nazioni che hanno maggiormente bisogno del nostro sostegno”.

Divisioni fortissime e che anno interessato il cuore stesso della Fifa. Due alti dirigenti di Zurigo hanno reso dichiarazioni pubbliche dissociandosi dall’ideazione di un piano descritto come interesse poco trasparente di un singolo. Infantino è stato abbandonato anche da uno dei consiglieri che lo ha seguito nei rapporti con la Casa Bianca nella fase di organizzazione e gestione dell’ultimo Mondiale. Nessuno si è espresso a suo favore.

Un clamoroso autogol politico che ora mette in discussione anche il suo ruolo di presidente della Fifa. Se fino a poche settimane fa non c’erano dubbi sulla rielezione nel marzo del 2027, ultimo mandato della carriera con scadenza nel 2031, ora è forte la corrente di chi pretende un passo indietro immediato dalla guida della Fifa. Pressioni che arrivano soprattutto dai paesi anglosassoni. Sullo sfondo anche il progetto, ugualmente controverso, di allargare il Mondiale del 2030 a 64 squadre: la Uefa lo osteggia apertamente ma la Fifa non ha abbandonato l’idea e vorrebbe porla sul tavolo già nel prossimo autunno.

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