Calcio

la Pallonata - Il conto del Mondiale (che non paga mai la Fifa)

Duro scontro sull'ipotesi di giocare in inverno l'edizione del 2022. Le ragioni dei club e l'elemosina degli indennizzi di Blatter

pallonata_testata

Il 27 giugno scorso Lionel Messi si è svegliato di buona mattina e dal ritiro argentino in mezzo al Brasile ha dato un'occhiata al suo conto, per controllare che il Barcellona gli avesse girato lo stipendio mensile come di consueto. Un bonifico da un milione e mezzo di euro (mal contati) che al club ne costano circa il doppio. Peccato che in quel mese di giugno Messi, e con lui tutte le altre stelle del Mondiale, non abbiano lavorato un solo minuto per il datore di lavoro che li paga. Ai quali la Fifa, che nel mese brasiliano ha previsto ricavi per 4,5 miliardi di euro, ha poi con mano caritativa girato un assegno da circa 70 milioni di dollari, più o meno l'1,5% del giro d'affari generato proprio grazie alle prestazioni di quei giocatori.

Ecco perché nella guerra tra Blatter e i club, saliti sulle barricate contro la decisione di far disputare il Mondiale 2022 in Qatar tra la fine di novembre e il 23 dicembre, nel pieno della stagione agonistica europea e non solo, si fa faticare a non stare dalla parte dei poveri. Che, per una volta, sono i miliardari presidenti che chiedono un indennizzo e ai quali il segretario generale della Fifa, Valcke, uno che c'era anche quando il torneo è stato assegnato contro ogni logica razionale al Qatar, ha rimandato indietro uno sprezzante "non dobbiamo scusarci proprio per nulla, con loro abbiamo un accordo e nel 2014 sono stati divisi 70 milioni. per quale motivo dovremmo scusarci?".

Appunto, per quale motivo? Forse perché i 2.450 euro che la Fifa gira al club per ogni giorno di presenza al Mondiale di un singolo calciatore bastano al Barcellona (e al Real Madrid o a tutti gli altri che mandano avanti la baracca) per pagare un paio d'ore di Messi, Ronaldo e compagnia varia? Ha ragione Valcke. La Fifa non si deve scusare perché basta una calcolatrice di quelle basic per capire da che parte sta il torto e da quale la ragione. Che non è di Blatter e Valcke. Tanto per cambiare.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti