Migliaia di assunzioni, nuove graduatorie e supplenze assegnate prima dell’inizio delle lezioni non sono bastate a risolvere uno dei problemi più persistenti della scuola italiana: la difficoltà di trovare insegnanti disponibili per coprire tutte le cattedre, soprattutto nelle regioni del Nord e nelle discipline per le quali il numero di candidati non riesce a soddisfare il fabbisogno degli istituti. Il nuovo anno scolastico riporta al centro dell’attenzione una situazione che riguarda direttamente la Lombardia, dove le operazioni di reclutamento hanno permesso di aumentare il numero dei docenti assunti a tempo indeterminato, ma non hanno eliminato il ricorso alle supplenze e le difficoltà che alcune scuole devono affrontare per garantire la presenza degli insegnanti fin dalle prime settimane di lezione. Il risultato è un paradosso che continua a ripetersi: ci sono posti disponibili e persone che vorrebbero insegnare, ma il sistema non riesce sempre a far incontrare domanda e offerta, con conseguenze che possono tradursi in cambi di professore, ritardi nell’avvio dell’orario completo e interruzioni della continuità didattica, particolarmente delicate per gli alunni con disabilità.
Lombardia, oltre 7mila insegnanti assunti ma le difficoltà non sono finite
La situazione lombarda mostra quanto il problema sia complesso, perché l’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato non coincide necessariamente con la copertura stabile di tutte le cattedre. Secondo i dati diffusi da CISL Lombardia e CISL Scuola Lombardia, per l’anno scolastico 2026/2027 sono stati assunti nella regione 7.042 docenti a tempo indeterminato, dei quali 2.153 sul sostegno, un risultato superiore a quello dell’anno precedente che, secondo le organizzazioni sindacali, non risolve le difficoltà di reclutamento e il ricorso ancora molto elevato ai contratti a termine.
A livello nazionale, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha comunicato di aver completato entro la fine di agosto 37.430 immissioni in ruolo, contro le 29.685 registrate nello stesso periodo dell’anno scolastico precedente, oltre ad aver coperto la quasi totalità delle supplenze previste in quella fase, pari a circa 118mila posti. Il ministro Giuseppe Valditara ha sottolineato come il completamento anticipato delle procedure abbia consentito di garantire la presenza degli insegnanti fin dall’inizio delle lezioni, ma i sindacati e diversi dirigenti scolastici hanno segnalato che, soprattutto in Lombardia, restano situazioni nelle quali rinunce, assenze e incarichi ancora da assegnare rendono necessario ricorrere a ulteriori nomine.
La distinzione è importante anche per comprendere i numeri delle cattedre vacanti, perché un posto rimasto libero dopo le operazioni di mobilità può essere successivamente coperto con un’assunzione a tempo indeterminato oppure con un contratto di supplenza, senza che questo significhi necessariamente che gli studenti siano rimasti senza insegnante. Il problema riguarda soprattutto la possibilità di garantire una copertura stabile, evitando che una cattedra venga assegnata soltanto temporaneamente o che un docente debba essere sostituito dopo poche settimane.
Quali insegnanti mancano: dal sostegno alla matematica, le cattedre più difficili da coprire
Il sostegno rimane uno dei settori nei quali la scuola incontra maggiori difficoltà di reclutamento, perché il numero dei docenti specializzati disponibili non è sempre sufficiente a soddisfare le necessità degli istituti e il ricorso agli incarichi a tempo determinato continua a rappresentare una componente rilevante dell’organizzazione scolastica. In Lombardia il problema riguarda in particolare la scuola primaria, dove i prospetti degli organici elaborati dalla UIL Scuola dopo le operazioni di mobilità indicavano 1.379 posti disponibili sul sostegno nella provincia di Milano, 327 a Bergamo, 300 a Como, 286 a Monza e Brianza, 274 a Brescia e 232 a Varese. Si tratta di disponibilità rilevate in una fase precedente alle successive assunzioni e nomine dei supplenti, che consentono di comprendere la dimensione del fabbisogno ma non rappresentano il numero di cattedre rimaste effettivamente senza docente dopo l’inizio delle lezioni.
Le difficoltà non si limitano all’insegnamento di sostegno, perché anche alcune discipline scientifiche e tecniche presentano un numero significativo di posti da coprire, soprattutto negli istituti secondari, dove la ricerca di docenti in possesso dei requisiti richiesti può risultare particolarmente complessa. Nei dati relativi alla disponibilità dei posti dopo la mobilità, la provincia di Milano registrava 93 cattedre libere per matematica e scienze nelle scuole medie, mentre alle superiori risultavano 71 disponibilità per scienze e tecnologie informatiche e 46 per scienze e tecnologie elettriche ed elettroniche. Anche in questo caso, i numeri fotografano una fase delle procedure di reclutamento e non devono essere confusi con le cattedre ancora scoperte nelle scuole dopo l’avvio dell’anno scolastico.
Accanto alle materie tecnico-scientifiche, rimane elevato il fabbisogno di insegnanti della scuola primaria, per la quale le disponibilità rilevate nella provincia milanese dopo la mobilità raggiungevano 1.165 posti comuni, una situazione che si inserisce in una difficoltà più ampia segnalata dalla CISL Scuola nelle regioni settentrionali, dove il numero di insegnanti che possono essere assunti stabilmente non sempre coincide con quello delle cattedre disponibili.
Perché mancano i professori se ci sono migliaia di posti disponibili
Il paradosso delle cattedre vacanti non dipende da un’unica causa, ma dall’incontro tra le regole di reclutamento, la distribuzione territoriale degli aspiranti docenti e le condizioni economiche e professionali offerte dalle diverse sedi scolastiche. Per accedere all’insegnamento, infatti, non basta essere in possesso di un titolo di studio, perché le procedure di assunzione e di conferimento delle supplenze richiedono il rispetto di specifici requisiti, l’inserimento nelle graduatorie pertinenti e, per determinate tipologie di posto, il possesso di un’abilitazione o di una specializzazione.
Può quindi accadere che una scuola abbia bisogno di un insegnante di matematica, informatica o sostegno, ma che le graduatorie utilizzabili per quella specifica disciplina e in quel territorio non contengano un numero sufficiente di candidati disponibili. Il problema può aggravarsi quando un docente rinuncia all’incarico, chiede un’aspettativa oppure ottiene un’assegnazione provvisoria in una sede diversa, rendendo necessaria una nuova procedura per individuare un sostituto.
A pesare è anche il costo della vita, soprattutto nelle grandi città del Nord, dove l’affitto di un’abitazione e le spese quotidiane possono rendere economicamente difficile accettare una supplenza di durata limitata, in particolare per chi dovrebbe trasferirsi da un’altra regione. CISL Lombardia e CISL Scuola Lombardia hanno richiamato l’attenzione proprio sul problema dell’abitare, evidenziando come la difficoltà di trovare una sistemazione economicamente sostenibile possa incidere sulla disponibilità degli insegnanti ad accettare e mantenere un incarico e, di conseguenza, sulla continuità educativa degli studenti.
La carenza di docenti non significa quindi necessariamente che in Italia manchino persone interessate a insegnare, ma che le competenze richieste, la disponibilità a lavorare in determinate aree e le condizioni necessarie per ottenere un incarico non coincidono sempre con le esigenze delle scuole.
Scuole di Milano, tra supplenze e rinunce alcune classi partono con l’orario ridotto
Le conseguenze delle difficoltà di reclutamento sono emerse anche nell’organizzazione delle prime settimane di lezione, quando alcuni istituti milanesi hanno dovuto fare i conti con posti ancora da coprire, rinunce agli incarichi e docenti formalmente assegnati che, per motivi diversi, non potevano prendere servizio nella sede prevista. Una situazione che ha reso necessario, in alcuni casi, programmare un avvio graduale delle attività didattiche, posticipando l’introduzione dell’orario completo oppure organizzando attività alternative in attesa di completare l’organico.
Tra i casi segnalati figura quello dell’istituto Galilei-Luxemburg, dove, dopo una prima fase di assegnazione, erano arrivati 64 docenti su circa 90 posti a tempo determinato, mentre alcune ulteriori richieste di part-time, aspettativa e congedo avevano complicato l’organizzazione delle lezioni. All’istituto comprensivo Thouar Gonzaga, invece, le difficoltà riguardavano soprattutto la disponibilità di collaboratori scolastici, oltre ad alcune cattedre della primaria e del sostegno, con la necessità di rinviare l’avvio del tempo pieno.
Non tutte le scuole, naturalmente, si trovano nelle stesse condizioni e molte hanno completato le operazioni di assegnazione senza particolari difficoltà, ma le criticità registrate in alcuni istituti mostrano quanto l’organizzazione delle lezioni dipenda non soltanto dal numero complessivo di docenti assunti, ma anche dall’effettiva disponibilità del personale nelle singole sedi.
Insegnanti di sostegno, perché il problema riguarda soprattutto gli studenti con disabilità
La situazione più delicata riguarda gli alunni con disabilità, per i quali la presenza di un insegnante di sostegno non rappresenta soltanto una questione organizzativa, ma una componente essenziale del percorso educativo e dell’inclusione scolastica. Quando il docente cambia durante l’anno oppure viene individuato soltanto dopo l’inizio delle lezioni, lo studente può trovarsi nella condizione di dover ricostruire una relazione educativa, mentre la scuola e la famiglia devono affrontare le difficoltà legate all’avvicendamento del personale.
Per l’anno scolastico 2026/2027 il Ministero ha comunicato la conferma, su richiesta delle famiglie e secondo le procedure previste, di 55.814 docenti a tempo determinato sul sostegno, quasi 10mila in più rispetto all’anno precedente. La misura punta a rafforzare la continuità didattica, consentendo agli alunni di proseguire il proprio percorso con l’insegnante che li ha già seguiti, ma non elimina il problema strutturale del numero di posti che devono essere coperti annualmente attraverso contratti di supplenza.
Secondo la CISL Scuola, nell’anno scolastico precedente si era reso necessario attivare complessivamente quasi 275mila posti di sostegno, a fronte di un organico di diritto di circa 128mila posti, una differenza che il sindacato considera indicativa della necessità di adeguare il numero delle cattedre stabili al fabbisogno effettivo degli istituti. La disponibilità di insegnanti specializzati rappresenta inoltre un elemento decisivo per garantire la qualità dell’intervento educativo, perché il ricorso a supplenti privi del titolo specifico, quando consentito dalle procedure di reclutamento, non può sostituire la necessità di formare un numero adeguato di docenti con competenze specifiche.
Cosa succede quando una cattedra rimane scoperta e come vengono assegnate le supplenze
Quando un posto non viene coperto attraverso le assunzioni a tempo indeterminato, gli uffici scolastici procedono all’assegnazione degli incarichi a tempo determinato, utilizzando le graduatorie previste dalla normativa. Per le supplenze annuali e per quelle fino al termine delle attività didattiche si ricorre alle graduatorie a esaurimento e, in caso di incapienza, alle Graduatorie provinciali per le supplenze, mentre le scuole possono utilizzare le proprie graduatorie di istituto quando quelle provinciali risultano esaurite.
Se anche queste procedure non permettono di individuare un candidato disponibile, gli istituti possono ricorrere agli interpelli, attraverso i quali viene pubblicata una specifica richiesta per individuare aspiranti docenti in possesso dei requisiti necessari. Il ricorso a questo strumento consente alle scuole di ampliare la ricerca oltre le graduatorie già utilizzate, ma non garantisce che tutti i posti possano essere coperti immediatamente, soprattutto quando la richiesta riguarda discipline particolarmente difficili da reperire o incarichi di durata limitata.
Per le famiglie, la conseguenza può essere un periodo iniziale nel quale l’orario delle lezioni viene progressivamente completato, oppure una fase di avvicendamento tra insegnanti temporanei e docenti successivamente nominati. La presenza di una cattedra ancora da assegnare non significa necessariamente che una classe rimanga senza sorveglianza o che tutte le attività didattiche vengano sospese, ma può comportare modifiche nell’organizzazione scolastica e ritardi nell’avvio regolare di alcune discipline.
Cosa cambia per studenti e famiglie e quali sono le prospettive per la scuola
L’inizio dell’anno scolastico mostra quindi una situazione nella quale l’aumento delle assunzioni e il completamento anticipato di molte procedure di reclutamento convivono con difficoltà che continuano a interessare determinati territori, ordini di scuola e insegnamenti. La Lombardia rappresenta un caso particolarmente significativo perché alla necessità di coprire un numero elevato di cattedre si aggiungono le difficoltà di attrarre e trattenere personale in aree caratterizzate da un costo della vita elevato, mentre il ricorso alle supplenze continua a incidere sulla possibilità di garantire stabilità agli organici.
Per studenti e genitori, la questione più immediata riguarda la continuità delle lezioni, la possibilità di conoscere fin dall’inizio dell’anno i propri insegnanti e la garanzia che eventuali cambiamenti nell’organizzazione scolastica non compromettano il percorso formativo. Per chi aspira a insegnare, invece, le disponibilità presenti nelle diverse province possono rappresentare opportunità professionali, anche se l’accesso agli incarichi resta subordinato ai requisiti richiesti per ciascuna classe di concorso e alle procedure di reclutamento previste.
Il completamento delle nomine e la copertura delle cattedre ancora disponibili rappresentano dunque i passaggi immediati per riportare a regime l’organizzazione degli istituti, ma la questione di fondo rimane quella di un sistema scolastico che deve riuscire a distribuire gli insegnanti in modo più efficace sul territorio, rendere sostenibile il lavoro nelle aree dove il reclutamento è più difficile e ridurre la dipendenza da incarichi temporanei. Perché il problema non è soltanto trovare un professore che entri in classe all’inizio dell’anno, ma garantire che gli studenti possano continuare a studiare con lo stesso insegnante, senza dover ricominciare ogni volta che una cattedra torna a essere disponibile.
