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I semiconduttori continuano a vincere in borsa, Micron e SK Hynix superano i 1000 miliardi di capitalizzazione

I semiconduttori continuano a vincere in borsa, Micron e SK Hynix superano i 1000 miliardi di capitalizzazione

Altre due aziende di chip si uniscono al club dei “bilionari” di borsa. La febbre dell’IA continua a indirizzare gli investimenti.

Non c’è guerra che tenga, il rally borsistico intorno ai semiconduttori non fa che acquisire vigore giorno dopo giorno, settimana dopo settimana.

Due dei principali attori nel mondo dei chip di memoria si sono infatti uniti nei giorni scorsi all’esclusivissimo club dei “bilionari”, ovvero quelle aziende il cui valore di capitalizzazione borsistico ha superato il bilione (sarebbe a dire 1000 miliardi).

I nuovi membri del club da 1 bilione

Parliamo della sudcoreana SK Hynix e dell’americana Micron Technology, che hanno superato per la prima volta la capitalizzazione di 1 bilione di dollari, trainata dall’esplosiva domanda di chip di memoria HBM per l’intelligenza artificiale.

Entrambi gli attori infatti sono tra i più grandi produttori mondiali di semiconduttori, specializzati nello sviluppo e nella fabbricazione di chip di memoria per computer, server, smartphone e sistemi di intelligenza artificiale.

Di più, perché assieme a Samsung, queste due aziende controllano la quasi totalità del mercato globale delle memorie ad altissime prestazioni, o High Bandwidth Memory (HBM), ricoprendo quindi un ruolo cruciale nella rivoluzione tecnologica legata all’IA.

Le memorie HBM sono chip di memoria tridimensionali ad altissima velocità, che vengono integrate direttamente all’interno dei chip usati per addestrare i modelli IA (come le GPU di Nvidia).

In altre parole, senza le memorie HBM fornite in gran parte dalla sudcoreana SK Hynix o dall’americana Micron Technology, i moderni modelli di intelligenza artificiale non potrebbero elaborare i dati alla velocità richiesta.

La domanda di chip è alle stelle

Il boom borsistico legato ai titoli di aziende di semiconduttori si giustifica (in parte) con l’enorme domanda di HBM, basti pensare che secondo gli analisti di JP Morgan e Morningstar l’attuale carenza di chip di memoria si protrarrà fino al 2027 o addirittura il 2028.

La domanda è davvero alle stelle, Micron Technology ha già dichiarato che l’intera capacità produttiva di chip HBM per tutto il 2026 è già andata esaurita a causa degli ordini anticipati dei clienti.

Non finisce qui, perché sono anche i prezzi dei chip (HBM, NAND e DRAM) ad aumentare a dismisura. Nel primo trimestre del 2026 i rincari hanno raggiunto tra il 90% e il 100% del prezzo originario, mentre anche il secondo trimestre sembra registrare un balzo del 50% complessivo.

Per produrre i tanto redditizi chip HBM destinati all’IA, i produttori (Samsung, SK Hynix, Micron) stanno sottraendo linee produttive alle memorie tradizionali (DRAM per PC e smartphone e Flash NAND per SSD).

La naturale conseguenza è una carenza a catena anche nei prodotti di elettronica di consumo quotidiana, con i produttori di dispositivi (come Apple, Dell, Xiaomi o Lenovo) che si trovano davanti a un bivio: assorbire i rincari riducendo i propri profitti o aumentare i prezzi di vendita di computer e smartphone per i consumatori.

Il mercato è sempre più concentrato

Non è solo la produzione di chip ad essere sempre più concentrata. Il rally borsistico degli ultimi mesi vede infatti le aziende di semiconduttori come principale motore.

Basti pensare che da inizio 2026 le azioni di SK Hynix e Micron hanno fatto registrare un rispettivamente un astronomico + 215% e +245%. La febbre da IA continua quindi a riscrivere le valutazioni del settore semiconduttori.

Ne consegue che i mercati finanziari si fanno sempre più concentrati, in maniera spaventosa. Nell’indice KOSPI della Corea del Sud, ad esempio, le sole capitalizzazioni di Samsung e SK Hynix valgono assieme il 50% del valore totale.

Va meglio negli Stati Uniti, dove gli attori che creano una sorta di “oligopolio” degli investimenti in borsa sono maggiori, ma non lo è il risultato, ovvero il più alto tasso di concentrazione dagli anni Trenta del Novecento.

Delle prime dieci aziende per capitalizzazione nell’S&P 500 ben 9 (tra cui Micron) hanno direttamente a che fare con IA e semiconduttori. Assieme, rappresentano il 41% della capitalizzazione totale.

Semiconduttori e intelligenza artificiale, non sembra contare altro al momento per i mercati finanziari.

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