India e Russia si avvicinano (irritando Usa e Cina)

India e Russia sono sempre più vicine. Lunedì scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, si è recato in visita a Nuova Delhi, dove – accompagnato dai suoi ministri degli Esteri e della Difesa – ha incontrato il premier indiano, Narendra Modi. Nell’occasione, sono state siglate alcune intese significative. I due Paesi hanno innanzitutto sottoscritto un patto di cooperazione tecnica e militare che durerà fino al 2031, impegnandosi inoltre a portare il valore annuale delle relazioni commerciali a 30 miliardi di dollari entro il 2025. In questo quadro, Nuova Delhi produrrà oltre 600.000 fucili Kalashnikov e ha inoltre reso noto di aver iniziato a ricevere la fornitura del sistema missilistico russo S-400, in base a un’intesa firmata nel 2018. “Le forniture sono iniziate questo mese e continueranno ad esserci”, ha detto in tal senso il ministro degli Esteri indiano Harsh Vardhan Shringla. Altri accordi sono infine stati firmati nei settori di acciaio, energia, carbone e cantieristica.

Questa forte convergenza tra Mosca e Nuova Delhi è avvenuta nel pieno della crisi ucraina e, in particolare, il giorno prima dell’atteso colloquio virtuale tra Putin e il presidente americano Joe Biden. Un fattore, questo, che rende l’avvicinamento russo-indiano ancora più significativo. È infatti chiaro che esso piaccia assai poco a Washington. Gli americani non vedono innanzitutto affatto di buon occhio l’acquisto del sistema S-400 e potrebbero, sotto questo aspetto, colpire Nuova Delhi con delle sanzioni attraverso il Countering America's Adversaries Through Sanctions Act (come già avvenuto con la Turchia che, pur facendo parte della Nato, aveva anch’essa acquistato il sistema S-400 da Mosca).

Il timore della Casa Bianca è che Nuova Delhi possa allontanarsi dall’orbita americana, in un momento in cui l’India rappresenta un attore fondamentale della strategia di Washington contro Pechino. Proprio l’India è infatti parte integrante del Quad: un quartetto di Paesi (comprendente che anche Stati Uniti, Giappone e Australia), che mira a contrastare l’influenza cinese nell’Indo-Pacifico. Un quartetto rispetto a cui Mosca aveva tuttavia espresso delle riserve lo scorso giugno: non è del resto un mistero che, soprattutto negli ultimi anni, la Russia si sia notevolmente avvicinata alla Cina. È quindi in queste aggrovigliate dinamiche che sta avvenendo la convergenza tra Nuova Delhi e Mosca.

Putin vuole probabilmente allentare i legami tra indiani e americani, mentre l’India punta a controbilanciare l’influenza cinese sulla Russia: del resto, è tutto da dimostrare che Pechino veda di buon occhio il fatto che Mosca venda armi a un acerrimo nemico come Nuova Delhi. Non si può quindi escludere che il Cremlino miri a usare l’India come uno strumento per cercare di ridurre il proprio (soffocante) abbraccio con il Dragone. Un altro dossier da tenere in considerazione è poi quello dell’Afghanistan. Ricordiamo che l’India intrattenesse un ottimo rapporto con il precedente governo di Kabul e che abbia quindi subìto come un duro colpo l’avvento al potere dei talebani lo scorso agosto: quell’avvenimento ha infatti favorito Cina e Pakistan, mettendo Nuova Delhi all’angolo. È quindi plausibile ritenere che gli indiani facciano particolare affidamento sul pieno inserimento dei russi nelle dinamiche diplomatiche che riguardano Kabul. In altre parole, Nuova Delhi vede probabilmente in Mosca un attore chiave attraverso cui tutelare (almeno in parte) i propri interessi in Afghanistan. Non è d’altronde un caso che, secondo quanto riferito da Al Jazeera, Putin e Modi lunedì abbiano discusso anche di Afghanistan.

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