(Ansa)
Tecnologia

Lo smart working è il miglior alleato dell'ambiente

Uno studio Enea certifica come il lavoro da casa abbia azzerato il traffico e ridotto le emissioni di anidride carbonica

Come quei personaggi che marchiano un'epoca, anche lo smart working o lo si ama o lo si odia, perché sicuramente non lascia indifferenti. Con l'emergenza sanitaria una parte di mondo, abituato da anni a passare ogni giorno il badge per l'ingresso in ufficio, ha conosciuto per la prima volta una modalità di lavoro diversa. Da qui si è aperto il fronte tra chi desidererebbe continuare a poter lavorare lontano dalla scrivania e chi, invece, alla sua postazione non vuole proprio rinunciare. Una dicotomia sul cui sfondo, tuttavia, pesa un errore di concezione, perché replicare in sala, cucina o camera (fortunato chi ha il proprio studio) l'orario canonico dell'ufficio non significa lavorare in smart working, modalità che oltre al luogo non prevede vincoli neppure per gli orari in cui svolgere le proprie mansioni.

Il paradosso del virus

Al di là delle questioni lessicali, la diffusione su larga scala del Covid-19 ha costretto tutte le aziende del mondo a rivedere ritmi e metodi di lavoro, con l'isolamento domestico che ha favorito l'ambiente. Tanti sono state da marzo in poi gli studi che hanno certificato una riduzione dell'inquinamento, una migliore qualità dell'aria e moltiplicato casi come quelli del fiume Po, le cui acque nel tratto cittadino di Torino sono risultate limpide come non accadeva, identica scena riscontrata nel golfo di Posillipo e nei canali veneziani. A certificare l'inversione di marcia ci ha pensato l'indagine Enea, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, su 29 amministrazioni pubbliche italiane, che ha ribadito come lo smart working sia stato un alleato di strade e del verde, perché a farne le spese sono stati il traffico e, appunto, l'inquinamento. Lo studio "Il tempo dello Smart Working. La Pa tra conciliazione, valorizzazione del lavoro e dell'ambiente" ha coinvolto 5.500 lavoratori e sancito la drastica riduzione dei due fenomeni, con una mobilità quotidiana in grande contrazione: ogni persona ha, in media, diminuito i rispettivi spostamenti di circa un'ora e mezza, risparmiando nel complesso 46 milioni di chilometri percorsi in macchina, moto o scooter (equivalente a circa 4 milioni di euro per l'acquisto di carburante).

Il caso Roma

Numeri rilevanti, da unire al miglioramento della qualità di vita e dei lavoro degli impiegati considerati, che hanno cambiato il volto delle città anche se, va sempre tenuto a mente, tutto nasce da condizioni improvvise e imprevedibili e dal conseguente lockdown. Il più eclatante è il caso di Roma, città con più di 400.000 persone legate alle amministrazioni centrali e locali, che per l'INRIX 2018 Global Traffic Scorecard (l'analisi delle tendenze di congestione e mobilità in oltre 200 città in 38 paesi) guardando alle ore trascorse in auto per il tragitto casa-lavoro doppia New York e vede tempi maggiori del 70% rispetto a Dublino e del 95% più di Madrid, rivelandosi la seconda al mondo della speciale graduatoria (con la metropolitana limitata a due linee e i pochi chilometri percorsi in media dai bus pubblici che pesano molto e costringono chi si muove per la città a farlo con l'auto). Restando allo smart working, però, la Capitale ha potuto respirare durante gli ultimi due mesi, con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 8.000 tonnellate.

Lo smart working durerà?

Davanti agli evidenti progressi, personali e ambientali, l'interrogativo sul futuro riguarda la possibilità di continuare sulla stessa strada, abbracciando la flessibilità del lavoro dipendente, partendo dall'unificare l'esperienza dello smart working tra le varie PA. "I risultati assumono un particolare significato in questi giorni in cui circa il 75% dei dipendenti pubblici lavora in smart working e confermano che le amministrazioni che lo avevano già adottato si siano dimostrate più reattive e competitive rispetto alle altre nell'affrontare l'emergenza", dichiara Marina Penna, una delle ricercatrici Enea che hanno curato lo studio. Detto che il calo non è strutturale ma derivato dalle condizioni di emergenza e per questo si teme l'effetto rimbalzo sulla ripresa delle consuete attività e la possibile nuova impennata delle emissioni di CO2, in chiave futura è necessario potenziare il lavoro agile che "se governato a livello territoriale - continua Penna - consentirebbe di moderare e modulare la domanda degli spostamenti casa-lavoro in modo coordinato con la programmazione del trasporto pubblico locale, operazione particolarmente utile nella fase 2 dell'emergenza Covid-19, in cui dovremo trovare gli adattamenti per convivere con il coronavirus".

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