Cal Crutchlow
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MotoGP, Cal Crutchlow: "Smetto quando vado a scuola (per accompagnare mia figlia)"

A pochi giorni dalla gara di casa, il pilota inglese del team LCR Honda si racconta

Un anno fa, sulla pista di Brno, Cal Crutchlow vince la sua prima gara nel Motomondiale. Il GP successivo, a Silverstone, sua tappa di casa, si piazza secondo, e un paio di mesi dopo il rider di Coventry sale di nuovo sul gradino più alto del podio, a Phillip Island. Una casualità, se il doppio successo arriva proprio nel 2016, dopo 6 stagioni di MotoGP? No, lo ammette anche il 31enne campione del mondo Superport 2009. A dargli la motivazione per tagliare il traguardo davanti a tutti è stata la "gioia più grande della vita": diventare papà di Willow, nata il 2 agosto e mascotte del team LCR Honda.

"Un pilota perde un secondo a ogni figlio che gli nasce" diceva Enzo Ferrari: sei la prova del contrario.

Vero, l'anno scorso è stato da incorniciare, con due vittorie, due secondi posti e il settimo piazzamento nel Mondiale. In questa stagione sono salito una volta sul podio, terzo in Argentina, però mancano sette Gran Premi e ho il potenziale per vincere. Sono sicuro di lavorare bene, in più ho la tranquillità di avere già rinnovato il contratto per il 2018.

Non sarai più l'unico pilota nel box (lo affiancherà il giapponese Takaaki Nakagami, al settimo anno nella Moto2, ndr). Sei contento della decisione di Lucio Cecchinello?

Sì, credo sia la soluzione migliore: finalmente avrò accanto qualcuno con cui dividere le responsabilità.

A proposito di responsabilità: quando sei sulla griglia di partenza, non pensi a tua figlia?

No, quando monti in sella, la concentrazione deve essere totalmente rivolta alla gara. Altrimenti meglio appendere il casco al chiodo.

Ti è mai passato per la testa di farlo?

Mi diverto ancora troppo per ritirarmi. Ma so quando probabilmente accadrà.

Cioè?

Quando Willow andrà a scuola: voglio essere io ad accompagnarla e questo mestiere da globetrotter non me lo permetterebbe.

Quindi tra 5 anni come ti immagini?

Non ho idea di cosa farò, a parte che abiterò California, dove ho una casa: con mia moglie Lucy e nostra figlia sverno lì, per scappare dal freddo dell'Europa.

Adesso dove vivete?

Sull'Isola di Man. Trascorriamo anche qualche settimana in Toscana, che diventa la nostra base durante il periodo in cui si svolge la gara del Mugello, per esempio. Ho comprato un casale a Buriano, vicino a Mark Cavendish (campione del mondo di ciclismo su pista, ndr) con cui mi alleno in bici tutti i giorni.

La famiglia ti segue in tutte le tappe del campionato?

In quelle europee: le trasferte oltreoceano sono faticose per la piccola, nonostante sia una viaggiatrice eccezionale. Siamo davvero fortunati: non si lamenta mai, sorride sempre e il paddock le piace un sacco. Soprattutto l'hospitality: ha una zona tutta sua piena di giochi e ci sta molto volentieri, con lo staff e gli ospiti che la coccolano.

Quando Willow è in circuito, non ti toglie tempo al lavoro?

Nemmeno un attimo, perché ci ritagliamo i nostri spazi durante il giorno e la sera.

Tua figlia non ti ha cambiato come pilota; come uomo, invece?

Sì, in meglio. Sono senz'altro più calmo: la priorità è lei e le scocciature e i problemi che mi stressavano ora mi scivolano addosso. Nella classe regina siamo genitori soltanto io e Andrea Dovizioso, eppure non siamo pochi sulla trentina: sai perché i piloti non hanno fidanzate, mogli o figli?

Perché?

La pensano come Ferrari e sono egoisti: tutto ruota intorno a loro stessi e alla moto. Io corro per me, per passione, ma anche per mia figlia: voglio offrirle il meglio, desidero per lei un futuro sereno e lavoro per lasciarle un bel gruzzolo in eredità.




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