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La rivolta dei tifosi del Milan contro Furlani: petizione per mandarlo via (un anno fa fallita con Cardinale)

La rivolta dei tifosi del Milan contro Furlani: petizione per mandarlo via (un anno fa fallita con Cardinale)

Una petizione con decine di migliaia di firme per mandare via l’amministratore delegato scelto da Cardinale. Perché? Cosa rappresenta (di male) Furlani agli occhi del popolo rossonero?

Decine di firme virtuali ma certificate. Furlani Out (o Fuera, facendo il verso al celebre video di Milei e dei tagli prospettati ai rami secchi della burocrazia argentina). I tifosi del Milan hanno scelto il loro bersaglio: Giorgio Furlani. L’uomo dei conti e plenipotenziario di Gerry Cardinale, quello che c’era anche con Elliott e che, a meno di ribaltoni, ci sarà anche domani perché rappresenta la cinghia di trasmissione tra il fondo RedBird e il club di via Aldo Rossi.

La petizione per cacciare Furlani, colpevole di essere il male del Milan, è diventata virale e non si accettano scommesse sul fatto che le adesioni siano destinate a moltiplicarsi, soprattutto ora che ha trovato spazio anche sui giornali o nelle dirette tv e radio. L’ha pubblicata un gruppo di supporter che ha messo in fila gli atti d’accusa all’amministratore delegato rossonero, contestato in maniera ancora più accesa anche perché dall’altra parte del Naviglio ci sono i rivali cittadini che festeggiano lo scudetto numero 21 e, crudeltà del caso, sono anche loro proprietà di un fondo il cui comportamento rispetto agli obiettivi della squadra è però diverso.

Se la prendono con Furlani ma è come se parlassero a Cardinale. Ed è singolare che tutto avvenga esattamente un anno dopo le grandi contestazioni al patron del fondo RedBird che di questi tempi, primavera 2025, veniva invitato ogni domenica ad andarsene, vendere, chiudere il suo business con il Milan. Cosa che ovviamente non è accaduta perché nn è pensabile che i cori e i fischi di una tifoseria, per quanto sterminata per passione, possano influenzare un affare da oltre un miliardo di euro.

Tradotto: Cardinale prima o poi venderà il club, ma quel momento arriverà quando avrà ritenuto che sia conveniente per l’investimento che ha proposto ai clienti coinvolti nell’operazione. Non perché a San Siro gli chiedono gentilmente di traslocare. Giorgio Furlani fa parte di questo pacchetto anche se la sua posizione è meno forte rispetto a quella del proprietario.

I tifosi del Milan lo hanno messo nel mirino perché è diventato l’uomo simbolo dell’importanza di conquistare non titoli sul campo ma “lo scudetto del bilancio”. Chiude conti economici in attivo o, come potrebbe accadere quest’anno, con uno sbilancio ragionato e sostenibile, mette limiti agli investimenti sul mercato e al monte stipendi e rispetta in tutto e per tutto le indicazioni della sua unica stella polare che è Cardinale con le strategie del fondo.

In più c’è, però, l’accusa grave di interferire con le cose sportive anche ora che dentro al Milan lavora una parte tecnica di grande esperienza: il tandem Tare-Allegri. Nei mesi scorsi non è tutto è filato liscio, anzi, a partire dalle trattative parallele nella sessione invernale che hanno rischiato di portare a Milanello un attaccante (Mateta) di cui allenatore e direttore sportivo giurano di aver scoperto attraverso i giornali. Voci di dissidi continui, visioni diverse, società a più teste, cordate e veleni.

Ecco, di tutto questo i tifosi del Milan non ne possono più anche perché i rivali cittadini hanno una linea di controllo e management esattamente opposta: proprietà che delega al presidente operativo (Marotta) che a sua volta controlla e ispira i bracci operativi sul mercato (Ausilio e Baccin). Facile. Vincente. Negli ultimi vent’anni le gerarchie nel calcio milanese si sono invertite e l’Inter ha superato il Milan nel numero degli scudetti e anche nella visibilità internazionale.

Furlani è diventato il simbolo negativo di questo momento storico e per questo a decine di migliaia gli innamorati rossoneri chiedono con forza che se ne vada, anche a costo di ignorare che Furlani può essere al massimo il sintomo e non la malattia che li ha colpiti. Sempre che il fondo RedBird vada considerato una malattia, visto che la realtà è che il calcio italiano è rimasto così indietro che senza capitali da fuori, arrivati con la speranza di fare soldi a loro volta, oggi probabilmente sarebbe a rischio estinzione. Furlani, insomma, potrebbe essere la medicina e non il virus. A patto che si abbia rispetto della storia del Milan.

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