Il turismo in Toscana dopo il Covid-19
Vigneto in Toscana (iStock)
Il turismo in Toscana dopo il Covid-19
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Il turismo in Toscana dopo il Covid-19

Mentre non si vede una fine alle restrizioni bisogna già cominciare a pensare alla ripartenza, a come trasformarla in una occasione

Il Coronavirus lascia a tutti molte domande, sull'oggi ma anche sul domani: cosa sarà il mondo dopo, cosa rimarrà in piedi? Come cambearà dal punto di vista sociale ed economico? Difficile dare ora una risposta ma bisogna farsi trovare pronti a cambiare il nostro modello economico e riorganizzare le nostre aziende in maniera da poter cogliere quelle opportunità che inevitabilmente ogni cambiamento porta. Soprattutto nel turismo, forse il settore che più sta patendo il blocco della vita sociale.

Stiamo parlando di un comparto che ha inciso nel 2018 per il 13,2% del PIL nazionale, pari ad un valore economico di 232,2 miliardi di euro. Il turismo rappresenta il 14,9% dell'occupazione totale, per 3,5 milioni di occupati. Il turismo è uno dei motori più sani e dinamici di questo paese ed è legato a doppio filo al mondo del vino, delle ricette tradizionali, delle botteghe artigianali e dei ristoranti e osterie locali. Arte e cultura da osservare, comprendere, degustare.

Un motore che potrebbe faticare a dare il suo apporto all'Italia nei prossimi mesi. Pensando all'Italia e alla Toscana come aerei nella tempesta, portati a dover decollare e affrontare un volo in condizioni climatiche avverse…come e cosa fare? L'abbiamo chiesto a Riccardo Tronci, esperto di comunicazione, consulente SEO e web marketing di numerose aziende, che proprio in questi giorni sta dando dalla sua pagina LinkedIn a ristoratori, al settore hospitality e a molti altri.

Come vede il settore del turismo in Toscana nei prossimi mesi?

«La situazione portata da questa battaglia è stata da molti paragonata al famoso "Cigno Nero" di Nassim Nicholas Taleb. Come "Cigno Nero" si definisce un evento non previsto (e non prevedibile) che ha un grande impatto e implicazioni difficili da calcolare. Il settore del turismo dovrebbe reagire di conseguenza, cercando in primo luogo di fare analisi sui dati disponibili, come ad esempio quando è realmente possibile che la mia attività sia di nuovo aperta al 100%? Ho un budget sufficiente a coprire questo periodo senza introiti? Posso utilizzare questo periodo per sviluppare altre forme di entrate nella mia azienda, come ad esempio il commercio online o delivery at home? Ogni azienda deve, insomma, cercare di analizzare nel profondo cosa sta accadendo e prendere una decisione. Durante i "Cigni neri" è sempre importante prendere decisioni, per farsi trovare pronti alla fine della tempesta».

Quindi, organizzarsi. Ma nello specifico settore del turismo?

«Probabilmente impiegheremo molto tempo per ritrovare lo slancio del nostro settore turistico ed è assai probabile che in un primo tempo si debba puntare soprattutto sugli italiani. Se avessi un hotel o un bed and breakfast, ad esempio, penserei fin da ora a conquistare il pubblico italiano, perché è semplicemente più probabile che in Italia la situazione si risolva prima che altrove. Inoltre riaprire i confini per il turismo di massa immagino sia un azzardo che sarà possibile solo dopo aver sviluppato un vaccino o misure davvero adeguate».

Un piano a lungo termine che punti soprattutto sugli italiani. E adesso, in queste settimane e giorni, cosa si dovrebbe fare?

«Puntare tutto sul brand. Le persone sono sole, annoiate, spesso impaurite e costrette ad una vita sedentaria tra le mura domestiche. Uscire a fare la spesa è quasi un sogno proibito, solo che poi ti ritrovi in coda per ore tra persone dotate di guanti e mascherina (giustamente!), in uno scenario apocalittico e surreale. Quindi le persone hanno assolutamente bisogno di sentire vicinanza, di trovare intrattenimento, svago, divertimento quando possibile, ma non è detto che siano disposte in genere a comprare. Non è il momento (e non lo è mai, figuriamoci adesso!) di strillare il proprio prodotto e provare a vendere con tutte le forze. Questo è il momento per ricordare a tutti chi siamo, perché facciamo un determinato lavoro, come possiamo essere utili, quali siano i valori che ci accomunano a molte persone (la nostra community) e che ogni giorno portiamo avanti. È il momento perfetto per far crescere il proprio brand perché, se lo faremo in maniera corretta, le persone si ricorderanno assolutamente di noi, una volta passata la tempesta».

Quindi più praticamente, cosa possono fare le piccole e medie imprese del turismo e dell'enogastronomia per cercare di ridurre l'impatto di questa tragedia?

«In primo luogo comunicare il proprio valore, il perché una persona dovrebbe scegliere di comprare o prenotare il loro prodotto rispetto ad un altro. Se desiderano avere camere prenotate e tavoli pieni alla fine di questo periodo, occorre agire da subito, ricordando in primo luogo le caratteristiche che li differenziano dai competitors, scendendo sempre più nel particolare, facendo storytelling del proprio brand. Un ristorante, come ho scritto tra le ad esempio potrebbe partire dalla propria storia, dalla passione scatenante che ha portato lo chef dietro ai fornelli, per poi raccontare le ricette, i piatti preferiti, far vedere come realizzarli anche tra le mura domestiche. È necessario far sapere che ci siamo, stiamo bene, abbiamo voglia di passare del tempo insieme ai nostri clienti e soprattutto è importante riuscire ad alimentare il desiderio».

E i produttori di vino?

«Ci potrebbero essere ottime opportunità per i piccoli produttori locali, specie se cominceranno a fare consegna a domicilio. Attraverso i propri siti e i canali social hanno l'occasione di raccontare un territorio conosciuto, mostrare le coltivazioni, raccontare il metodo di raccolta e il tempo del riposo, le tradizioni di famiglia, i volti che ogni giorno dedicano passione ai vigneti. Questi clienti, una volta conquistati, saranno per sempre parte integrante della propria community e base di riferimento. In seguito andranno "deliziati", come prevede un percorso di Inbound Marketing, ma, per mantenere lo sguardo sul momento attuale, loro potrebbero davvero volgere la situazione a proprio favore, a meno che non rimangano inermi davanti alla stasi. È il momento dell'analisi e dell'azione, come ci insegna la teoria del Cigno Nero, e nelle azioni ci vuole una buona dose di coraggio e di innovazione. Quindi, in sintesi e per essere pratici: fate foto, video e contenuti testuali che vi raccontino nello specifico e distribuiteli sui vostri canali, con continuità e coerenza».

La situazione casalinga sta sicuramente spingendo molte persone a valutare un maggiore acquisto di vino e per questo ho chiesto un intervento anche a uno dei maggiori esperti di Advertising in Italia, Paolo Verdiani. Gli abbiamo chiesto se i produttori di vino dovessero prendere l'occasione al volo per provare con annunci a pagamento, a vendere il più possibile

«Quello del vino è un settore estremamente affascinante, che apre le porte a svariate forme di comunicazione. Dal punto di vista dell'advertising, se avessi un cliente che produce e vende vino, ciò che mi sentirei di consigliargli in questo momento è di non sospendere le campagne, ma semmai cambiare il modo di comunicare. Intendo dire che adesso non è il momento di puntare sulla pura e semplice vendita, ma quello di fare brand, di posizionarsi agli occhi dei suoi potenziali clienti, come la soluzione. Questo si può fare in vari modi, ad esempio comunicare la propria specificità, ovvero ciò che ci rende diversi dagli altri e quindi più "appetibili". Il vino si presta molto bene alla comunicazione, si possono infatti realizzare degli storytelling pazzeschi attorno a questo argomento, da adattare al nostro brand e veicolare poi attraverso l'advertising. Dentro ci sta tutto, dalla cura delle viti, alla potatura, alla maturazione, alla vendemmia, alla produzione e invecchiamento, per finire con la vendita. Si può raccontare un "dietro le quinte" della nostra azienda, storie delle persone che ci lavorano, recensioni di clienti soddisfatti, ecc… Insomma, dobbiamo uscire dall'idea che l'advertising serva solo per vendere, in questo momento ci servirà per fare altro, creare una massa critica di persone che si appassionino al nostro brand e a quello che facciamo. Vendere a queste persone sarà molto più facile, ma in un secondo momento; oggi tutto ci servirà a preparare il terreno».

La sfida è molto dura, dovremo dare prova di avere le capacità e la preparazione per superare questo momento, ma sarà richiesta anche una buona dose di coraggio, non sarà permesso tornare indietro se non per prendere la rincorsa…la nostra Bellissima Signora, l'Italia, che il mondo intera ammira ha tutte le carte in regola per rialzarsi, ma dovremo avere la forza di guardare avanti e camminare in un nuovo Mondo.

Questa volta, come dice un mio carissimo amico di "merende", vince solo chi non si arrende mai.

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