Televisione

La Rai cancella Miss Italia. E la vicenda approda in Parlamento

Dopo mesi di indiscrezioni, la conferma: Rai Uno non trasmetterà le fasi finali del concorso. I commenti di giornalisti e addetti ai lavori

Miss Italia

Quest'anno Rai Uno non trasmetterà la consueta diretta delle finali del concorso per eleggere Miss Italia – Credits: (Ansa)

Tanto tuonò che piovve. Dopo mesi d’indiscrezioni e voci mai confermate, è arrivata la parola definitiva sull'affaire Miss Italia: la Rai ha deciso di non trasmettere le finali del glorioso concorso di bellezza. A confermarlo è stato il direttore di Rai Uno Giancarlo Leone. Immediata la reazione di Patrizia Mirigliani, patron della kermesse, addetti ai lavori e personaggi dello spettacolo. E voi cosa ne pensate? E’ giusto che la Rai non lo trasmetta?

PASSO INDIETRO CON GIALLO."Rai Uno sin da gennaio ha informato gli organizzatori di Miss Italia che non avrebbe mandato in onda la diretta del concorso" ha spiegato Giancarlo Leone. La risposta avvalla dunque le indiscrezioni che si rincorrevano da tempo, ma sulle tempistiche della comunicazione qualcosa non torna: dalla Miren, la società che organizza il concorso, fanno infatti sapere che la missiva con cui la Rai annunciava le sue intenzioni, è arrivata solo il 2 maggio scorso. 

IN ONDA ANCHE GRATIS. “Siamo pronti ad offrire alla Rai la manifestazione 2013 in modo assolutamente gratuito e di contribuire come di consueto agli oneri necessari" fanno sapere gli organizzatori del concorso, che ha già ricevuto oltre 3 mila iscrizioni quest’anno. “Miss Italia si farà comunque, anche con altre formule”, spiega Patrizia Mirigliani, in un’intervista a Tv Sorrisi e Canzoni, questa settimana. Ci siamo così ritrovati in una situazione piuttosto curiosa, dopo 25 anni di consuetudine con la Rai. Le incertezze potrebbero essere legate al discorso economico. In questo periodo è giusto fare una revisione dei costi. E per questo sono disposta a rinunciare al contributo che la Rai negli anni scorsi mi ha sempre dato. Alla Rai rimarrebbero i costi di produzione ma la località che ospita il concorso porta sempre risorse e continuerà a pagare anche l'ospitalità di migliaia di presenze, dai giornalisti alle ragazze”.

FAVOREVOLI E CONTRARI. “Dispiace che non vada in onda perché fa parte della storia del costume del nostro Paese” dice a Panorama.it Roberta Capua, eletta Miss Italia nel 1986. “Però penso che si potesse rivedere il format. Capiscono le logiche tivù, ma ci sarebbe bisogno di snellire e innovare. Di mio, guarderei ai concorsi internazionali: la giuria seleziona già le finaliste, nella serata del concorso si fanno conoscere tutte le ragazze in gara, ma poi è tutto incentrato sulle dieci finaliste”.  Interessante l’analisi della conduttrice Monica Setta: “Leggo questa scelta come un segnale di rottura forte, un’inversione di tendenza: è come se la Rai avesse voluto spezzare un totem, che in questo caso simboleggia una certa tivù nazional popolare”, spiega la giornalista. “Detto ciò, non mi sono mai sentita urtata dal concorso e mi dispiace per Patrizia Mirigliani e per tutta la gente che lavora a questo evento. Non mi stupirei che Sky s’interessasse a Miss Italia, visto che Sky Uno strizza parecchio l’occhio alle tivù generaliste”. “Un passaggio a Sky svecchierebbe il programma”, ragiona Alessandra Menzani di Libero Quotidiano. “La Rai impone certi rituali e un determinato linguaggio, mentre il satellite dà un’impronta più moderna. In generale, è vero che il concorso fa parte della storia della televisione, ma è un programma superato: non ne faccio una questione femminista, sia chiaro, ma la sfilata di ragazze in costume mi sembra una cosa un po’ triste e antiquata”.

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE. E’ di oggi la notizia che la senatrice del Pd Silvana Amati presenterà al Ministero per lo Sviluppo economico - che rappresenta l’azionista di riferimento della Rai – un’interrogazione per capire come mai l’azienda abbia deciso di cancellare la messa in onda delle serate finali del concorso. L’intenzione, spiega la parlamentare, è quella di “verificare presso la Direzione generale della Rai le motivazioni che hanno spinto a questa scelta” e “se non si ritenga di dover far precedere ogni decisione da una approfondita verifica di costi e guadagni delle ultime trasmissioni del concorso, così da rendere più trasparente e comprensibile l’intera vicenda e, in particolare, se tale decisione ha tenuto conto dei mancati incassi sul fronte della pubblicità, delle sponsorizzazioni del televoto, che invece la manifestazione ha garantito alla Rai fino all’edizione del 2012”. 

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