Calcio

“Ecco perché Bayern e Borussia corrono tanto..."

Roberto De Bellis, ex preparatore atletico della Juve di Del Neri, spiega i "trucchi" della preparazione atletica delle squadre tedesche

Chiellini affronta Müller durante il quarto di finale allo Juventus Stadium (Credits: Gabriel Bouys/AFP/Getty Images)

A guardare l’ingresso in campo delle rose di Bayern e Juventus, nel duplice scontro dei quarti, la sensazione di una netta differenza fisica tra i giocatori in campo non è stata poi così latente. Se analizziamo i dati relativi alla struttura fisica dei giocatori di Heynckes, notiamo come Conte abbia dovuto fronteggiare dei veri e propri colossi: da Neuer a Gomez, Martinez e J. Boateng sfiorano tutti il metro e novanta di altezza. La stazza ha fatto la differenza anche sul campo: 4-0 l’aggregate finale e una nitida sensazione di supremazia fisica prima ancora che tecnica.

Ai giocatori lillipuzziani del Barca è andata anche peggio. 4 a 0 nella sola gara d’andata e il deflagrare dei titoloni apocalittici della stampa filocatalana e non: “il ciclo del Barcellona è concluso”.

E nella stagione corrente chi ha totalizzato più punti nel ranking UEFA sono proprio Bayern Monaco e Borussia Dortmund, davanti a tutti con oltre 31 mila punti accumulati; saranno proprio loro le due probabili finaliste a Wembley. Questo è un po’ il riassunto del film a cui stiamo assistendo quest'anno.

La domanda che bisogna porsi è se vi siano dei trucchi, segreti, metodi particolari o elementi importanti nella preparazione atletica, che permette loro di sovrastare in questo modo l’avversario; è quello che è accaduto anche in Dortmund-Real Madrid. Non può essere un caso che qualsiasi avversario si trovino di fronte sono sempre loro ad arrivare primi sulla palla.
Ci sono riusciti contro alcune delle squadre – Juventus, Barcellona e Real Madrid – che dell’atletismo e dinamismo ne fanno quasi un marchio di fabbrica. “Uno degli aspetti che fa la differenza è la scelta strutturale di alcuni giocatori. Le squadre tedesche hanno una struttura fisica ben dotata. Ma per reggere ad alto livello in più competizioni, servono giocatori così” – racconta Roberto De Bellis, preparatore atletico attualmente al Catania, ribattezzato “Mister zero infortuni” per l’impeccabile lavoro fatto in passato al fianco di Gigi Del Neri -. E questa è una differenza importante rispetto alle squadre italiane come la Juve che, al di là di Buffon, Marchisio e pochi altri, non ha giocatori abituati a giocare a quei livelli. Conte ammise di avere solo quattro calciatori abituati a giocare quel tipo di partite…”, è l’analisi di De Bellis.

Non può essere solo questa però la differenza che ha segnato una distanza tanto ampia tra noi e loro. Troppo brillanti, organizzate, dinamiche, attente e reattive rispetto agli altri, per pensare che la formula magica made in Germany sia riducibile solo a questo.

E infatti De Bellis conferma l’intuizione: “Curano molti particolari della preparazione atletica, ma analizzando i dati non emergono grandi differenze tra noi e loro, né da un punto di vista quantitativo né qualitativo. In sostanza non corrono più di noi. Curano però molto gli aspetti fisici. Ad esempio, uno dei lavori che fanno è la cura dei sistemi di reazione e istinto del giocatore: utilizzano delle strumentazioni che prevedono giochi di luce, suoni e colori che aumentano le reazioni. Ma in Italia questo tipo di tecnologia sta uscendo solo ora…”. Ecco svelato il primo segreto della formula vincente. Anche se, va detto, le qualità tecniche dei singoli assieme a un’organizzazione di gioco all’altezza, restano fattori sempre determinanti ai fini del risultato.

Negli ultimi anni il gusto che le gare di Champions lasciano nella bocca dei nostri tifosi è una sensazione amarognola, conseguenza diretta della costante supremazia delle altre squadre europee su quelle nostrane. Come se gli altri, alla fine, corressero più di noi: “Guardiamo però all’esempio di Milan-Barcellona. Se quella fosse stata una partita secca, in Spagna si sarebbe scritto di una forma fisica e preparazione italiana ottimali. Ma nell’arco di 7 giorni si è poi ribaltato tutto, il Barça in casa era un’altra squadra” - prosegue De Bellis -. La differenza di preparazione tra le diverse Nazioni lo fa l’uso più o meno intensivo del pallone; rispetto al passato il lavoro a secco è stato sostituito da quello col pallone quasi uniformemente in tutta Europa. Ma in Germania, al fianco dell’uso della palla, c’è questo lavoro, di cui parlavo, con luci/suoni/colori che migliora le reazioni sul campo…”.

In più va aggiunto l’elemento forse più determinante dell’analisi: “Spesso i grandi club hanno bisogno di quel tipo di giocatore, con una struttura fisica importante. Basti pensare all’Inter del Triplete: aveva Materazzi, Milito, Samuel, Lucio. Tutti molto forti fisicamente. Certo, poi anche l’aspetto psicologico e mentale è fondamentale, l’abitudine a giocare in trasferta, il viaggio… se non sei abituato a giocare con costanza a quei livelli poi non reggi. Un esempio è la retrocessione della Samp dopo i preliminari di Champions d’inizio stagione contro il Werder…”.

Ma un aspetto rimane, ad oggi, inconfutabile. Senza la potenza economica dalla propria parte, i top players come Robben e Ribery alla fine li continueranno ad acquistare e allenare sempre gli altri.

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