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L'Italia ringrazia Mario e Antonio, talenti ribelli che Lippi bocciò

Italia trascinata da Cassano e Balotelli esclusi da Lippi nel 2010 per questioni caratteriali. Prandelli più coraggioso dell'ex CT, ma non basteranno per arrivare fino in fondo

Balotelli

Bonucci zittisce Balotelli dopo la rete all'Eire – Credits: La Presse

Nella lontana Cina a Marcello Lippi saranno fischiate le orecchie. L'Italia corre verso i quarti grazie al talento e alle prodezze degli uomini che Marcello non ebbe il coraggio di portarsi in Sudafrica due estati fa. Cassano era stato bocciato dal gruppo dei senatori: troppo ingombrante il suo carattere, più scomodo anche di una stagione di grazia che si era lasciato alle spalle senza colpi di testa e con gol e assist per la sua Sampdoria. Fuori per un litigio passato? Questione di pugni e discoteche? L'Italia si divise salvo poi assistere impotente al crollo di un gruppo senza anima.

Sarebbe servito Cassano al posto di Quagliarella? Certo. E Balotelli, fresco campione di tutto con l'Inter malgrado le liti con Mourinho, al posto di Iaquinta, Borriello o Gilardino? Certo che sarebbero serviti. Almeno ad evitarci l'umiliazione di essere rimandati a casa da Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda. Lippi, però, non ebbe il coraggio di andare oltre le etichette e così Antonio e Mario guardarono quel Mondiale in televisione sacrificati sull'altare del gruppo e della sua inviolabilità.

Il rischio è che la suggestione di aver cancellato gli incubi dell'eliminazione proprio grazie ai colpi ribelli di Cassano e Balotelli faccia perdere di vista l'equilibrio precario in cui il gruppo azzurro di Prandelli vive. E' giusto celebrare il colpo di testa di Antonio che ha spianato la strada nel momento più difficile ed è corretto gioire per la rovesciata di SuperMario finita sulle prime pagine di mezzo Europa. In fondo la faccia bella dell'Italia volata ai quarti di finale sono loro e averli portati Polonia malgrado tutto è un merito che il nostro ct può concedersi senza vergogna soprattutto se paragonato alle scelte di chi lo ha preceduto.

I festeggiamenti, però, si devono fermare qui perché il Cassano di queste prime tre gare è lontano da quello che ha fatto innamorare mezza Italia. Dura al massimo un'ora prima di andare in debito d'ossigeno, cosa normale per un ragazzo che ha trascorso cinque degli ultimi sei mesi a riposo lottando contro un fantasma subdolo e pericoloso. La sua terza marcatura in una fase finale europea (numero da record per la nazionale) e per uno scherzo del destino nell'occasione giusta per cancellare, speriamo per sempre, le lacrime di rabbia e frustrazione che avevano accompagnato la sua uscita dal campo nel 22 giugno 2004 passato alla storia come la 'notte del biscotto'. Si è trasformato in leader? No. Può essere un trascinatore sino alla finale? Difficile con un'autonomia così limitata. Però Antonio ha ritrovato il passo dell'artista e sta ripagando Prandelli della fiducia concessa con l'unica moneta che ha.

Balotelli è ancora un passo indietro. Bocciato contro Spagna e Croazia, il suo quarto d'ora contro l'Irlanda è stata la sintesi di un carattere impossibile. Ha litigato con tutti. Rischiato il rosso per una gomitata appena accennata, segnato la rete della sicurezza e trovato il modo di farsi censurare in mondovisione. Ringrazi Bonucci che gli ha tappato la bocca evitandogli oggi una giornata a nascondersi dagli interrogativi di chi non ha capito (o ha capito benissimo) a chi erano indirizzati gli insulti bloccati dal compagno di squadra. Balotelli è ancora un corpo non completamente integrato in questa nazionale. Talento a volte esaltato e più spesso sopportato.

"Adesso Mario è felice" raccontavano alcuni compagni negli spogliatoi. Gli stessi che avevano raccolto i suoi sfoghi prima di entrare in campo. Prandelli ha visto e sentito tutto. A differenza di Lippi ha scelto di non sacrificare il talento sull'altare della squadra. Un azzardo che a Poznan ha pagato. Forse non basterà per arrivare in fondo però va la pena provarci. Con tanti saluti a Lippi e al fantasma di Sudafrica 2010.

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