Il frutto del cordoglio è appeso all’albero del silenzio

Segui Blucerchiando su Facebook e Twitter Ieri è stata una serata diversa dalle altre, una giornata dove giocare a calcio era difficile. Ore 20,45, i giocatori di Sampdoria e Catania scendono in campo  e si stringono in un abbraccio. Il …Leggi tutto

36-9-1024x601.jpg

Segui Blucerchiando su Facebook Twitter

Ieri è stata una serata diversa dalle altre, una giornata dove giocare a calcio era difficile. Ore 20,45, i giocatori di Sampdoria e Catania scendono in campo  e si stringono in un abbraccio. Il minuto di silenzio per le vittime del porto viene rispettato come raramente succede: non vola una mosca, commozione e atmosfera ovattata. Come quando nevica o si sogna, un momento surreale che contiene una realtà ineluttabile e incomprensibile. Probabilmente Sampdoria – Catania non avrebbe dovuto essere giocata. Sono d’accordo con chi dice che la reazione più rispettosa ad un disastro debba essere un tributo alla vita, che nonostante il lutto cittadino si debba andare avanti, che il rinvio e le accuse di mancanza di rispetto celino spesso ipocrisia spicciola. Tuttavia la tragedia del porto ha dimostrato ancora una volta come il cinico ingranaggio del business non conosca ostacoli. Questione di tatto e sensibilità. Per tutto il primo tempo la fondamentale partita salvezza contro gli etnei è stata giocata in un ambiente totalmente avulso dalla festa: nessun coro, tanti applausi, occhi lucidi per molti. Per tanti rinviare la partita sarebbe stato un precedente privo di senso: “E non giocando cosa cambierebbe? Allora stasera nessuno dovrebbe uscire con gli amici, ridere, scherzare, fare l’amore…”. L’obiezione di coscienza ha permesso ad ognuno di fare le proprie scelte: chi non è andato allo stadio, chi ha messo da parte il lutto dopo il silenzio per guardare al futuro e chi ha preferito evitare ogni tipo di commento come la redazione di Primocanale Sport, una scelta che merita di essere applaudita. Allo stesso modo, senza ipocrisia, io non voglio cercare di esporre grandi teorie e lezioni morali: sono rimasto molto toccato dal disastro di Molo Giano, ho pensato se tra le vittime e i feriti ci fosse qualcuno pronto per andare allo stadio con noi. Scrivendo di cronaca per Panorama.it sono stato sul luogo della tragedia, ho raccontato volti e nodi in gola. Tuttavia appena ho saputo che la partita si sarebbe giocata non ho mai messo in dubbio la mia presenza allo stadio. E con la stessa sicurezza non mi sento di parlare di calcio, non oggi.

Anche nel dolore v’è un certo decoro, e lo deve serbare chi è saggio. Lucio Anneo Seneca

Segui Blucerchiando su Facebook Twitter

© Riproduzione Riservata

Commenti