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Il solito Ibra: flop e polemiche

Svezia eliminata e Zlatan deludente: separato in casa con i compagni, non decisivo come spesso nei grandi appuntamenti. Adesso cosa farà? Il suo 2012 senza vittorie e la voglia di cambiare tutto

L'uscita a testa bassa di Ibrahimovic dopo la sconfitta contro l'Inghilterra – Credits: Ap Photo

Manca ancora la formalità della sfida alla Francia, poi Ibrahimovic potrà chiudere le valigie e mettersi alle spalle una stagione a suo modo storica, la prima da perdente di tutto. Niente scudetto, niente Champions League e niente Europeo. Non che la Svezia partisse per vincere, però nemmeno era prevista l'eliminazione in meno di una settimana come un'Irlanda qualsiasi. Invece è accaduto e nemmeno lo Zlatan schiumante di rabbia di questi giorni ha saputo invertire il destino dei suoi.

Lo attendono processi e domande scomode anche se la più importante se la sta certamente ponendo da solo. Come reagirà all'ennesimo flop internazionale sancito dall'uscita a testa bassa dal campo di Kiev dopo la sconfitta contro l'Inghilterra che ha buttato la Svezia fuori dall'Europeo? Una maledizione che lo insegue dall'inizio della sua carriera. Non solo la Champions League. Anche le grandi manifestazioni per nazionali lo hanno respinto costantemente e non solo per colpa della qualità media di un gruppo che mai ha avuto la possibilità vera di arrivare fino in fondo.

Zlatan ha spesso fatto scena muta e ora, a quasi 31 anni, potrebbe essere arrivato all'ultimo giro di valzer. In Brasile nel 2014 (ammesso che la Svezia ci arrivi) e ancor di più ad Euro 2016 il rischio è che sia troppo tardi. Già una volta lo svedese reagì d'istinto a una cocente delusione. Fuori dal Mondiale sudafricano annunciò il ritiro dalla nazionale salvo fare un passo indietro dopo pochi mesi e tornare con la promozione a capitano sul campo. Adesso potrebbe anche ripensarci perché le cronache di questo mese vissuto in Polonia e Ucraina raccontano di un giocatore nervoso e irritabile al limite della rissa, separato in casa rispetto a molti compagni accusati da lui di non essere allo stesso livello e di atteggiamenti poco professionali.

Insomma il solito Ibra con la differenza che anche a Stoccolma si chiedono come mai, appena fuori dal giardino di casa rappresentato dai campionati vinti in serie, non riesca mai a fare la differenza. E' capitato anche in nazionale. Era poco più di un ragazzino nel 2002 quando la Svezia venne buttata fuori a sorpresa dal Senegal in Giappone e Corea. Titolare ad Euro 2004 con tanto di gol di tacco all'Italia (e rete alla Bulgaria) ed errore dal dischetto nei quarti contro l'Olanda: Svezia a casa. Poi il Mondiale del 2006 in Germania: 4 presenze e nessuna firma. Fuori contro la Germania e bocciato dalla stampa e dalla critica. Euro 2008? Due reti ed eliminazione nel gironcino ad opera della Russia. Poi la delusione della mancata qualificazione per il Sudafrica e adesso il doppio k.o. contro Ucraina e Inghilterra con l'aggravante della sfida diretta persa con un altro monumento della storia milanista come Shevchenko.

A tratti trascinatore e a volte irritante, Zlatan visto a Kiev è stato identico a se stesso e alla fine se ne è andato a testa bassa come tutte le altre volte. Perché non riesca mai a essere decisivo? La domanda se la fanno ormai anche a Stoccolma ma il rischio è che il tempo sia scaduto. Il rapporto con la nazionale potrebbe essere arrivato al capolinea. Non è mai stato semplice e di sicuro Ibra lo ha sofferto. La Svezia non ha cambiato il suo destino e lui non ha scritto la storia sportiva di una nazione che non ha nel pedigree la possibilità di vittoria ma che senza di lui è stata capace di tre podi mondiali (l'ultimo nel 1994 quando Ibra era un ragazzino), una semifinale europea (1992) e qualche soddisfazione olimpica.

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