Bianchi
Formula 1

Suzuka 2014, l'ultima corsa di Jules Bianchi

La Formula 1 fa tappa in Giappone sul circuito che fu teatro lo scorso anno del tragico incidente che coinvolse il pilota francese di scuola Ferrari

Ci sono momenti in cui fai fatica ad accettare la verità che ti impone il destino. Momenti in cui il respiro si fa instabile per l'emozione e non puoi fare a meno di farti prendere dallo sconforto, perché è troppo il dolore per badare alla forma. Momenti in cui ci sei, ma è come se non ci fossi. La pista di Suzuka, sede del prossimo duello tra la scoppiettante Ferrari di Sebastian Vettel e l'ammaccata Mercedes di Lewis Hamilton, è stata lo scenario da brividi di uno degli eventi più tragici degli ultimi vent'anni di Formula 1. Storia del 5 ottobre 2014. Era domenica, giorno di gara e di pioggia, tanta pioggia. Al giro 43, la Marussia di Jules Bianchi, cadetto dell'Accademy Ferrari, scommessa già vinta dalla scuderia di Maranello, esce di pista nello stesso punto in cui poco prima era uscita la Sauber di Adrian Sutil, incrociando sulla sua strada la gru che stava caricando la monoposto del pilota tedesco. L'impatto è violentissimo. E sorprende tutti. Anche le telecamere della regia internazionale, che inquadrano quella curva maledetta soltanto alcuni secondi dopo. I medici, l'ambulanza, la tragedia che si compie sotto gli occhi di milioni di persone. Jules se n'è sta andando. Jules non tornerà più.

 

L'incidente, la gara interrotta, le polemiche 

Bandiera rossa e gara interrotta. Vince Hamilton, che dà una spallata al compagno di squadra Nico Rosberg nella corsa a due per il titolo mondiale, ma non importa a nessuno. Bianchi viene ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Yokkaichi. E' un ragazzo coraggioso, Jules, si aggrappa alla vita con tutte le sue forze. Tuttavia, la situazione è disperata. Colpa di un bruttissimo ematoma al cervello che mette in discussione tutto, sopravvivenza e futuro. E mentre lui, Jules, fa del suo meglio per non lasciarsi trasportare in mare aperto dalle onde della notte, fuori e dentro la pista monta la polemica, che divide e infiamma. C'è chi sostiene che l'incidente si poteva evitare con l'ingresso tempestivo sul circuito della safety car. Colpa della direzione-gara, che avrebbe dovuto e non ha fatto, l'abbrivio. C'è invece chi si appella al fato e spiega che fatti del genere non sono prevedibili. Accadono e basta. Ché la Formula 1 è un gioco da grandi e chi ha paura si faccia da parte. Bianchi è in coma. Lui no, non può dire la sua. 

La commissione d'inchiesta Fia: colpa di Jules

La Fia risponde al fuoco incrociato di media e appassionati istituendo una commissione d'inchiesta per chiarire l'accaduto e distribuire le responsabilità. Ne fanno parte, tra gli altri, Ross Brawn, Stefano Domenicali ed Emerson Fittipaldi. Esperti dal pedigree ricco di gloria, non dilettanti allo sbaraglio. A dicembre, la sentenza: Bianchi non ha rallentato come avrebbe dovuto in regime di bandiera gialla. Se l'avesse fatto, non sarebbe finito fuori pista. La gru? Stava facendo il suo lavoro. E ancora, dice il rapporto: le procedure adottate in seguito all’incidente di Sutil sono state in linea con le norme e la loro interpretazione a seguito di 384 incidenti negli 8 anni precedenti. Non c’erano ragioni apparenti per le quali sarebbe dovuta uscire la safety car prima o dopo l’incidente di Sutil. Tutto chiaro. Ha sbagliato Bianchi. Che nel frattempo è stato trasportato all'ospedale di Nizza, a due passi da casa. Non è più in coma, ma non ci sono i margini per sperare nel miracolo. Il 18 luglio, poco più di due mesi fa, il messaggio della famiglia su Twitter: "Jules ha combattuto fino all'ultimo, come ha sempre fatto, ma oggi la sua battaglia è giunta al termine. Il nostro dolore è immenso ed indescrivibile". Addio Jules. Non ti dimenticheremo mai.

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