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Formula 1

Gp Giappone: dominio Vettel, Alonso fuori

Il  pilota della Ferrari è costretto al ritiro a causa di un incidente  alla  prima curva e ora ha soltanto 4 punti di vantaggio sul campione  del  mondo in carica

Vettel al termine della gara. Per lui, secondo successo consecutivo (AP Photo/Greg Baker)

Pole position, gara e giro più veloce. Sebastian Vettel, il campioncino della Red Bull che proprio non ne vuole sapere di lasciare a qualcun altro il titolo iridato, firma la tripletta al Gran premio del Giappone.

Sul circuito di Suzuka, pista che gli ha già regalato risultati straordinari (due vittorie e un terzo posto, quello dell’anno scorso), fa tutto lui. Domina la corsa in lungo e in largo e macina record su record. Lui davanti in solitaria dal primo all’ultimo giro, tutti gli altri dietro a raccogliere quanto più possibile. Adrian Newey, il genio della lampada al servizio della scuderia della lattina, è autore dell’ennesimo piccolo grande miracolo di ingegneria. La Red Bull, grazie alle sue ultime intuizioni, ha di nuovo le ali.

Bene Felipe Massa, che taglia il traguardo al secondo posto al termine di una corsa accorta e misurata, ma soprattutto funzionale ed efficace. Il brasiliano della Ferrari, prossimo a ricevere il benservito da Maranello, torna sul podio a distanza di quasi 2 anni. Come dire, eccolo, c’è ancora, qualcosa si muove. Massa ha scalato in gara 8 posizioni rispetto alla griglia di partenza. Meglio di così, inutile nasconderlo, difficile potesse andare. Chapeau.

Terzo il giapponese della Sauber, Kobayashi, che non avrebbe potuto chiedere di più alla sorte. Primo podio in carriera a due passi da casa. Pubblico in tripudio. Non accadeva da 22 anni che un pilota del Sol levante chiudesse la gara tra i primi tre. Sauber sempre più protagonista. Rivelazione assoluta del Mondiale 2012.

Tanta gioia per chi sale sul podio, tanta tristezza per chi non è nemmeno riuscito a concludere la gara. Alla prima curva, complice uno sgambetto al limite della regolarità di Raikkonen, finisce gambe all’aria Fernando Alonso. Gomma bucata, macchina che finisce fuori pista e che non può tornare sul cemento. Un dramma. Sportivo, si intende, ma pur sempre un dramma. Perché Alonso, in testa al mondiale piloti, tutto si poteva augurare tranne che di alzare bandiera bianca a pochi metri dal via. “Oggi è toccato a noi, magari alla prossima toccherà agli altri - dichiara il pilota spagnolo prima di raggiungere l’albergo -. Mancano 5 gare alla fine della stagione, dobbiamo lavorare duro per riuscire a fare meglio degli altri”. Musi lunghi e una disperazione che per poco non diventa pianto. Ora Vettel è a meno 4 e sbagliare non è più possibile.

A proposito di Lotus. Se Raikkonen costringe Alonso al ritiro, Grosjean, il compagno di squadra che i colleghi vedono con il fumo negli occhi ormai da tempo a causa della sua inclinazione a fare danni al semaforo verde, non perde l’occasione di combinarne una delle sue. Nello stesso punto in cui Alonso incontra la terra, il francese spinge Webber e Rosberg a un incidente che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. Va male a tutti e tre. Grosjean e Webber ricominciano a lottare dalla coda della corsa, mentre il tedesco numero 2 della Mercedes non può far altro che raggiungere i box per guardare la gara dalla tv. “Ancora Grosejan”, il commento laconico di Rosberg. Insomma, un altro mattone nel muro.

Le McLaren? Così così. Button fa a sportellate per l’ultima parte della gara con Kobayashi per il terzo posto, salvo poi accontentarsi della posizione successiva, perché altro non si poteva fare. Hamilton è subito dietro, chiuderà quinto, ma non dà mai la sensazione di poter fare qualcosa di più. “Colpa sua, l’assetto l’ha scelto lui”, spiegano gli uomini della scuderia inglese in una nota stampa che diffondono prima del gran premio. Ormai la frattura si è consumata. Ognuno per la sua strada. Fra 7 giorni la F1 farà tappa in Corea. Un’altra levataccia per il popolo dei motori.

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