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Incubo Inzaghi, in Arabia Saudita come all’Inter: zero tituli e possibile addio

Incubo Inzaghi, in Arabia Saudita come all’Inter: zero tituli e possibile addio

L’ex tecnico nerazzurro sta vivendo una stagione deludente a Riad e rischia di dover tornare in Italia prima del tempo e con la scomoda etichetta del perdente. Ecco quanto guadagna e dove può andare.

Come in un eterno giorno della marmotta, Simone Inzaghi sta rivivendo in Arabia Saudita l’incubo che lo ha portato a salutare l’Inter dopo la notte della finale persa a Monaco di Baviera. Chiudere la stagione senza titoli, rimontato e beffato nonostante un percorso a lungo competitivo: è successo in nerazzurro e molti tifosi non glielo hanno ancora perdonato, si sta ripetendo sulla panchina dell’Al Hilal con l’aggravante che questa volta Inzaghi guidava davvero la squadra più forte di tutte.

La prima parte di 2026 è stata tragica dal punto di vista dei risultati sportivi. Mai sconfitto, l’Al Hilal ha quasi smesso di vincere (6 pareggi nelle ultime 11 giornate) subendo rimonta e sorpasso per mano dell’Al Nassr di Cristiano Ronaldo: dal +7 di gennaio al -5 che a sei turni dalla fine assomiglia a una sentenza. E in più l’eliminazione dalla Champions League asiatica per mano di Roberto Mancini prima che la competizione entrasse davvero nella sua fase decisiva.

Inzaghi, quanto guadagna in Arabia Saudita

Un incubo per il tecnico che in Arabia Saudita cercava, oltre a un ingaggio stratosferico da 26 milioni di euro netti a stagione per due anni, anche la possibilità di disintossicarsi e rilanciarsi dopo le tensioni dell’annata interista chiusa a un punto dal Napoli scudettato e spettatrice non pagante nel match dell’anno contro il Psg. Simone Inzaghi e la sua etichetta di “perdente di lusso”, certamente immeritata ma che la piega presa dagli eventi nella Saudi Pro League di sicuro non aiuterà a togliere.

Gli sceicchi non l’hanno presa bene e nemmeno i supporter dell’Al Hilal. Che sia esonerato prima della fine della stagione o che arrivi in fondo e poi chissà, è chiaro che il futuro del tecnico difficilmente sarà ancora in Arabia Saudita. Al netto delle questioni fiscali, uno scenario che potrebbe non dispiacere allo stesso Inzaghi visto che il Medio Oriente rimane sempre e comunque la periferia del grande calcio e attraversa un momento di instabilità politica che spinge molti protagonisti a tentare la strada di ritorno in Europa.

Classe 1976, dal punto di vista anagrafico nulla è precluso a Inzaghi. Però l’avventura in Arabia Saudita con l’ennesima rimonta subita non è l’ideale per spingere la sua immagine. Se nel corso del quadriennio interista più volte alla sua porta avevano bussato club della Premier League, senza successo perché in quel momento Inzaghi preferiva stare a Milano, ora il mercato potrebbe essersi ristretto con opzioni meno attrattive.

Il futuro di Inzaghi: un club o la nazionale?

E’ evidente che tornare in Italia o in Europa significherà rinunciare a una montagna di soldi. Attualmente Inzaghi è il secondo allenatore più pagato al mondo alle spalle di Simeone ma è una quotazione legata unicamente alla permanenza nella Saudi Pro League. Dove potrebbe andare? La panchina della Juventus non è disponibile dopo la firma del rinnovo di Spalletti fino al 2028. Teoricamente lo sarebbero anche quelle di Milan e Napoli, ma il futuro di Allegri e Conte è legato ai progetti da sottoscrivere rispettivamente con Cardinale e De Laurentiis.

Rivedere Inzaghi a Milano, sponda rossonera, potrebbe essere uno scenario suggestivo che alimenterebbe la rivalità con l’Inter. Molti nel mondo nerazzurro lo considerano un grande allenatore ma altrettanti gli imputano la mancata conquista degli scudetti del 2022 (Milan) e 2024 (Napoli), oltre alla gestione della parte finale del suo rapporto. Attenzione anche alla situazione in casa Roma, considerata la rottura tra Ranieri e Gasperini, ma il vero colpo di coda sarebbe rappresentato dalla nazionale del post Gattuso. Fin qui il suo nome è in coda a quelli di Allegri e Conte, però presto Simone Inzaghi potrebbe essere libero da impegni a differenza dei due colleghi.

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