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Conte o Mancini: l’Italia sogna un grande ritorno dopo l’addio di Gattuso

Conte o Mancini: l’Italia sogna un grande ritorno dopo l’addio di Gattuso

Lo tsunami della mancata qualificazione al Mondiale investe anche il ct in panchina a Zenica. Sullo sfondo due nomi che significherebbero affidare la nazionale a grandi ex del passato.

La notte di Zenica è stata l’ultimo ballo di Gennaro Gattuso sulla panchina della nazionale. Non ci sarà futuro, quasi certamente nemmeno come traghettatore per gestire gli appuntamenti di giugno quando le altre dovranno prepararsi al Mondiale e l’Italia al massimo potrà fungere da sparring partner. In ogni caso, non è questo il tema centrale dell’agenda del calcio italiano dopo il terzo fallimento mondiale consecutivo, viene in subordine rispetto al ribaltone in seno alla Figc ed è strettamente legato a chi sarà a guidare la federazione dall’estate per avviare il nuovo ciclo.

Sarà il prossimo presidente della Figc, come ovvio, a nominare il prossimo commissario tecnico azzurro. Ma ora che la botta di Zenica è ancora calda emerge forte la tentazione di battezzare il ritorno di un grande ex come soluzione che metta tutti d’accordo. Da tempo non esiste più una scuola tecnica federale dalla quale attingere, allenatori che abbiano fatto la trafila delle nazionali giovanili e siano pronti per prendersi la responsabilità di guidare quella maggiore: l’ultimo è stato Azeglio Vicini alla fine degli anni Ottanta, poi da Sacchi in avanti la Figc è sempre andata sul mercato.

Perché Roberto Mancini può tornare ad essere ct dell’Italia

I nomi forti sono due e rimandano agli ultimi momenti felici della nazionale. Fosse stato per Gravina, probabilmente, Roberto Mancini sarebbe tornato sulla panchina della nazionale già nello scorso mese di giugno dopo la separazione da Spalletti. L’ex ct aveva fatto di tutto per segnalare la propria disponibilità chiudendo lo strappo creato nel cuore dell’estate del 2023 con la fuga precipitosa in Arabia Saudita. Contatti e chiarimenti per superare le scorie lasciate dall’addio, vissuto in federazione come un tradimento. Poi, però, la scelta era caduta su Gattuso per volontà di Buffon cui Gravina aveva dato il compito di indicare l’uomo più utile a gestire il momento.

Per Mancini, che potrebbe essere il candidato perfetto per un presidente in questo momento fuori dal perimetro della Figc (ad esempio Giovanni Malagò), si tratterebbe di un bis nella speranza di riannodare i fili con la straordinaria esperienza dell’Europeo vinto a Wembley nel 2021. Nominato nel maggio 2018 in un momento di grande crisi, fuori dal Mondiale per colpa di Ventura, Mancini aveva ricostruito tecnicamente la nazionale fino al trionfo europeo.

Poi, però, la rapida caduta con la mancata qualificazione al Mondiale del Qatar con la sconfitta a Palermo contro la Macedonia del Nord, la scelta di non dimettersi supportata anche da Gravina nonostante le polemiche e le difficoltà progressive fino all’addio nell’agosto 2023. In azzurro, insomma, ci sono stati due Mancini: uno perfetto e vincente e l’altro confuso e sempre più distaccato dalle cose della nazionale. Chi pensa a lui, però, immagina di poter ritrovare il visionario della prima ricostruzione.

Antonio Conte e la suggestione dell’Europeo 2016

L’altra traccia porta ad Antonio Conte, l’uomo voluto da Tavecchio nel 2014 dopo lo tsunami della precoce eliminazione in Brasile che aveva portato alle dimissioni immediate di Abete (presidente Figc) e Prandelli (ct). L’attuale tecnico del Napoli era stato protagonista di una stagione breve ma intensa, culminata con un Europeo in Francia che aveva emozionato tutti pur nella pochezza qualitativa di una rosa tra le meno performanti della storia recente.

Oggi Conte è sotto contratto con il Napoli, un accordo che scade nel giugno 2027 ma che dovrà essere soggetto a valutazione al termine di questo campionato. I partenopei sono tornati in corsa per lo scudetto dopo il rallentamento dell’Inter, ma non tutto nel rapporto tra Conte e ADL ha funzionato in questi mesi e non è impossibile immaginare che entrambi vogliano voltare pagina.

Conte ha sempre detto di aver mantenuto un legame speciale con la nazionale e ha fatto intendere di immaginarsi in futuro ancora sulla panchina azzurra per chiudere il cerchio. Il momento potrebbe essere arrivato con il paradosso di consegnargli un gruppo allargato con valori superiori a quelli del 2016. La scommessa è che questa squadra, in mano al leccese, potrebbe da subito crescere e diventare competitiva per i traguardi che ha davanti a partire dalle qualificazioni per l’Europeo 2028, lasciando così il tempo alla Figc di programmare la rifondazione tecnica futura.

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