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Perché è scoppiata la mania della musica 8D

Cos'è l'audio 8D che, da una catena su WhatsApp, è arrivato a dominare le classifiche di Spotify e YouTube grazie a un effetto sorprendente

C'è un nuovo trend per l'ascolto musicale che viaggia online e su cui in molti si interrogano per comprenderne significato e funzionamento. In queste settimane, migliaia di persone sono state raggiunte dall'ennesima catena diffusa su WhatsApp e, almeno stavolta, non si tratta di complotti circa l'innesco e la propagazione del Covid-19, bensì di una rivoluzione nell'esperienza di ascolto di un brano, nota come musica 8D. La forza dell'applicazione di proprietà di Facebook permette al messaggio copia e incolla di girare il mondo molto più velocemente degli ottanta giorni prospettati da Jules Verne, con social e piattaforme musicali che così si riempiono di nuove tracce, cioè della versione in 8D delle canzoni dei più grandi interpreti musicali, mentre band sconosciute colgono la palla al balzo per caricare brani nel nuovo formato con la speranza di farsi conoscere dal grande pubblico.

Una vecchia storia dai grandi numeri

Guardando i numeri non c'è dubbio che siamo davanti a una novità dal grande richiamo, in grado con i suoi tratti distintivi di incuriosire tanti appassionati. Per farsi un'idea della tendenza basta prendere la classifica italiana Viral di Spotify, dove sul podio ci sono, nell'ordine, i brani Dance Monkey, Toss A Coin To Your Witcher e Nova, tutte nella versione 8D, per non dire dei canali YouTube, con 8D Tunes che conta 6,67 milioni di iscritti in costante aumento e 447 milioni di visualizzazioni dei 271 video caricati. 8D Era invece sfoggia 135 milioni di visualizzazioni e 747.000 seguaci, anche se la data di lancio del canale, 26 gennaio 2013 (come pure l'apertura di 8D Tunes il 25 novembre del 2015), cozza con l'effetto novità di cui si è detto sopra. Forse perché l'audio 8D, che letteralmente sta per otto dimensioni, termine privo di corrispondenze tecniche e frutto della fantasia del marketing, poggia le basi molto più indietro nel tempo. L'invenzione risale infatti all'ingegneria del suono (e matematico, poeta e inventore) inglese Michael Gerzon, che mise a punto una tecnica basata su un effetto prodotto su una canzone tramite riverbero spaziale, la cui applicazione pratica, durante l'ascolto, portava a pensare che l'audio saltasse da una parte all'altra. Dalla tecnica Ambisonics inventata negli anni Settanta da Gerzon bisogna saltare ai deejay che più di quindici anni provarono a trovare un punto di incontro tra musica elettronica e audio 8D (con scarsi risultati), fino ai rapper che nel 2018 hanno tentato di rispolverare brani con un suono in continuo movimento senza però trovare fortuna.

Cuffie d'obbligo e brani adatti

C'è una premessa d'obbligo legata alla musica in 8D, rigorosamente ripetuta nel famoso messaggio che gira su WhatsApp: i brani devono essere ascoltati con le cuffie, o con gli auricolari, per "sentire la canzone con il cervello e non con le orecchie". Indossate cuffie di buona qualità, smartphone e Mac alla mano, ho aperto YouTube alla ricerca del brivido, salvo restare interdetto davanti al risultato. Passando in rassegna vari brani di generi diversi, il punto in comune è il passaggio dell'audio da destra a sinistra, come se rimbalzasse da un padiglione all'altro (che a livello tecnico è noto come "panning" e indica la distribuzione del segnale acustico in un campo sono multicanale. All'inizio l'esperienza è piacevole, perché diversa dal consueto, ma dopo che l'orecchio si abitua l'effetto cambia, risultando talvolta fastidioso. Molto dipende dalla canzone in questione, perché non c'è un sussulto nel sentire brani pop in una versione che paiono perdere brillantezza e trasmettere confusione più che armonia (come in Halo di Beyoncé o i brani dei Pink Floyd), mentre al contrario tracce di musica elettronica a volume spinto (senza eccedere) regalano buone vibrazioni, come pure nei pezzi strumentali che trasmettono una sensazione di relax si rivelano spesso più coinvolgenti rispetto al sound classico.

La manipolazione dell'audio

Ma alla fine cosa c'è dietro all'audio 8D? La risposta migliore è quella fornita da Andrés Mayo, tecnico del suono e produttore argentino specializzato nella post produzione e con oltre 3.000 progetti musicali alle spalle: "Si tratta di una manipolazione dell'audio che impedisce al nostro cervello di sapere da dove viene il suono, con la nostra mente che entra in una sorta di parco divertimenti di suoni che vanno e vengono", ha dichiarato al sito infobae. Quanto alla particolarità tecnica, Mayo evidenzia che "la musica non rimane circoscritta alle due fonti sonore standard, il lato destro e quello sinistro, ma diventa uno spazio virtuale a tutto tondo dove si possono apprezzare stimoli che sembrano provenire da molte più direzioni". Dopo i vari tentativi falliti in precedenza, l'impennata dell'interesse collettivo sembra finalmente premiare l'audio 8D, anche se l'attuale successo va rapportato al momento storico che stiamo vivendo poiché, durante una quarantena casalinga in cui l'accesso a internet è il principale appiglio per riempire giornate lunghe e ripetitive, qualsiasi novità (vera o presunta) viene accolta come un elemento di rottura in cui tuffarsi a capofitto per dimenticare, nel caso specifico, virus, sofferenze e vittime. Vedremo col tempo, quindi, se la musica 8D troverà la sua strada o ripiomberà nel dimenticatoio, ma se siete dei fanatici, oltre ad ascoltare i brani disponibili, potete crearne altri da soli e senza spendere un euro mediante un programma di editing audio, come Audacity, e un plugin apposito, come Amber Orbit di Sennheiser.

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