Stadio della Roma, ora il progetto è davvero a rischio. Non solo per la battaglia politica sul via libera all'impianto di Pallotta e Parnasi, ma anche per l'ultimo colpo di scena: il vincolo preannunciato dalla Soprintendenza alle Belle arti sull'ippodromodo di Tor di Valle a pochi giorni dalla scadenza del 3 marzo e dalla fine della Conferenza di servizi. Un colpo durissimo per le speranze della Roma: il documento spiega che in quell'area non si può costruire perché va salvaguardato il celebre ippodromo del 1959 e, in particolare, la sua tribuna considerata un gioiello architettonico.

E ora? Adesso il rischio è davvero uno stop definitivo alla costruzione dello stadio perché il vincolo vieta la realizzazione proprio della struttura e non solo delle opere connesse. Di sicuro si tratta di una svolta inattesa perché sono passati oltre due anni (e 60 milioni di euro spesi) dalla presentazione del dossier e proprio in extremis la Sorpintendenza fa conoscere il suo parere

STADIO DELLA ROMA, ECCO PERCHE' COSI' NON SERVE

La battaglia politica all'interno del Movimento 5 Stelle

E poi c'è la battaglia spolitica e interna al Movimento 5 Stelle. Virginia Raggi con i suoi passi avanti da una parte, la base e alcuni esponenti dall'altra con Beppe Grillo che cerca di evitare lo scontro. Tutto dopo che i tecnici di club e Comune hanno messo a punto un nuovo piano apparentemente più vicino a quella mediazione necessaria per il via libera il 3 marzo prossimo.

L'attacco al sindaco lo ha firmato direttamente Roberta Lombardi con un post su Facebook: "Non ci sto a vedere Roma martoriata per soddisfare la volontà di qualche imprenditore. Bisogna annullare subito la delibera che stabilisce la pubblica utilità". Ovvero quell'atto che, secondo quando detto dalla Raggi, rischia di vincolare l'attuale Giunta al sì per non rischiare una causa milionaria. 

"Pensi al suo lavoro di parlamentare" ha risposto direttamente Beppe Grillo. Il fuoco che covava sotto la cenere è acceso e la vicenda, arrivata a un passo dall'epilogo, sta lacerando la politica romana nel suo cuore. La base del Movimento 5 Stelle è in rivolta e chiede di fermare il progetto, anche se ormai in fase avanzatissima.

La mediazione verso il via libera

Un passo avanti dopo quello indietro. Lo Stadio della Roma è un po' più vicino all'approvazione del progetto dopo settimane di fibrillazioni e incontri seguiti al parere negativo che sembrava aver messo una pietra tombale sul dossier. L'ultimo incontro in Campidoglio pare aver fatto fare un deciso avanzamento all'iter che si era incagliato a inizio mese e si era rimesso in movimento con il vertice di lunedì 7 febbraio, quando le parti si erano dette entrambe disponibili a fare sforzi per arrivare a una soluzione

L'accordo sulle cubature pare vicino. Un taglio del 20% che non mina l'equilibrio economico dell'investimento di Pallotta e del costruttore Parnasi ma che avvicina i numeri a quelli previsti dal piano regolatore. "Vorrei ringraziare la Roma per aver risposto alle sollecitazioni presentando una revisione che ha dei caratteri fortemente innovativi" ha aperto con decisione il vice sindaco Luca Bergamo.

Soddisfazione condivisa anche dai dirigenti della società capitolina. Il termine rimane il 3 marzo, data entro cui si dovrà chiudere la conferenza di servizi e dare il via libera (o negarlo) al progetto da 1,7 miliardi di euro. Al tavolo della trattativa non c'è più l'assessore all'Urbanistica Berdini, messo in difficoltà dalle polemiche degli ultimi giorni con il sindaco Virginia Raggi. Una vinceda che si sta dipanando in numerose tappe:

Febbraio 2016: parere non favorevole dal Comune di Roma

La penultima tappa, quella che ha messo tutti in allarma, è stato lo stop del Comune di Roma al progetto definitivo. Una presa di posizione non inattesa. Da quando a Roma si è insediata la Giunta Raggi i problemi per Pallotta e soci si sono moltiplicati. A rendere pubblica lo scorso 2 febbraio la nota del Comune è stata la Regione Lazio, che deve intavolare la Conferenza dei Servizi, l'ultimo passo formale verso il via libera.

"Parere non favorevole al progetto" per una serie di carenze su sicurezza stradale, veicolare e pedonale, necessità di adeguare i livelli di "servizio delle infrastrutture stradali (parcheggi, rampe, accessi e così via)" oltre all'impegno a "ridefinire il perimetro delle zone" che sono "soggette a rischio per eventi idraulici". Insomma il progetto non va bene, non è idoneo e così come presentato in Campidoglio non ha possibilità di essere approvato e diventare realtà.

Apparentemente una bocciatura a tutto campo, anche se la presa di posizione è meno drastica e, come ricordato dalla Roma, non è detto che si voglia rinunciare a un investimento in strutture da 1,6 miliardi di euro.

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Il Comune ha, infatti, poi precisato in una nota che c'è la volontà di "andare avanti per analizzare il dossier" e che "ci sono tutti i margini per concludere positivamente la procedura". Le condizioni, però, rimangono e mettono Pallotta e il costruttore Parnasi in una situazione di debolezza nella trattativa con la Giunta dove i pareri negativi non mancano. Anzi.

Da Alemanno alla Raggi: storia del progetto

Non va dimenticato che le carte sullo Stadio della Roma hanno già attraversato i corridoi di tre diverse giunte capitoline. Il progetto è nato con Alemanno, si è sviluppato con Marino e ora viene vagliato dalla Raggi e dal Movimento 5 Stelle che dall'opposizione l'aveva bersagliato denunciando gli eccessi del piano edilizio e commerciale legato all'impianto, oltre alla scelta dell'area di Tor di Valle.

Si va avanti così dal 2012, quando Pallotta era ancora nell'ombra ma già Cushman&Wakefield era incaricata di vagliare una serie di siti possibili per l'operazione. Poi la scelta di Tor di Valle e del costruttore Parnasi come socio, la stesura del progetto dell'architetto statunitense De Meis (inizio 2013), i confronti con il nuovo sindaco Marino e le perplessità sui costi lievitati per aumentare le opere pubbliche necessarie al Comune per definirla opera di pubblico interesse.

Un tira e molla tra Roma e Boston in cui trasporti, cubature, rischi idrogeologici e interventi di compensazione sono stati oggetto di trattative estenuanti così come la proprietà del nascente stadio, non legata alla Roma ma a Pallotta stesso col rischio di continuare ad avere il club ospite in casa propria e l'Assemblea capitolina impegnata a vincolare gli statunitensi per almeno trent'anni.

Inizio lavori nel 2017: previsione non rispettata

La realtà è che i tempi rispetto al progetto originario sono saltati più volte nel rimpallo della documentazione. Ancora oggi il sito ufficiale del nuovo stadio indica in 'Inizio 2017' il via dei lavori con apertura al pubblico nell'agosto 2019. Per arrivarci mancano, però, ancora troppe tappe politiche e non solo. Intanto la Roma sul campo sta vivendo una stagione positiva (dal 2013 finisce stabilmente sul podio della serie A) ma non riesce a fare il salto di qualità e il gap con la Juventus, guarda caso l'unica big italiana con stadio di proprietà, si va ampliando.

Pallotta e gli statunitensi continuano a legare il futuro del club al via libera alla costruzione dell'impianto. Senza stadio rischia di venire meno l'interesse principale, il motore che dal 2012 muove la conduzione di una società dalle potenzialità immense oggi non ancora del tutto espresse. Il 2017 sarà l'anno decisivo, in un senso o nell'altro. Entro un mese si capirà se quello della Giunta Raggi è stato solo l'ultimo atto di una lunga trattativa o il preannuncio della bocciatura definitiva.

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