Calcio

I tifosi inglesi contro il calcio moderno, "rivogliamo i posti in piedi"

La Football Supporters Federation chiede il ritorno delle terrazze come negli anni '80, il modello diventa quello tedesco

La Kop, curva del Liverpool (LaPresse)

In curva, in gradinata, non si sta seduti ma in piedi. Chi si vuole sedere per vedere lo spettacolo può andare a teatro o al cinema. Allo stadio no, almeno nelle zone dove pulsa il cuore del tifo. La tradizione inglese del terracing, i biglietti più econmici che negli stati inglesi ospitavano le firm, le frange più calde del tifo d'oltremanica. Queste zone furono messe al bando proprio a causa dei continui scontri tra i gruppi hooligans che indignarono l'Inghilterra negli anni '80 e gli impianti d'oltremanica diventarono esclusivamente con posti a sedere. Adesso i tifosi inglesi chiedono indietro le "terrazze" e attraverso la Football Supporters Federation è stata avanzata una richiesta accolta da un deputato, Don Foster. Il liberaldemocratico ha così presentato al parlamento inglese un progetto di legge chiedendo di introdurre nuovamente i settori in piedi per gli spettatori per due motivi principali: ritrovare il tifo come 12° giocatore in campo e permettere a tutti di andare allo stadio con biglietti più economici, massimo 10 euro.

La paura di un ritorno all'antico porta però il nome di una tragedia che resta cicatrice sul volto sportivo dell'Inghilterra, quella di Hillsborough, quando nel 1989 un centinaio di fan del Liverpool rimasero uccisi nella calca. "I posti in piedi furono tolti per misure di sicurezza ma la tragedia di Hillsborough fu causata dal disordine sugli spalti che poi sfociò nel panico. Lo stadio era costruito male mentre ora esistono progetti innovativi che mettono al riparo da ogni problema di ordine pubblico. Inoltre rispetto agli anni '80 gli stadi inglesi sono monitorizzati da videocamere in ogni punto e i facinorosi hanno vita breve" spiega il presidente della federazione tifosi inglesi Malcom Clarke. L'esempio diventa così quello degli stadi tedeschi, esempio di sicurezza in tutto il mondo, che già da diversi anni hanno nelle curve zone in piedi che in occasione delle partite internazionali diventano posti a sedere. Il ministro dello sport britannico Hugh Robertson però frena: "Siamo soddisfatti del sistema attuale, ascolteremo le proposte ma non credo ci saranno cambiamenti per l'immediato futuro".

Il modello inglese:

La decisione di eliminare tutti i posti in piedi dagli stadi inglesi fu presa dopo la tragedia dell'Heysel. Gli stadi furono dotati di impianti a circuito chiuso e i giornali iniziarono una collaborazione attiva con le forze dell'ordine dando ampio spazio alle immagini degli scontri. Dopo gli incidenti la polizia iniziò a sequestrare tutte le foto dei reporter mentre furono istituiti numeri telefonici per denunciare sospetti e capi hooligans. Fu la tolleranza zero, quella vera. Le pene per gli hooligans furono esemplari, vennero puniti i cori razzisti ed introdotti gli steward per potenziare il servizio d'ordine. In Inghilterra la polizia rimase fuori dallo stadio, con un doppio vantaggio: la possibilità di controllare meglio che nessun oggetto pericoloso fosse introdotto sugli spalti e il minore numero di unità richiesto.

I pareri dei tifosi italiani:

L'argomento tocca direttamente anche il calcio italiano dove la maggior parte delle curve segue le partite direttamente in piedi sui seggiolini, utilizzati a dovere solo nell'intervallo, magari per commentare i primi 45 minuti. "Io sono estremamente a favore delle gradinate senza seggiolini per diversi motivi ma uno fondamentale: la sicurezza di cui parla tanto chi critica senza andare allo stadio. L'abitudine di andare addosso a quelli davanti nelle curve non la toglierà mai nessuna imposizione. Prima dei seggiolini si era in piena sicurezza, con i seggiolini si rischia veramente di cadere e rimanere schiacciati" il parere di Stefano Caneva. "Introdurre nuovamente i posti in piedi è l'unico modo per far tornare pieni gli stadi italiani con un biglietto che non costi più di 10euro" aggiunge Luca Lazzeri. Tra i tanti pareri anche quello di una mamma, Monica De Palo: "io andavo allo stadio da bambina e ora ci porto le mie figlie. Quando è nata la prima e l'ho portata in gradinata ho rischiato che si facesse male per colpa dei seggiolini, non per la bolgia. La cultura dello stadio mi è stata tramandata dai nonni, andare allo partita è come mangiare tutti insieme la domenica, un momento di ritrovo con la famiglia". L'esempio tedesco viene citato da Simone Calucci che parla della curva del Borussia Dortmund: "Prezzi più accessibili e bolgia assicurata. In Germania lo fanno, il Borussia nelle gare di campionato stacca un tot di biglietti in piedi e la curva diventa un muro umano".

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