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Conte: pena ridotta, rabbia aumentata

La decisione del Tnas dimostra (se mai ve ne fosse stato bisogno) che con questa giustizia sportiva servono le maniere forti. Se solo la Juve lo avesse capito anche nel 2006…

Antonio Conte

Dunque il Tnas ha deciso: per Antonio Conte pena scontata, il 9 dicembre potrà tornare in campo .

È un verdetto che non cambia la sostanza delle cose, sia in termini sportivi (la Juve ha dimostrato di sapersela cavare anche senza il suo condottiero in campo) che giudiziari: Antonio Conte viene comunque condannato per non aver commesso il fatto.

Per questo motivo – e per molti altri - quella che doveva essere una buona notizia non fa che aumentare la rabbia che da qualche mese (anno?) andiamo accumulando nei confronti della politica del calcio.

Rabbia. Perché lo sconto non cancella la pena ma dimezza la squalifica riportando di fatto la querelle a due mesi fa. In pratica dopo due gradi di giudizio della giustizia sportiva e l’intervento dell’organo di arbitrato del Coni siamo ancora al punto di partenza, con la pena patteggiata inizialmente dal duo Briamonte/Palazzi.

Rabbia. Perché come ormai avviene di consueto, ogni decisione degli organi di giustizia sportiva (e non solo) viene annunciata prima dai giornali (quelli rosa di solito hanno una corsia preferenziale) e poi dai diretti interessati.

Rabbia. Perché il lodo di oggi conferma, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sbagliata sia stata la scelta di patteggiare . In sostanza su Conte pende un patteggiamento (interpretato da molti come un’ammissione di colpa) che oggi si rivela totalmente inutile: senza chinare il capo si è arrivati sostanzialmente alla stessa pena.

Rabbia. Perché dopo tutta questa fiction che va sotto il nome di Scomessopoli non riusciamo a vedere vincitori (a parte ovviamente la Fgci che ha affermato il suo “ruolo” e i giornali scandalistici che hanno - forse - venduto più copie), ma solo e unicamente vinti. Hanno perso le società di calcio, lese nell’immagine e nelle prestazioni sportive, i giocatori e gli allenatori (diffamati) e ovviamente i tifosi. Persino Palazzi ne è uscito male. Mai però quanto il calcio italiano, inteso come prodotto calcio.

Rabbia. Perché abbiamo capito che la Federazione e i suoi organi vogliono colpire la Juventus , in qualsiasi modo. Purtroppo restiamo convinti che la fine del caso Conte non porterà alla fine delle ostilità. Non ci sorprenderemmo se domani arrivasse un avviso di garanzia per Andrea Agnelli. Sulla base di cosa? Del nulla.

Rabbia. Perché se dopo Calciopoli erano solo gli juventini a invocare una riforma della giustizia sportiva oggi chiunque abbia a cuore il pallone (e un minimo di raziocinio) è sulla stessa lunghezza d’onda. Eppure chissà per quanto dovremo sottostare a queste "regole" del gioco.

Rabbia, anzi livore. Perché oggi come non mai abbiamo avuto la dimostrazione che con una siffatta giustizia sportiva mostrare le unghie e difendersi dà comunque più risultati che accettare supini decisioni senza senso. Detto in altre parole: se nel 2006 ci fossimo difesi con la stessa foga, avremmo ottenuto un pena molto più simile a quella del Milan che non quella invocata da Zaccone: serie B con punti di penalità.

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