Juventus-Inter in bianconero

Entra Del Piero, vince la juve. Si potrebbe riassumere così il 218esimo derby d’Italia. Perché tutto, in questo Inter-Juve, si decide in un minuto. Un minuto che mette tutto in secondo piano: la splendida coreografia che i tifosi bianconeri …Leggi tutto

La coreografia bianconera dedicata a Calciopoli (Foto Fabio Ferrari - LaPresse)

La coreografia bianconera dedicata a Calciopoli (Foto Fabio Ferrari - LaPresse)

Bar Sport: la terza stellaEntra Del Piero, vince la juve. Si potrebbe riassumere così il 218esimo derby d’Italia. Perché tutto, in questo Inter-Juve, si decide in un minuto. Un minuto che mette tutto in secondo piano: la splendida coreografia che i tifosi bianconeri tributano ai loro beniamini e alla storia, le parate di Buffon, i cambi azzeccati di Conte, il solito atteggiamento equilibrato, ma senza ambizioni, delle squadre di Ranieri. E’ il minuto 53, e nella Juve entra Alessandro Del Piero, è con lui entra quella rabbia lì.

Quella rabbia di uno che “non sarà mai un problema, ma sempre e solo una soluzione” e che ora non vede l’ora di essere “La soluzione”: una soluzione miracolosa fatta di tecnica, agonismo e killer instict. Quella rabbia di chi non sente la pressione, e anzi ne può solo togliere ai compagni di reparto. Quella rabbia di chi non può arrivare due anni settimo, ma neppure sesto, quinto, quarto, terzo, secondo; perchè come ha detto uno che gli ha giocato affianco parecchio tempo, David Trezeguet: “Quando sei la Juve del secondo o terzo posto non te ne fai nulla”. Ecco, quella rabbia lì, noi la aspettavamo, o forse eravamo certi che sarebbe arrivata: signori e signore ecco a Voi Alessandro Del Piero.

Alessandro Del Piero (Jonathan Moscrop / LaPresse)

Alessandro Del Piero (Jonathan Moscrop / LaPresse)

Mai, neppure nel momento migliore dell’Inter (quando Buffon è stato decisivo come solo un TopPlayer può essere), abbiamo avuto la sensazione di poter perdere questa partita, o forse di non poterla vincere. Ma quest’anno ne abbiamo viste tante e il timore di incassare l’ennesimo sciagurato pareggio ci era anche venuto, fino a un certo punto. Fino al minuto 53 appunto.

Da lì abbiamo capito che Vucinic avrebbe anche potuto continuare a sbagliare gol clamorosi, che tanto sarebbe bastato un lampo, una palla, un calcio d’angolo, uno sguardo, una parola di incitamento di Del Piero ai compagni…

Certo, tutto è stato reso più facile da questa Inter: che ci è sembrata come una di quelle ragazzine di buona famiglia che si presentano al ballo delle debuttanti col loro vestito più bello e a fine serata si ritrovano da sole, in un angolo a piangere.

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