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Nibali trionfa. Magrini: "E' un campione vecchio stile"

Sotto la neve il messinese sigilla la vittoria di un Giro segnato dal maltempo. Riccardo Magrini (Eurosport) fa il bilancio della corsa rosa - il diario di Elia Viviani  - lo speciale Giro d'Italia

Vincenzo Nibali trionfatore sul traguardo delle Tre Cime di Lavaredo – Credits: Ansa

Sotto la bufera di neve delle Tre Cime di Lavaredo si intravede Vincenzo Nibali, in maglia rosa, tagliare il traguardo mentre bacia la sua fede. E' l'immagine simbolo del Giro D'Italia 2013. Un Giro falcidiato dal maltempo, che dopo aver visto una tappa cancellata e tante salite annullate ora aspetta solo di celebrare il suo vincitore sul podio di Brescia.

Il corridore messinese ha voluto mettere il suo sigillo sulla maglia rosa sull'ultima salita disponibile, andando a vincere la sua seconda tappa dopo la cronoscalata. A tre chilometri dall'arrivo è scattato e con la sua pedalata potente si è lasciato dietro i vari Duarte, Uran (secondo in generale) e il sorprendente Carlos Betancur. Wiggins e Hesjdal (entrambi ritirati) Nibali se li era lasciati alle spalle già da tempo. Così come Danilo Di Luca, fermato lo scorso venerdì dopo un controllo positivo all'Epo. Di cose in questo Giro 2013 ne sono successe tante. Proviamo a fare ordine tra le emozioni con Riccardo Magrini, voce del ciclismo per Eurosport.

Magrini, Nibali ha voluto mettere il sigillo sulla sua vittoria al Giro...

"Sì perché aveva vinto la cronoscalata ma dopo la vicenda Di Luca (trovato positivo all'Epo ndr) che aveva spostato l'attenzione sul doping ci voleva qualcosa di forte, come una vittoria sulle Tre Cime, per fare vedere che il Giro se lo è meritato".

E allontanare le voci che questa edizione della corsa sia stata "falsata" dal maltempo...

"E' inutile negare che senza Stelvio, Gavia, San pellegrino, Giau e Sestriere qualcosa al Giro è mancato. Forse quello che è stato penalizzato più di tutti è stato Cadel Evans, che con le montagne sarebbe rimasto sicuramente più vicino a Cavendish. Però non scherziamo: Nibali ha dimostrato di essere un campione. Lo definirei un "campione tradizionale" perchè legato a valori di serietà e meticolosità che sono cosa di altro tempo. Domani una bella prima pagina nella neve se la merita proprio".

Cosa è cambiato nella testa Nibali?

“E’ cambiata la sua consapevolezza nel sapere di poter raggiungere grandi risultati" 

Forse anche il cambio di squadra può averlo aiutato?

"Può essere, però è anche vero che si è portato dietro molti uomini. Credo che sia semplicemente maturato. Aver vinto il Giro del Trentino contro Wiggins devo avergli dato l'ultima conferma che cercava in vista del Giro. La cosa incredibile è che ha raggiunto una grande sicurezza rimanendo umile. Oggi è andato a parlare con i gregari delle altre squadre quando di solito la maglia rosa parla solo con i capitani. E’ una sfumatura che la dice lunga sulla sua personalità".

E adesso quali saranno le aspettative su Vincenzo?

“Ora la stagione di Nibali è tutta incentrata sul Mondiale di Firenze. Al Tour non ci sarà ma alla Vuelta non potrà tirarsi indietro, e se dovesse averne ancora potrebbe anche provare a vincere".

Chi sono stati i top e i flop di questo Giro?

“Tra quelli che mi hanno sorpreso metterei sicuramente Paolini. Alla prima apparizione ha vinto una tappa e ha portato la maglia rosa per diversi giorni. Il flop invece credo sia stato Pozzato. A livello atletico non c'era proprio. La sorpresa in negativo forse sono stati i colombiani, e poi ovviamente Hesjedal e Wiggins...".

Cos'è successo al vincitore del Tour 2012 e medaglia d'oro di Londra?

"Di solito su quelli che si ritirano causa problemi di salute non si piuò dire nulla. Francamente non si è capito cosa gli sia successo".

Una cosa però si è capita: che l'inglese non sopporta la pioggia...

"Sotto l'acqua, e ne è venuta giù parecchia quest'anno, a tratti è stato imbarazzante. Non ne ho parlato direttamente con lui ma il suo entourage mi ha confessato che quando Wiggins ha visto gli altri cadere si è preso una tale paura da perdere il controllo del mezzo. Quando è scivolato pure lui a quel punto è andato completamente fuori fase".

E per quanto riguarda il campione uscente Hesjedal?

"Credo che lui avesse dato tutto durante lo scorso Giro. Quest'anno invece è stato un vero flop, non è mai stato veramente in gara. Diciamo che Wiggins non lo boccio, Hesjdeal invece sì".

Parliamo del maltempo. Quanto ha condizionato il Giro d’Italia?

"Francamente dal 1971, ovvero da quando mi occupo di ciclismo, non ricordo una cosa del genere. Ci sono state edizioni con due o tre giornate di brutto tempo, soprattutto in quota, ma qui sono state annullate salite, Stelvio e Gavia su tutte, e una tappa (quella del Tonale ndr) veramente decisive. Non mi sento di criticare le decisioni degli organizzatori ma forse dal prossimo anno bisognerà ripensare il disegno del Giro. In italia ci sono salite bellissime, vedi il Mortirolo, senza bisogno di andare per forza oltre i duemila metri".

Quali sono stati i momenti che l'hanno emozionata di più?

“Una sola parola: Visconti. Sia per la prima che per la seconda vittoria di tappa. Mi sono emozionato (Magrini in telecronaca si è quasi commosso ndr) per tanti motivi. Innanzitutto perchè c'è un rapporto personale e poi perchè nonostante i tanti problemi che ha avuto, tra cui il ritiro dello scorso anno, si è allenato con i metodi di uno che voleva spaccare il mondo e alla fine ce l'ha fatta. Lui e Nibali sono due siciliani diversi che ai Mondiali potrebbero farci divertire".

Tante note positive quindi...

"Per quanto riguarda gli italiani di sicuro. Sia per i vari Diego Rosa e Fabio Aru (quinto sulle Tre Cime ndr) ma anche per uno come Elia Viviani che si è confermato a grandi livelli".

 Viviani sfortunato dall’avere di fianco, nelle volate, uno come Cavendish...

"Si sta scontrando con il più forte di tutti. Cavendish mi è piaciuto tantissimo in questo giro, anche perchè l’ambiente che ha trovato nell’Omega gli ha fatto completamente cambiare atteggiamento. E’ più disponibile, rilassato, si ferma e scherza con tutti. Se a Brescia dovesse vincere la quinta tappa sarebbe l'ennesima impresa di un fenomeno. Viviani però deve stare tranquillo perchè arriverà anche il suo momento...".

Purtroppo al Giro ci sono stati anche due casi di doping. Uno ha riguardato Di Luca, che lei conosce bene...

“Premetto che se venisse applicato il mio pensiero questa cosa non sarebbe successa. Se non altro perché Di Luca sarebbe già stato radiato da tempo. Chi mi segue sa che non sono un giustizialista, ma la positività all'Epo non è una cosa su cui essere tolleranti. Dal punto di vista umano invece sono preoccupato per lui. Era riuscito a rialzarsi, a ritrovare stimoli e squadra e poi ci ricasca di nuovo? Certo le analisi dovranno essere confermate, ma a Colonia è difficile che si sbaglino".

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