Sponsor, nuovi stadi e paracadute: la serie B riparte

Passare per i parenti poveri non è mai bello. Soprattutto se anche il parente teoricamente ricco, ormai, ha le tasche bucate e non è più in grado né di prestarti soldi né di metterci una buona parola per te con …Leggi tutto

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Passare per i parenti poveri non è mai bello. Soprattutto se anche il parente teoricamente ricco, ormai, ha le tasche bucate e non è più in grado né di prestarti soldi né di metterci una buona parola per te con banche e negozi. La parabola vissuta negli ultimi anni da serie B, LegaPro (le ex C1 e C2) e campionati dilettantistici lo dimostra ampiamente.

Budget ridotti all’osso e scarsa attenzione alla mutualità da parte dei “fratelli maggiori” della serie A stanno mettendo a rischio la sopravvivenza dei nostri serbatoi calcistici. Che – e in questo la discontinuità con il parente ricco è nettissima – puntano a riforme strutturali per provare a uscirne con le proprie gambe. Andiamo con ordine.

I presidenti della Lega B, Andrea Abodi (a sinistra) e della Figc, Giancarlo Abete. (credits: LaPresse)

La seconda serie è la categoria che ha fatto i maggiori sforzi per dotarsi di una veste nuova ed economicamente sostenibile. La Lega B, ormai dotata di una propria struttura autonoma e separata da quella della serie A, è giunta al secondo anno di una lucrosa partnership con l’operatore di scommesse BWin e ne ha appena inaugurata una seconda che prevede il cobranding con Citan, il van del gruppo Volkswagen. Cifre non ne sono state fatte neanche in questo caso, ma tra cambi merce e introiti da sponsorizzazione siamo certamente nell’ordine di alcuni milioni di euro che faciliteranno il percorso verso l’autonomia finanziaria.

Per molti anni, infatti, la serie B si è retta soprattutto sulla cosiddetta mutualità, cioè il trasferimento di fondi, principalmente introiti televisivi, da parte della categoria superiore. Mentre i club più blasonati, retrocessi l’anno prima, godevano di un contributo straordinario capace di ammortizzarne la caduta in un campionato molto meno redditizio.

Tutto questo finora non è bastato: anche se i ricavi restano significativi (350 milioni di euro al termine del campionato 2011/2012), risultano pari a poco più del 24% di quelli della massima serie e, per di più, sono superiori ai costi di gestione causando uno sbilancio di oltre 73 milioni l’anno. Non molti, certo, se divisi tra 24 squadre. Ma difficili da sostenere nel lungo periodo, visto che le entrate dei singoli team restano asfittiche, tra presenze allo stadio in calo e contratti televisivi ancora poco premianti.

La via d’uscita arriva dall’Inghilterra e da un sistema calcistico più evoluto e, probabilmente, più organizzato del nostro. Lo scorso aprile, infatti, le società affiliate alla Championship (serie B inglese) hanno raggiunto un accordo per l’applicazione nazionale del fair play finanziario recependo, con le dovute modifiche, il relativo regolamento Uefa. E proprio pochi giorni fa hanno trasmesso alla federazione calcistica i primi bilanci.

Naturalmente tra il dire e il fare ci sono di mezzo i conti in rosso, ma questa è la strada che la Lega B, guidata da Andrea Abodi, vorrebbe intraprendere. Per questo pochi giorni fa il consiglio ha approvato le linee programmatiche relative al tetto salariale e alla rimodulazione delle liste per le squadre cadette, con conseguente riduzione degli organici, in linea con il necessario contenimento dei costi e l’ulteriore incentivo all’utilizzo di giovani. Ora toccherà al Consiglio di Lega, entro febbraio 2013, formulare la proposta tecnica da proporre all’Assemblea per la conseguente delibera definitiva che dovrebbe consentire l’entrata in vigore del nuovo sistema a partire dalla stagione 2013-2014.

Oltre alle norme patrimoniali, però, la cadetteria si è impegnata anche ad affrontare un problema che colpisce pesantemente le squadre iscritte al campionato: l’inadeguatezza degli impianti sportivi e l’assoluta carenza di capacità economiche e finanziarie per progettarli e valutarli. Lo ha fatto lanciando B Futura, una piattaforma di sviluppo alla quale potranno accedere le società della Lega Serie B.

Un’operazione di sistema che, in attesa della legge in materia, favorisca la riqualificazione e  l’ammodernamento di  impianti  già  esistenti  o  la  realizzazione di nuovi  impianti. L’obiettivo ultimo della Lega Serie B, infatti, è costruire una vera e propria “centrale appaltante”, che assuma il ruolo di incubatore di progetti da realizzare con i club e i partner interessati. Che al momento sono di peso assoluto: Kpmg, le associazioni di comuni (Anci) e costruttori edili (Ance), oltre a Unioncamere e Credito sportivo.

Il tempo dirà se il nuovo corso economico sarà in grado di autofinanziare la seconda serie. La strada intrapresa, però, sembra quella giusta. Per ora, intanto, un altro po’ di ossigeno lo assicurerà la serie A, che nel corso della convulsa assemblea di ieri ha deciso di raddoppiare i fondi del cosiddetto “paracadute” riservato alle squadre retrocesse, che ora incasseranno da 5 a 15 milioni l’anno per due stagioni consecutive.

Nelle prossime settimane ci occuperemo anche delle ipotesi di riforma relative a LegaPro e Serie D.

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