Lo Stadio della Roma si farà e sarà a Tor di Valle, come voleva il club insieme ai costruttori proponenti. Il via libera definitivo alla costruzione dell'impianto è arrivato in coda a un venerdì 24 febbraio che sarà ricordato per la tensione e i continui cambi di scenario, iniziato con il malore del sindaco Virginia Raggi - costretta a un breve ricovero in ospedale - e terminato con il vertice e l'accordo serale tra le parti.

La Roma ha ottenuto di poter mantenere il progetto su Tor di Valle, vincendo la perplessità tecnica e politica della nuova Giunta capitolina. Che, però, ha incassato un taglio consistente delle cubature delle opere connesse allo stadio. Non ci saranno più le torri Libenskind, che avevano suscitato un diluvio di polemiche sin dal loro apparire nelle carte del progetto. Taglio fino al 60% delle cubature per la parte del Business Park, convenzione perché sia data priorità alle opere di urbanizzazione e accordi sugli standard ecologici e tecnologici; ecco il punto di mediazione che ha sbloccato l'empasse.

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Un compromesso che consente a tutti di gridare alla vittoria. La Roma avrà la possibilità di avere il proprio stadio, condizione che era necessaria e fondamentale per la permanenza di Pallotta ("Serata importante, non vedo l'ora di costruirlo e mostrarlo al mondo") e per la prosecuzione negli investimenti per il rafforzamento di club e squadra, che altrimenti avrebbero rischiato un brusco stop. Il sindaco Raggi, invece, incassa una modifica sostanziale del progetto, tanto da poterlo definire uno "stadio 2.0" sottolineando di "aver evitato il progetto mostre ereditato dalla precedente amministrazione". Ora saranno i tecnici a dettare i tempi per superare gli intralci burocratici e dare corso all'accordo politico.

STADIO DELLA ROMA, ECCO PERCHE' COSI' NON SERVE

L'ultimo scontro tra Grillo e Pallotta alla vigilia dell'accordo

Il no di Grillo era maturato dopo un vertice con il sindaco Raggi, che si stava tutelando attraverso il parere di tecnici e legali, e i consiglieri del Movimento. La base è contraria e vuole cambiare la delibera di pubblica utilità della Giunta Marino, atto che ad oggi rende difficile qualsiasi passo indietro. L'idea del Comune è che il no sia per il sito di Tor della Valle e non per la realizzazione dell'impianto, che dovrebbe spostarsi a causa del rischio inondazione che, pure presente nel dossier della Roma con alcuni interventi compensativi, non sarebbe stato del tutto superato.

La risposta della Roma è decisa e furiosa, espressa con due messaggi via Twitter direttamente dal presidente Pallotta. Non esiste l'ipotesi di spostare tutto il progetto in un luogo diverso da Tor di Valle e il no allo stadio viene ritenuto "catastrofico" per il futuro del club e degli investimenti stranieri sul territorio di Roma. La mediazione, che pure prosegue, è difficilissima e ormai non si limita più al taglio delle cubature (dal 25 al 40 per cento in meno) e delle opere connesse.

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Il vincolo annunciato dalla Soprintendenza alle Belle arti

Non solo per la battaglia politica sul via libera all'impianto di Pallotta e Parnasi, ma anche per il vincolo preannunciato dalla Soprintendenza alle Belle arti sull'ippodromodo di Tor di Valle a pochi giorni dalla scadenza del 3 marzo e dalla fine della Conferenza di servizi. Un colpo durissimo per le speranze della Roma: il documento spiega che in quell'area non si può costruire perché va salvaguardato il celebre ippodromo del 1959 e, in particolare, la sua tribuna considerata un gioiello architettonico.

Il rischio è davvero uno stop definitivo alla costruzione dello stadio perché il vincolo vieta la realizzazione proprio della struttura e non solo delle opere connesse. Di sicuro si tratta di una svolta inattesa perché sono passati oltre due anni (e 60 milioni di euro spesi) dalla presentazione del dossier e proprio in extremis la Sorpintendenza fa conoscere il suo parere. Il vincolo sarebbe anche superabile ed esiste un parere differente da parte dello stesso ufficio del Comune, ma il tempo manca.

Metà febbraio 2017 - La mediazione verso il via libera

Un passo avanti dopo quello indietro. Lo Stadio della Roma è un po' più vicino all'approvazione del progetto dopo settimane di fibrillazioni e incontri seguiti al parere negativo che sembrava aver messo una pietra tombale sul dossier. L'ultimo incontro in Campidoglio pare aver fatto fare un deciso avanzamento all'iter che si era incagliato a inizio mese e si era rimesso in movimento con il vertice di lunedì 7 febbraio, quando le parti si erano dette entrambe disponibili a fare sforzi per arrivare a una soluzione

L'accordo sulle cubature pare vicino. Un taglio del 20% che non mina l'equilibrio economico dell'investimento di Pallotta e del costruttore Parnasi ma che avvicina i numeri a quelli previsti dal piano regolatore. "Vorrei ringraziare la Roma per aver risposto alle sollecitazioni presentando una revisione che ha dei caratteri fortemente innovativi" ha aperto con decisione il vice sindaco Luca Bergamo.

Soddisfazione condivisa anche dai dirigenti della società capitolina. Il termine rimane il 3 marzo, data entro cui si dovrà chiudere la conferenza di servizi e dare il via libera (o negarlo) al progetto da 1,7 miliardi di euro. Al tavolo della trattativa non c'è più l'assessore all'Urbanistica Berdini, messo in difficoltà dalle polemiche degli ultimi giorni con il sindaco Virginia Raggi. Una vinceda che si sta dipanando in numerose tappe:

Febbraio 2017 - parere non favorevole dal Comune di Roma

La penultima tappa, quella che ha messo tutti in allarma, è stato lo stop del Comune di Roma al progetto definitivo. Una presa di posizione non inattesa. Da quando a Roma si è insediata la Giunta Raggi i problemi per Pallotta e soci si sono moltiplicati. A rendere pubblica lo scorso 2 febbraio la nota del Comune è stata la Regione Lazio, che deve intavolare la Conferenza dei Servizi, l'ultimo passo formale verso il via libera.

"Parere non favorevole al progetto" per una serie di carenze su sicurezza stradale, veicolare e pedonale, necessità di adeguare i livelli di "servizio delle infrastrutture stradali (parcheggi, rampe, accessi e così via)" oltre all'impegno a "ridefinire il perimetro delle zone" che sono "soggette a rischio per eventi idraulici". Insomma il progetto non va bene, non è idoneo e così come presentato in Campidoglio non ha possibilità di essere approvato e diventare realtà.

Apparentemente una bocciatura a tutto campo, anche se la presa di posizione è meno drastica e, come ricordato dalla Roma, non è detto che si voglia rinunciare a un investimento in strutture da 1,6 miliardi di euro.

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Il Comune ha, infatti, poi precisato in una nota che c'è la volontà di "andare avanti per analizzare il dossier" e che "ci sono tutti i margini per concludere positivamente la procedura". Le condizioni, però, rimangono e mettono Pallotta e il costruttore Parnasi in una situazione di debolezza nella trattativa con la Giunta dove i pareri negativi non mancano. Anzi.

Da Alemanno alla Raggi: storia del progetto

Non va dimenticato che le carte sullo Stadio della Roma hanno già attraversato i corridoi di tre diverse giunte capitoline. Il progetto è nato con Alemanno, si è sviluppato con Marino e ora viene vagliato dalla Raggi e dal Movimento 5 Stelle che dall'opposizione l'aveva bersagliato denunciando gli eccessi del piano edilizio e commerciale legato all'impianto, oltre alla scelta dell'area di Tor di Valle.

Si va avanti così dal 2012, quando Pallotta era ancora nell'ombra ma già Cushman&Wakefield era incaricata di vagliare una serie di siti possibili per l'operazione. Poi la scelta di Tor di Valle e del costruttore Parnasi come socio, la stesura del progetto dell'architetto statunitense De Meis (inizio 2013), i confronti con il nuovo sindaco Marino e le perplessità sui costi lievitati per aumentare le opere pubbliche necessarie al Comune per definirla opera di pubblico interesse.

Un tira e molla tra Roma e Boston in cui trasporti, cubature, rischi idrogeologici e interventi di compensazione sono stati oggetto di trattative estenuanti così come la proprietà del nascente stadio, non legata alla Roma ma a Pallotta stesso col rischio di continuare ad avere il club ospite in casa propria e l'Assemblea capitolina impegnata a vincolare gli statunitensi per almeno trent'anni.

Inizio lavori nel 2017: previsione non rispettata

La realtà è che i tempi rispetto al progetto originario sono saltati più volte nel rimpallo della documentazione. Ancora oggi il sito ufficiale del nuovo stadio indica in 'Inizio 2017' il via dei lavori con apertura al pubblico nell'agosto 2019. Per arrivarci mancano, però, ancora troppe tappe politiche e non solo. Intanto la Roma sul campo sta vivendo una stagione positiva (dal 2013 finisce stabilmente sul podio della serie A) ma non riesce a fare il salto di qualità e il gap con la Juventus, guarda caso l'unica big italiana con stadio di proprietà, si va ampliando.

Pallotta e gli statunitensi continuano a legare il futuro del club al via libera alla costruzione dell'impianto. Senza stadio rischia di venire meno l'interesse principale, il motore che dal 2012 muove la conduzione di una società dalle potenzialità immense oggi non ancora del tutto espresse. Il 2017 sarà l'anno decisivo, in un senso o nell'altro. 

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