#gattamortismo (e #poltronefrau)

“Raga, gli spacchiamo il chilo eh, subito eh, gli facciamo paura eh, sono bambini questi. Pazzo!” O forse le parole precise erano: “Sono bambini questi. Razzo!” Oppure chiamava un brindisi come in osteria. “Sono bambini questi. Tazzo!” Quel che importa …Leggi tutto

“Raga, gli spacchiamo il chilo eh, subito eh, gli facciamo paura eh, sono bambini questi. Pazzo!”

O forse le parole precise erano: “Sono bambini questi. Razzo!”

Oppure chiamava un brindisi come in osteria. “Sono bambini questi. Tazzo!”

Quel che importa è che questa guasconata dell’amabile Pippe Mexes è stata l’unica ancorché strampalata manifestazione di grinta e carica pugnace che abbiamo riscontrato prima di una partita del Milan negli ultimi anni.

A dire il vero Mexes facendo così il grosso (…non che possa fare qualcos’altro) non ha ottenuto un risultato eclatante: un pareggio, ad Eindhoven. Che poi, fare i maschioni con dei “bambini” è anche un po’ mortificante.

Ma altro non si trova. Nelle partite decisive, il Milan da tempo immemorabile se la gioca come un vecchio induista, il suo destino non lo riguarda realmente: se si perde pazienza, c’è un solenne distacco che porta a giocare match cruciali come dei gatti morti. E non dei gatti morti in modo virile, graffiando e soffiando: no, dei gatti morti in modo stupido, avendo avuto la peggio con l’albero di Natale o rimasti chiusi nella lavatrice dove pensavano di trovare il più grosso criceto del mondo . E’ andata così in una quantità di partite che fatichiamo persino a elencare: dal match in cui verosimilmente perdemmo lo scudetto con la Fiorentina tre anni fa (il gol di Amauri! Aaargh!) alle ultime partite di Champions con Ajax e Celtic, vinte quasi controvoglia e in modo rocambolesco; dalla partita fatidica col Siena l’anno scorso a quella con l’Udinese più in disarmo di sempre, che poteva portarci a ottenere l’unico obiettivo stagionale ragionevolmente possibile. Per non parlare di tutte le partite che negli ultimi due anni di gestione Allegri abbiamo serenamente perso con avversarie blasonate (al nostro attivo, l’unica vittoria di Thohir, l’UNICA), per non parlare di tutte le partite che quest’anno abbiamo serenamente perso anche contro squadre senza capo né coda. Anzi, li aiutavamo noi a ritrovarli: “Ehi, Livorno! Ehi, Sassuolo! Ecco il capo! Ecco la coda!” Sempre duri come clementine, noi. Nonostante le creste, i tatuaggi, l’amicizia coi rapper. Seh, come no: quello che si sbatte di più – e non a caso finisce la partita inciucchito, e sempre più spesso ammonito – è uno che appartiene a Gesù.

Anche con Seedorf, finora, questa squadra ha l’aria di ricordarsi di avere una dignità e un buon nome da difendere solo quando va in svantaggio. Con l’Udinese, porca pupazza, siamo andati in vantaggio noi. Col Verona privo di Toni, pure – ma lì la tattica è stata colpirli a tradimento dopo averli convinti della nostra pochezza . E gente, come sappiamo esser convincenti, da un po’ di tempo a questa parte.

Ora c’è il Napoli. Non è in un buon momento. Eppure la Snai quota anche solo il pareggio a 3,50. Con buona pace dei 7 punti su 9 presi da Seedorf. Perché alla fine, l’1-0 in casa con il neopromosso Verona, su rigore ottenuto allo scadere, è stato il risultato di maggiore prestigio ottenuto quest’anno in campionato.

Scusate se ve lo chiediamo, ma potete rileggere la frase sopra? Perché sapete com’è, su internet le cose si leggono velocemente, il loro impatto tende a ridursi. Vi aiutiamo: la riscriviamo.

L’1-0 in casa con il neopromosso Verona, su rigore ottenuto allo scadere, è stato il risultato di maggiore prestigio ottenuto quest’anno in campionato.

Ecco, a noi già verrebbe voglia di entrare in campo e terrorizzare Albiol e prendere a pallate Pepe Reina. Mentre i nostri guerrieri, probabilmente, stanno valutando se comprare delle nuove poltrone Frau, si sa mai che con l’arrivo degli americani non le fabbrichino più morbide come prima.

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