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Euro 2012: il pagellone degli Azzurri

Andrea Pirlo, il migliore. Balotelli, un gradino sotto. Ma un plauso speciale lo merita anche il CT Prandelli

Gli azzurri dopo un match degli Europei

Eccoci al momento più temuto e difficile: quello dei piatti da lavare dopo la festa. Che nello sport si trasforma nel giorno dei pagelloni, davanti ai quali confessiamo grave imbarazzo. Che diventa una specie di incubo quanto ti devi infilare e passare attraverso una finale persa 4-0. Ma da qualunque cosa si esce, delusioni comprese, con un minimo di prospettiva dall’alto e di predisposizione verso il futuro.

Per questo 8,5 lo diamo volentieri alla Nazionale italiana, imbattuta prima di questa disgraziata finale alla quale non siamo mai arrivati. Girone complesso, passato con qualche difficoltà ma a testa alta, senza mai disobbedire all’idea di giocare ogni partita. Poi due grandi notti che ricorderemo e in fondo è questo che chiediamo ancora più di una Coppa che non siamo nemmeno riusciti a vedere.

Gigi Buffon 7,5 – Chiaro che gli leviamo mezzo punto almeno per certi atteggiamenti isterici dopo le nostre imprese. Avrà le sue ragioni e le sue (così pensa lui) persecuzioni. Ma se parliamo di comportamenti pubblici è stato il peggiore nel campo azzurro, altro che Cassano e Balotelli, angelici o quasi. Se parliamo invece di parate, il più forte di tutti in questo Europeo

Ignazio Abate 6,5 – Tenuto insieme con lo spago in finale, come quasi tutti gli altri azzurri. Non dimentichiamo che ha cambiato la partita con l’Inghilterra più degli altri: nessuno è bravo come lui a crossare in corsa in piena velocità. Ha 26 anni da compiere e su quella fascia saremmo a posto fino ai Mondiali.

Andrea Barzagli 8 – Un mostro, una iena, un giocatore che dopo essere stato scaricato da campione del mondo dal calcio italiano, si è pigliato uno scudetto da protagonista e un Europeo da leader della difesa. Ora perfino carismatico, un capotribù.

Leonardo Bonucci 8 – Ma mezzo voto lo deve regalare proprio a Barzagli, capace di guidare e migliorare il rendimento del più giovane collega che su questi livelli non aveva giocato mai.

Giorgio Chiellini 6 – Spiace insistere sul pennellone livornese che ci mette sempre il cuore e anche troppe gambe. Non ci riesce però di non considerarlo il più sopravvalutato dei difensori ritenuti top in Italia, specie quando gioca centrale. Il senso della posizione non è la sua specialità: riguardarsi il gol beccato contro la Croazia e pure quello che ha aperto la sagra spagnola.

Claudio Marchisio 7 – Lo scorso autunno quando segnava ad ogni allacciata di scarpe eravamo tutti sicuri: abbiamo il nostro Lampard, uno che conosce come nessuno l’arte dell’inserimento. Anche in Polonia ci ha provato, più che altro con delle sassate da lontano. Di benzina non ne aveva più tantissima, ma ha corso come un dannato su ogni prato. Sarà il “numero 8” azzurro per chissà quanto, ma lasciamo stare per favore i paragoni con Tardelli: perché bisogna sempre e per forza trovare un predecessore?

Andrea Pirlo 9 – Lui un predecessore non ce l’ha e, temiamo fortemente, neppure un erede. Semplicemente un giocatore unico, che ha portato agli Europei la relativa freschezza derivata da una stagione senza Europa di club. Il miglior giocatore di questo torneo e dei premi ufficiali ce ne infischiamo. Pronti anzi a discutere duro con chi non ce lo concede.

Daniele De Rossi 7,5 – Povera stella (perché di stella si tratta, anche quando viene chiamato a lavorare nella miniera della difesa). E partito con una frattura alla mano e da lì ha preso sempre più botte. Ogni volta in piedi come un omino di gomma. O meglio come un uomo vero che quando serve davvero se ne impippa del dolore. Potrebbe essere l’esempio per i troppi frignoni che ci sono in giro.

Riccardo Montolivo 7 – Prandelli ha usato lui per cambiare la squadra, dall’Inghilterra in poi, dandogli il ruolo più difficile in assoluto: camminare tra le mine della linea di centrocampo e quella dell’attacco. Lo ha fatto con grandissima intelligenza, in una posizione in cui avrebbe avuto bisogno del fisico di Boateng. Cosa che proprio non è.

Antonio Cassano 6,5 – Ha fatto fin troppo con una condizione fisica da torneo notturno, sì ma quello dei bar. Con la genialata dell’assist a Balotelli, ha aperto la strada all’umiliazione della Germania. Per il resto nessuna grana e disciplina. Anche il popolo dei gay, imbestialito dopo certe uscite grevi, avrà finito per perdonarlo. Difficile pensare a quale possa essere il suo futuro azzurro: forse era l’ultima grande occasione.

Mario Balotelli 8 – Voi direte, questo votone perché nella manica ti sta. Sarà anche così, ma era alla sua prima grande manifestazione internazionale con una montagna di pressione sulle spalle, in buona parte auto-indotta, perché Mario conosce ogni maniera per rendersi la vita più complicata. Abbiamo però visto una partita da lottatore vero contro l’Inghilterra e tre scintille di purissima bellezza. E’ il futuro.


Gli altri:

Antonio Di Natale 6,5 – Perfetto giocatore di complemento. Molti lo chiamavano in campo a urlacci, ma la sua dimensione perfetta era quella che ha interpretato con tutta l’esperienza, l’intelligenza e la classe che ha. Miglior saluto alla maglia azzurra che non gli ha mai detto un gran bene, non ci poteva essere

Federico Balzaretti 6,5 – Palle, nervi, rabbia. Poca esperienza internazionale, un sacco di voglia di spaccare il mondo, anche per chi come Maggio (voto 5,5), molto più quotato è arrivato in Polonia senza più niente da dare.

Antonio Nocerino 7 – Per quel pochissimo che ha giocato è stato perfetto, come lungo tutta la stagione del Milan. Se c’è un minimo di rimpianto è quello di non aver visto di più in campo la sua atipicità da mediano del gol.

Thiago Motta 6 – Partito titolare, non è mai stato chiarissimo quale fosse con precisione il suo ruolo. Ha scelto di andare più che altro di tocco e di bastone: abbastanza utile con De Rossi difensore. Poi giusto cercare in altri il compimento del cerchio di centrocampo.

Alessandro Diamanti 7 – La perla del rigore che ha eliminato l’Inghilterra la porterà addosso per tutta la vita da genietto di provincia, capitato al grande ballo un po’ per caso, ma con la faccia giusta di quelli che dopo aver mangiato tanto fango, non hanno paura nemmeno del diavolo.

Emanuele Giaccherini 6 – All’inizio sembrava il segreto irrinunciabile dell’equilibrio azzurro. Abbiamo capito presto che non era così, in una squadra che ha subito scelto di giocare in un’altra maniera. Rientrato da bravo nei ranghi, insieme a Giovinco, Borini, Ogbonna, che nel Paese dei vecchi di cui ha parlato Prandelli, rappresentano certamente i semi del futuro.

Cesare Prandelli 9 – Come già scritto, ha strappato il catenaccio dalla porta azzurra; ha incendiato vecchi e insopportabili luoghi comuni. Attenzione, non da questo Europeo, ma dall’inizio dei suoi due anni di gestione: modernità, spazio per tutti quelli che lo meritassero a prescindere dal luogo geografico di nascita, abilità e scaltrezza contadina – vien da dire da pravo parroco – nel gestire un gruppo composito, con alcuni senatori pesanti e alcune teste ricamate, tutt’altro che semplice. La delusione forte sarebbe vederlo saltar giù dal carro a metà strada verso i Mondiali. Così facesse sarebbe una brutta figura, anche per lui

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