Inchieste

Olanda: porto europeo per i traffici di droga

Nei Paesi Bassi, che rivendicano la loro «diversità» calvinista, si concentrano anche poderosi traffici di droga: cocaina dal Sudamerica, marijuana dal Nord Africa, droghe sintetiche di produzione locale. E di conseguenza prosperano le principali mafie.

Narco-Stato», «Mocro Maffia», «Penoze». Sono alcuni degli appellativi derivati dallo slang per definire l'anima criminale dei Paesi Bassi. Sì, perché proprio nella calvinista Olanda di Mark Rutte - il premier che non perde occasione per sottolineare la superiorità rispetto all'Italia e al resto dell'Ue - negli ultimi anni sta emergendo per la prima volta quel mondo sommerso dove confluiscono i principali traffici di droga continentali. Sono quelli legati alla cocaina sudamericana mercanteggiata dalla 'ndrangheta; alle potenti gang dei nordafricani che gestiscono lo spaccio di hashish e marijuana (sono la «Mocro Maffia», termine dispregiativo per la minoranza marocchina nei Paesi Bassi); ai «Penoze» fiamminghi specializzati in droghe sintetiche, che da Amsterdam inondano il Nord Europa di metanfetamine.

La questione è molto dibattuta nel Paese, specie da quando il legale di un testimone in un processo di (Mocro) mafia è stato ucciso davanti a moglie e figli. È accaduto lo scorso 18 settembre: l'uomo si chiamava Derk Wiersum ed era l'avvocato del testimone chiave nel processo contro Ridouan Taghi, il criminale più ricercato d'Olanda, catturato lo scorso dicembre. Taghi è accusato di spaccio internazionale nel processo «Marengo» (gestirebbe il traffico europeo di cocaina via Panama attraverso triangolazioni con il Marocco) ed è ritenuto, con il sodale Said Razzouki, mandante di molti omicidi. Tra i quali, appunto quello di Wiersum e del fratello dell'uomo che avrebbe dovuto testimoniare contro di lui.

«La morte di Wiersum è stata uno shock per i Paesi Bassi» afferma lo scrittore d'inchiesta Koen Voskuil a Panorama. «Ma non è stato il primo segnale del fatto che oggi abbiamo a che fare con una criminalità sempre più pressante. Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una serie di brutali assassinii, persino una testa decapitata recapitata davanti a un salone dove si fuma la shisha».

Jan Struijs, presidente del maggiore sindacato di polizia dei Paesi Bassi, Politie Onderwijs Raad, ha affermato in proposito che «l'Olanda ha certamente le caratteristiche di un narco-Stato». E le ragioni di un'affermazione così grave, specie perché provengono da un funzionario di polizia e sindacalista, sono molte: Rotterdam e Anversa sono da tempo i principali porti europei per il traffico internazionale di droga tra vecchio e nuovo continente. Con Amsterdam che è a sua volta il più grande hub per lo smercio della droga, che proviene dall'altra sponda dell'Atlantico e da qui è rivenduta e redistribuita, sul modello delle contrattazioni in borsa e con tanto di broker.

Non è un caso che nella capitale economica d'Olanda si riuniscano le mafie di numerosi Paesi: albanesi, italiani, russi, turchi, colombiani, messicani. Lo scrittore Roberto Saviano ritiene l'influenza della mafia ad Amsterdam addirittura peggiore della camorra napoletana: «Sono presenti clan da tutto il mondo, perché i Paesi Bassi sono uno dei porti di transito in assoluto più importanti. Sanno che chiunque li controlla possiede anche una delle arterie del mercato globale della droga» ha dichiarato al quotidiano De Volkskrant.

Lo conferma a Panorama soprattutto Nicola Gratteri, procuratore antimafia di Catanzaro, che racconta come «le più importanti famiglie di 'ndranghetisti importino la cocaina sudamericana principalmente nei porti di queste tre città, dentro container carichi di frutta o nascosta nei vani refrigeranti». E come da qui lo stupefacente venga poi smistato un po' ovunque nel continente, sotto la regia occulta dei consorzi di famiglie calabresi.

Non è un segreto per gli olandesi. Un recente sondaggio d'opinione ha fatto emergere come il 59 per cento degli intervistati ritenga di vivere in un Paese la cui economia dipende dal commercio di droga. Che l'Olanda sia la patria europea delle droghe leggere - quelle messe in vetrina nei coffee shop, per intendersi - è noto: meno conosciuto il fatto che, se anche la loro vendita risulta legale, sono comunque importate illegalmente da Asia, America e Africa da più di trent'anni. Con una parte significativa di droghe sintetiche prodotta invece direttamente in loco nelle factory illegali (sono centinaia nei Paesi Bassi), l'Olanda è considerato il Paese leader mondiale nella produzione di Mdma, Lsd, anfetamine, Ghb e metacrilato. Un po' ciò che la Colombia è per la cocaina. Tanto che, nel solo 2017, gli olandesi hanno prodotto farmaci sintetici per un valore di oltre 18,9 miliardi di euro.

Lo stesso Jan Struijs sottolinea da anni la pericolosità di questo settore di mercato, e la velocità con cui le droghe sintetiche riescono a viaggiare indisturbate: «Il giorno in cui Donald Trump è diventato presidente, una partita delle prime esclusive tavolette di ecstasy "Trumpies" arancioni sono state trovate all'aeroporto di Schiphol: 24 ore dopo erano già in vendita per le strade in Australia».

Se definire l'Olanda «narco-Stato» è forse eccessivo, tuttavia il porto di Rotterdam è in piena attività (illegale): il 6 giugno 2019, le autorità doganali vi hanno intercettato oltre due tonnellate di cocaina dentro un carico di banane diretto in Ungheria. Il quantitativo proveniva da Guayaquil (Ecuador) e avrebbe fruttato 151 milioni di euro. Solo pochi giorni prima il team Harc («Hit And Run Cargo team», una task force per il contrasto al traffico di droga) aveva già fermato un altro carico simile.

Per fare un bilancio, nel 2019 sono stati sequestrati nel porto di Rotterdam 33.732 chili di cocaina, mentre nel 2018 erano 8.594: oltre alla cocaina, a quella data erano stati intercettati anche 519 chili di eroina, 195 di marijuana e 86 di metanfetamine. Gli addetti ai lavori sostengono che quello sequestrato sia solo il 10 per cento del totale movimentato dalla criminalità organizzata.

Se dunque la 'ndrangheta governa il traffico di cocaina e reinveste i suoi guadagni in settori leciti dell'economia olandese (come il mercato dei fiori, la ristorazione e il settore immobiliare), la «Mocro Maffia» marocchina gestisce invece lo smercio al dettaglio: è in questo modo che negli ultimi anni ha visto crescere esponenzialmente la propria sfera di influenza e i propri guadagni, e ha esteso le sue ramificazioni anche in Pakistan, Afghanistan e Sud America.

Un'inchiesta del quotidiano De Telegraaf ha svelato che questa mafia agisce anche come «agenzia di assassini su commissione»: come accaduto a due oppositori del regime degli ayatollah iraniani, Mohammed Reza Kolahi Samadi e Ahmad Molla Nissi, uccisi nel 2015 e 2017 per ragioni non legate agli stupefacenti.

Menzione a parte meritano i criminali turchi; poi i motociclisti «Crips in the Netherlands»; e ancora le «Moluccan Kajahatan», originarie delle isole indonesiane. Oltre ai gruppi criminali afro-olandesi e a quelli delle Antille olandesi, come la banda dei «Soldati senza limite» originari di Curaçao e del Suriname. Ad Amsterdam, infine, operano anche le gang degli Hopi Boys e la banda Kloekhorststraat.

Cosa unisce tutte queste sigle della malavita e perché hanno scelto proprio l'Olanda per operare? Per la facilità nel nascondere i soldi senza pagare tasse. L'Olanda è, infatti, tra i più importanti Paesi «a fiscalità facilitata» dell'Unione europea, grazie a escamotage come «check the box» e «ducth sandwich», che hanno fatto la fortuna di aziende del tutto legali, ma anche di società di copertura. Dietro le quali si celano proprio le mafie: compagnie che registrano qui operazioni «sussidiarie» (ovvero partecipazioni in una società esterna tassata a parte) o vi aprono «filiali» (che figurano come parti integranti della casa madre). O, ancora, attuano il «Dutch Sandwich with Double Irish»: una triangolazione che consente di spostare gli utili alle Bermuda o alle Cayman usando come perno una società registrata come irlandese, ma gestita e controllata da qualche paradiso fiscale estraneo all'Ue. I vantaggi fiscali di queste società sono evidenti.

Eppure, nonostante tutto, secondo il premier Rutte l'Unione europea dovrebbe guardarsi più che altro gli italiani.

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