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Calcio

La Juve, lo Shakhtar, il 'biscotto'

I bianconeri vicini agli ottavi di Champions League. Basta un pari in Ucraina e il gioco è fatto (per tutte e due)

Un'azione della gara di andata a Torino tra Shakhtar e Juventus (Credits: Daniele Badolato - LaPresse)

Grazie al successo di ieri contro il Chelsea, 3 a 0 e tutti i bianconeri sotto la doccia a cantare a più non posso per la gioia di un risultato stellare, la Juventus è a un passo dalla qualificazione agli ottavi di finale della Champions League, il torneo che vale tantissimo sia per il prestigio sia per il portafogli. La classifica non lascia spazio all’immaginazione: Shakhtar Donetsk punti 10, Juventus 9, Chelsea 7, Nordsjaelland 1 (grazie al pareggio raccolto in casa proprio contro la formazione di Conte). Con una gara ancora da giocare prima della conclusione della fase a gironi, il gioco è presto fatto.

Per passare il turno, alla Juve è sufficiente rimediare un punto nella fredda Ucraina in occasione della sfida prevista per il prossimo 5 dicembre a Donetsk. Sulla carta, niente di impossibile, soprattutto se si considera che lo Shakhtar di Lucescu, una delle vere e grandi sorprese dell’edizione in corso, ha già aritmeticamente conquistato il tagliando per le partite da dentro o fuori. Come dire, meglio di così non potrebbe andare.

Tu chiamalo se vuoi, biscotto. Noi italiani appassionati di calcio siamo un popolo davvero speciale. Urliamo “al ladro” quando ci rubano la bicicletta, perché non si deve e perché non si può. Un attimo dopo, siamo capaci di fare finta di niente se qualcuno poco distante da noi non si accorge di perdere per strada una banconota da 100 euro. Chiaro, si dice, onesti sì, ma pure furbi, che altrimenti, come si fa a sopravvivere?

Ecco, il paradigma dell’italiano “brava gente” funziona a intermittenza, alla bisogna. Quando conviene, insomma. Per la serie, se Danimarca e Svezia trovano il modo per scambiarsi le cortesie ed eliminare così l’Italia dall’Europeo (storia del 2004), tutti pronti a scendere in piazza per denunciare il fattaccio che non fa bene al calcio e allo spirito. Poi, se la Juve dovesse tornare dall’Ucraina con le pive nel sacco e un verdetto maligno dopo aver giocato 90 minuti all’arrembaggio per fare sua la partita senza se e senza ma, beh, altro che barricate. E sì, bastava il pareggio, direbbero tanti tifosi bianconeri con la delusione stampata sulla faccia. Una mano lava l’altra e poi di corsa ad applaudire per il traguardo che vale mezza stagione. La teoria del biscotto cotto a bassa temperatura. Si fa, ma non si dice. Nemmeno per scherzo.

Vero. Si potrebbe dire che alla Juve vista ieri contro il Chelsea non servirebbero particolari cortesie per strappare almeno un pari allo Shakhtar. Perché i bianconeri hanno dato prova di essere una grande squadra, colma di giocatori pronti per palcoscenici importanti e con una cultura del gioco che ormai rappresenta un marchio di fabbrica dell’era Conte. Epperò, la paura per sbagliare sul più bello, in vista della bandiera a scacchi, è di quelle da non far dormire la notte. Da qui, la legittima prudenza di Buffon a fine partita che spiega che ancora nulla è deciso e che la qualificazione è ancora tutta da costruire. Il modo migliore per non perdere la concentrazione e sfidare la sorte con i guanti e quel minimo di accortezza che preserva da bruttissimi ruzzoloni.

Con o senza biscotto.

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