Calcio

Prandelli, i giovani e l'Italia 'usato sicuro'

Sgrida i club che si riempono di stranieri e tolgono spazio ai giovani, ma contro la Bulgaria...

A essere cattivi si potrebbe accusarlo di incoerenza. O sottolineare come la 'linea giovane' vada bene finché non arriva il momento decisivo, quello in cui è vietato sbagliare per non compromettere il risultato finale. A essere cattivi si potrebbe dire che Cesare Prandelli qualche volta si dimentica di quello che predica e nei fatti si comporta come tutti gli altri. Come i suoi colleghi sulle panchine delle grandi di serie A che quando si comincia a giocare per i tre punti fanno sedere i giovanotti e si affidano all'esperienza degli altri.

Magari non è così, però la nazionale che contro la Bulgaria cerca la vittoria che vale il match-point mondiale sembra disegnata dal fratello gemello del commissario tecnico, che ha iniziato il ritiro di Coverciano pontificando sulla necessità di dare spazio agli italiani nel nostro campionato, ha spiegato che i giovani "hanno dei limiti tecnici e di personalità per reggere i confronto" e che "alcuni hanno retto e altri no". Si è spinto anche oltre: "Se fossi un presidente, penserei a lavorare sui miei ragazzini per portarli in prima squadra completando poi il gruppo magari con degli stranieri".

Parole belle, anche se usate per annunciare il ritorno al passato. La restaurazione della Vecchia Italia che poi si è trasformata in una formazione titolare a Palermo con dentro cinque over 30 (Buffon, Pirlo, Thiago Motta, De Rossi e Gilardino), un ventinovenne (Chellini), un ventottenne (Giaccherini) e quattro classe 1989 (Abate, Antonelli, Bonucci e Candreva). Non è tutta colpa di Prandelli, chiaro. Le squalifiche lo hanno privato di Balotelli (23), Osvaldo (27) e Montolivo (28), mentre infortuni hanno tenuto a casa Marchisio (27) e il giovanissimo De Sciglio.

Però quello che fa a pugni con il Prandelli 'predicatore' è leggere la panchina della nazionale a Palermo. Una sfilza di talenti repressi: Verratti ed El Shaarawy (20 anni), Insigne e Florenzi (22), gente che nei club di appartenenza gioca ormai molto più di quanto non faccia con la nazionale e che lo fa anche quando le partite contano. Cosa manca a Verratti ed El Shaarawy per poter affrontare la Bulgaria in una qualificazione mondiale? 

Prandelli ha dato la risposta e preannunciato che in maggio, quando si tratterà di scrivere la lista dei 23 per il Brasile, non terrà conto della carta d'identità e ci potranno essere altri rientri eccellenti. Corretto. Meglio così piuttosto che l'Europeo da 'turisti per caso' di Borini e Ogbonna (quest'ultimo non schierato nemmeno quando la difesa era falcidiata dagli infortuni). L'importante è capirsi prima. E magari evitare il solito ritornello su quanto sono insensibili i club: quelli investono e pagano di tasca loro. Se scelgono l'usato sicuro perché fargliene una colpa?

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