Samuel Rappylee Bateman, 48 anni, di Colorado City, è stato condannato nel 2024 a 50 anni di carcere, a seguito dei quali dovrà restare in libertà vigilata a vita. Onde evitare una condanna più pesante, si è riconosciuto colpevole di sequestro di persona e di cospirazione per il trasporto di un minore a scopo di attività sessuale. Il fatto è che, se non lo avessero arrestato, probabilmente oggi avrebbe tante mogli quanti gli anni di galera a cui lo hanno condannato. Quando lo hanno fermato ne aveva già venti e continuava a trasportare donne, anche under 18, attraverso i confini statali con lo scopo di abusarne. Secondo il tribunale, lui e i suoi sodali avrebbero rivolto le loro orrende attenzioni persino a piccine di nove anni. Bateman si era proclamato leader della Chiesa fondamentalista di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, una fazione estremista del mormonismo avversata dalla chiesa ufficiale statunitense. I mormoni – dopo averla praticata per qualche decennio seguendo una rivelazione fatta al loro profeta Joseph Smith – hanno formalmente rinunciato alla poligamia nel 1890 e, da allora, scomunicano chi la pratica. Ma i tentativi di riportarla in auge non sono mai cessati. Lo ha raccontato Jon Krakauer in un bellissimo libro, In nome del cielo, poi divenuto una ottima serie televisiva per Disney+. In questa produzione prevalgono il thriller e gli elementi di fiction soprattutto sui tormenti interiori dei personaggi. Ma su Netflix è visibile anche Keep Sweet: pregare e obbedire, un documentario ben fatto e per questo piuttosto agghiacciante dedicato a Warren Jeffs, che è stato il predecessore di Samuel Bateman (a cui è invece dedicato Trust me: il falso profeta, in uscita in questi giorni, sempre su Netflix) a capo della Chiesa fondamentalista.
Attualmente Jeffs sta scontando l’ergastolo in Texas, anche lui accusato di abusi su minori, e di aver organizzato matrimoni fra i suoi seguaci e alcune spose bambine. Jeffs raccolse il testimone dal padre, Rulon Jeffs, a sua volta poligamo con il vizio di sposare anche in età molto avanzate ragazzine giovanissime. Tutti questi leader si sono sempre giustificati sostenendo che il matrimonio plurimo sia una pratica spirituale, un modo per giungere in cielo in robusta compagnia. Il fatto, però, è che l’abuso sessuale e la moltiplicazione delle (o dei) partner sono un elemento troppo ricorrente nei gruppi religiosi chiusi ed estremi per rappresentare una semplice casualità o un dogma di fede. La realtà è che questo genere di comportamenti sono uno degli inevitabili approdi del potere assoluto di cui i vari guru, profeti, e sedicenti messia dispongono all’interno delle sette da loro fondate.
Poco importa quali siano le convinzioni religiose e i fondamenti della fede dei vari gruppi: la tendenza dei capi è sempre quella di crearsi un harem, e non da oggi. Un importante, anche se non troppo conosciuto, romanzo storico di Friedrich Reck-Malleczewen intitolato Il re degli anabattisti racconta la storia della rivolta religiosa avvenuta nel 1534 nella città tedesca di Münster, in Vestfalia. Gli anabattisti, frangia radicale e intransigente del protestantesimo, presero il potere guidati da Jan Matthys, dichiarato profeta. A succedergli fu Jan Bockelson di Leida, che si comportò perfino peggio. In città fu di fatto abolita la proprietà privata, venne imposto una sorta di stato religioso di polizia e la poligamia divenne sostanzialmente obbligatoria. O, meglio, divenne obbligatorio per le donne della città piegarsi alle richieste dei capetti locali, e soddisfare le loro voglie mascherate da atti di fede.
Nella storia di Münster ci sono praticamente tutti gli elementi caratteristici dei progetti settari che riescono a concretizzarsi e a edificare le loro città ideali. Il primo è ovviamente il cosiddetto antinomismo, cioè la pretesa di riscrivere tutte le regole del mondo, della creazione. Prima queste vengono descritte come sbagliate, corrotte. Il leader del culto, il guru, si propone come il solo illuminato dalla luce divina, l’unico in grado di fornire una via di salvezza vera, credibile ed efficace. Il solo in grado di garantire una redenzione totale, che passa manco a dirlo dall’obbedienza assoluta e dalla sottomissione totale. Il che conduce il più delle volte ad abusi fisici e psicologici.
Sulle piattaforme digitali, da HBO a Prime, esiste grande disponibilità di documentari e serie dedicati a questo tipo di esperienze. Una delle più raccapriccianti è quella dei Davidiani, che furono condotti alla morte dal loro leader David Koresh nel 1993. L’episodio ha ispirato una fiction tv e un documentario a puntate con molto materiale inedito per Netflix ed è una delle pagine più nere della storia americana recente. Nella grande casa in cui i Davidiani si erano ritirati a Mount Carmel a Waco, in Texas, Koresh aveva rapporti con tutte le donne presenti, comprese quelle sposate. Non si può dimostrare che abbia avuto rapporti anche con bambine, ma di sicuro rivolgeva le sue attenzioni anche a qualche minorenne. I Davidiani avevano accumulato una incredibile provvista di armi, suscitando le attenzione dell’Atf e dell’Fbi. Il governo statunitense condusse un intervento sbagliato dall’inizio alla fine, i tentativi di trattativa fallirono e solo pochi adepti uscirono da quella casa durante un lunghissimo assedio durato 51 giorni, che si concluse con la struttura data alle fiamme e la morte di circa ottanta Davidiani tra cui molti bambini.
Di simile orrenda brutalità è la vicenda del cosiddetto Tempio del Popolo di Jim Jones, che creò il suo culto negli Stati Uniti e si trasferì poi in Guyana, in Sudamerica, dove edificò la sua nuova Gerusalemme: Jonestown, sorta di gulag a cielo aperto, un luogo di sfruttamento in degno della Cambogia di Pol Pot. Anche in quel caso intervennero le autorità americane e circa 900 aderenti alla setta si suicidarono per sfuggire alla cattura. Meno drammatiche sono state le vicende di altri culti come Syanon, fondato in California da Charles E. Dederich, e considerato a lungo uno dei gruppi più pericolosi d’America. Ma il punto non è tanto contare i morti o i reati commessi. Semmai si tratta di capire quali siano i tratti comuni di tutti questi movimenti, e che cosa ci dicano riguardo alla società occidentale.
Eric Voegelin, in un classico appena ristampato dalle edizioni Settimo sigillo (Il mito del mondo nuovo), aveva già fornito le principali coordinate interpretative. «Nel 1970», si legge nella presentazione, «Voegelin si poneva il problema della crisi del mondo moderno, individuandola nell’atteggiamento neognostico relativo al mito del progresso. L’insoddisfazione per la condizione umana, stante questa postura interpretativa, matura in lui la convinzione di una finale e decisiva evizione del male, in forza non di un intervento trascendente, bensì di un’operazione umana di distruzione della datità – considerata intrinsecamente difettosa e ingiusta – in vista di un progetto progressivo indirizzato alla costruzione di una società». I movimenti rivoluzionari agiscono in fondo come le sette, ispirati da una visione gnostica che postula la corruzione del mondo e stabilisce che l’unica salvezza possibile arrivi da una “conoscenza segreta” (la gnosi, appunto) di cui pochi eletti sono depositari. I seguaci del culto sono chiamati a sottomettersi al leader che ne diventa di fatto il padrone. Meccanismi analoghi di coercizione e ricatto li ritroviamo nel caso Epstein ma pure nelle recentissime vicende di minorenni italiani che, plasmati da gruppo neonazisti e satanisti online, pianificavano stragi e omicidi di insegnanti e genitori. Si tratta di casi estremi, se volete, ma emblematici di una tendenza che pervade la nostra società a livello profondo.
In un mondo moderno in cui le grandi verità sono state sgretolate (fedi, culture, nazioni) gli individui spaesati sono alla disperata ricerca di certezze. E le trovano fin troppo spesso in affabulatori, guru e falsi profeti. Alcuni sono alla guida di sette e culti. Altri sono più banalmente attivisti politici. Già: anche la politica occidentale, di questi tempi, segue il sentiero gnostico e settario. Stimola contrapposizioni feroci tra bene e male, propone banali vie di salvezza e tratta da eretico chiunque esprima dissenso. Guardiamo con orrore alle storie di plagio e manipolazione che emergono dei documentari. Non ci rendiamo conto, tuttavia, di quanto sia difficile per tutti noi esercitare un pensiero realmente libero.
