MotoGP

I miti dei campioni della classe regina

Finalmente gli appassionati italiani del Motomondiale potranno vedere da vicino i loro idoli. Ma chi sono i miti dei campioni della MotoGP? Li sveliamo qui.

L’idolo per eccellenza delle due ruote è Valentino Rossi, non c’è dubbio: atteso per ore nel paddock da folle di tifosi, acclamato dalle tribune come una rockstar, persino Brad Pitt sogna di essere il pilota di Tavullia e il fuoriclasse della Formula 1 Mark Webber l’ha definito “La leggenda”.
Anche gli altri campioni della MotoGP, però, godono di una certa fama, come Jorge Lorenzo, che ha superato quota 450.000 follower su Twitter, o Andrea Dovizioso: per tenere aggiornati i fan in tempo reale, pubblica di continuo foto, interviste e commenti sul sito ufficiale e sulla pagina Facebook. Ma chi sono i miti degli assi della MotoGP? L’abbiamo chiesto a loro, in attesa di ammirarli domenica al Mugello, nona tappa di questo Mondiale 2012 che non finisce mai di sorprendere.

I due rider del team ufficiale Repsol Honda condividono la passione per Mick Doohan. Australiano come il suo eroe, Casey Stoner dichiara: “È stato straordinario sia per la forza che ha dimostrato nel tornare a gareggiare dopo il terribile incidente sia per i trionfi”. Tra i colleghi, il campione del mondo in carica che a fine stagione appenderà il casco al chiodo apprezza il compagno di squadra: “Nessuno meglio di Dani rialza la moto in uscita dalla curva. Sfida la forza di gravità e mi stupisce ogni volta che lo vedo in azione”.

Dani Pedrosa aggiunge "Doohan è stato straordinario per combattività e classe” e ricambia il complimento di Stoner: “Stimo Casey perché va forte come un missile in qualsiasi condizione”. Infine, lo spagnolo non dimentica Valentino Rossi, “eccezionale per il contributo che ha dato al nostro sport”.

L’idolo non cambia per Alvaro Bautista, che ha preso il posto di Marco Simoncelli nella squadra San Carlo Honda Gresini: “Doohan ha conquistato cinque titoli dopo una lesione gravissima, un vero fenomeno”.

Doohan, che segue Valentino Rossi e Giacomo Agostini nella classifica dei piloti più vincenti della storia della classe regina, rappresenta il modello anche per la stella nascente del Motomondiale Cal Crutchlow, alla seconda stagione nel team privato Yamaha Tech3 di Hervé Poncharal. “Doohan non aveva rivali e, con il suo coraggio da leone, si è dimostrato un grande uomo dentro e fuori i circuiti. Però, come posso dimenticare Rossi? Quando io mi stavo affacciando sui tracciati, lui era già al top, un cannibale, un esempio”.

Le parole di Andrea Dovizioso, alla prima stagione in sella alla Yamaha, identica scuderia satellite dell’inglese, sono una vera sorpresa. Gli addetti ai lavori non perdono l’occasione di rimarcare l’antipatia tra “Dovi” e “Il dottore”, eppure il forlivese rivela di ammirare su tutti Valentino Rossi: “Il motivo è semplice, in tanti anni di carriera ha vinto moltissimo. In più, a Stoner invidio in senso buono la velocità”.

Il campione del mondo 2006 Nicky Hayden del Ducati Team elogia Casey Stoner, “fa girare il motore al massimo con una rapidità incredibile”, trova pregi in Jorge Lorenzo, “la sua solidità e la consistenza costituiscono un tesoro prezioso”, Dani Pedrosa, che “guida come sul velluto” e Valentino Rossi “praticamente perfetto!”. Poi, “Kentucky Kid” chiude con un eroe del passato: “Il mio punto di riferimento resta Kenny Roberts: in pratica, ha aperto il varco a noi americani. È stato il primo pilota statunitense a entrare nell’ambiente e devo ringraziare lui e a Gary Nixon, se mi trovo qui”.

Alla scuderia di Borgo Panigale appartiene dal 2011 Valentino Rossi. Per lui, altro mito a stelle e strisce: “Mi è sempre piaciuto Kevin Schwantz, come pilota e come uomo. Perché non si prendeva mai troppo sul serio. Condivido il suo stile: siamo amici da parecchio, ormai, ed è rimasto una persona speciale”.

Identico nome per “Texas Terror” Ben Spies, della squadra ufficiale Yamaha Factory Racing: “Schwantz è il pilota con cui sono cresciuto, non mi perdevo una sua gara in tv e ho la fortuna di essere diventato suo amico. Oltre all’amore per la moto ci lega quello per la bicicletta: Kevin è uno degli sponsor del mio team Elbowz Racing Elite Cycling, iscritto al National Series americano, e spesso pedaliamo insieme per allenarci”.

Il campione del mondo 2012 e attuale capoclassifica Jorge Lorenzo, che divide il box con Spies, rivela: “Max Biaggi era il mio eroe quando ero bambino e ancora oggi nutro per lui una stima esagerata: a 41 anni lotta senza risparmiarsi e continua a vincere”.

Due i miti di Héctor Barberà, rider unico del Pramac Racing Team, al debutto nella classe regina: "Loris Capirossi e Alex Barros. Per la loro carriera interminabile e per il comportamento: il loro rispetto verso gli avversari andava al di là dello sport, erano interessati agli uomini, non ai rider”.

Michele Pirro, che guida la CRT – categoria all’esordio nel Mondiale, come il rider pugliese – della scuderia San Carlo Honda Gresini non ha preferenze: “Semplicemente, apprezzo tutti i piloti che azzardano un sorpasso difficile o un’entrata al limite perché conosco bene i rischi che bisogna prendere per osare”.

Un altro esordiente nella classe regina, Stefan Bradl, della squadra satellite LCR Honda, gioca in casa: “Il mio idolo è papà Helmut (vicecampione del mondo nella 250 nel 1991, ndr). Mi ha trasmesso la passione per questo sport e mi ha spinto a seguire le sue orme. Al padre, il tedesco aggiunge un campione delle quattro ruote: Ayrton Senna. “I documentari sul re della F1 mi hanno permesso di conoscere il suo carattere da guerriero. Talento puro nella monoposto, combatteva fino all’ultimo. Era un tipo che non mollava mai, insomma. Come nella vita: arrivare dal Brasile e farsi largo in Europa a quell’epoca era un’impresa impossibile. Non per lui”.

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