Volley femminile in crisi, con i mondiali alle porte

Si può partire da ieri, dall’ottavo di finale di Coppa Italia giocato tra Giaveno e Urbino: partita intensissima, finita 3-0 sul campo. Fuori, invece, il risultato è un altro: 44 contro 10. Sono infatti queste, stando a quanto riferiscono i …Leggi tutto

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epa03328200 Italy's Paola Croce reacts at the end of the Women's Preliminary Round match between Italy and Japan at the London 2012 Olympic Games Volleyball competition, London, Britain, 30 July 2012. Italy defeated Japan. EPA/ROBERT GHEMENT

Si può partire da ieri, dall’ottavo di finale di Coppa Italia giocato tra Giaveno e Urbino: partita intensissima, finita 3-0 sul campo. Fuori, invece, il risultato è un altro: 44 contro 10. Sono infatti queste, stando a quanto riferiscono i siti specializzati, le percentuali di stipendio pagate da due delle migliori squadre della pallavolo femminile italiana alle rispettive atlete.

I numeri, si sa, non mentono mai. Anche quando raccontano storie apparentemente distoniche, come quella del volley italiano. Da un lato, la disciplina sportiva “in rosa” con il maggior seguito in termini di pubblico pagante, spettatori televisivi e afflusso degli sponsor. Dall’altro, una realtà in crisi nera dal punto di vista economico.

Ecco i fatti: due società di serie A1 (la leggendaria Modena, già serbatoio della nazionale azzurra, e Crema) virtualmente fallite; un altro team (Chieri) penalizzato di un punto per inadempienze organizzative e amministrative; un altro (Giaveno) probabilmente costretto alla fusione per non sparire dai radar del professionismo; infine una giocatrice, Paola Croce, che cambia squadra due volte in una stagione e fa volare gli stracci in pubblico lamentandosi di stipendi non pagati. Nella polemica è entrato anche il presidente federale Carlo Magri, che la settimana scorsa ha respinto ogni ipotesi di commissariamento del suo ruolo.

Paola Croce con la maglia della nazionale di volley femminile (credits: Robert Ghement/Epa/Ansa)

Tutto questo accade in Italia, dove il volley – sia maschile che femminile – è sport popolare e praticatissimo a livelli giovanili: certo, da questo punto di vista come ogni altra disciplina sportiva può guardare il calcio a distanza, ma riesce comunque ad avere un seguito ampio, specie quando gioca la Nazionale, alla quale non sono mai mancate le soddisfazioni. Altro particolare da non sottovalutare, tra un anno sarà proprio il nostro Paese a ospitare i mondiali di categoria, e nonostante gli sforzi di Magri il biglietto da visita, nella penultima stagione prima della kermesse, non è dei migliori.

Cosa è successo? La pallavolo, come quasi tutte le altre discipline sportive in Italia, paga i tagli dei contributi alle federazioni previsti dal Coni per il 2012: nelle casse della Fipav lo scorso anno sono arrivati quasi 800 mila euro in meno rispetto al 2011, quando alla Federvolley furono erogati 3,88 milioni (nel 2012 sono stati 3,09). Un taglio superiore al 20%, come per il calcio, l’atletica, il nuoto o il basket.
La pallavolo è però il terzo sport italiano per numero di tesserati, secondo solo all’onnivoro pallone, con 327 mila atleti affiliati alla Fipav. Un patrimonio di giocatori e appassionati che tuttavia non basta ad arginare la crisi.

Come dimostrano anche la difficoltà a siglare contratti televisivi soddisfacenti e la fuga degli sponsor. Ultimo caso quello del main partner del campionato, MasterGroup, che ha avanzato una richiesta di riduzione per danno del contributo che annualmente versa alla Lega, chiedendo di diminuire di circa il 100 mila euro il proprio impegno finanziario annuo proprio a causa della scomparsa di due team. Soldi che mancheranno alla chiusura del bilancio 2012, insieme a quelli delle fideiussioni necessarie a coprire almeno una parte degli stipendi non pagati da Modena e Crema alle loro giocatrici.

La crisi, infatti, non si limita a colpire le società. Spulciando i conti della Federvolley (che riguardano il settore sia maschile sia femminile), infatti, si scopre che il bilancio 2011, l’ultimo ad oggi disponibile, registra una perdita di esercizio di oltre 500 mila euro, a fronte di un bilancio previsionale in pareggio economico.
Non solo: il saldo debiti/crediti è negativo per circa 7 milioni. Risultato? Al 31 dicembre del 2011, gli utili provenienti dagli esercizi precedenti corrispondevano a quasi 3 milioni di euro, e sono stati quindi impiegati per ripianare il passivo. Difficile pensare che la situazione migliorerà con i prossimi rendiconti, considerate anche le royalties da pagare per la rassegna iridata.

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