Finalmente un sampdoriano in panchina, bentornato Sinisa!

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La conferenza di Sinisa Mihajlovic mi ha emozionato come raramente è successo. Mi sono immaginato la sua serata di ieri a Roma con la famiglia prima di dover partire per Genova. Ho pensato alle emozioni riversate nel foglio dove ha voluto rendere omaggio alla nostra storia e salutare tutto il popolo blucerchiato. “Sono sampdoriano”. Era da troppo che un nostro tesserato non diceva la frase più bella del mondo. Sinisa si è commosso e ha fatto commuovere facendosi scappare qualche lacrima per sottolineare la difficoltà della sua scelta. Allenare la sua nazionale era un punto di arrivo, la chiamata della Sampdoria un’occasione che non poteva perdere.

In uno dei momenti più bui della nostra storia è arrivato con la stessa carica che aveva quando indossava la maglia numero 11 e scagliava palloni della Mitre sotto l’incrocio dei pali a cento all’ora. “I miei giocatori non devono pensare a cosa può fare la Sampdoria per loro ma a cosa possono fare loro per la Samp”. Parafrasi di J.F. Kennedy in un discorso studiato dall’inizio alla fine, un discorso che ha sorpreso tutti. In una crisi di entusiasmo e risultati come la nostra rivedere un idolo della gradinata sud e dei tempi d’oro è un bene che fa respirare a fondo e sperare in un futuro migliore. “Io sono fiducioso” ha detto di fronte ai tanti giornalisti emozionati, alcuni con il sorriso nel riconoscere un uomo e un atleta unico nella storia della Sampdoria e del calcio italiano.

Sarà una missione difficile quella di Sinisa ma non c’è speranza senza paura e paura senza speranza. “La prima cosa che farò oggi con i giocatori sarà proprio spiegare a tutti la storia di questa società, affinché ciascuno capisca l’importanza di vestire questa maglia, di questi colori che non ho mai smesso di sentire sulla mia pelle. Racconterò bene a tutti cosa è stata la finale di Wembley, la Coppa delle Coppe, tutti gli altri successi degli ultimi vent’anni perché si comprenda, se qualcuno per caso non lo sa, che cos’è questo ambiente ma anche cos’è stato pochi anni fa”.

Istinti di memoria, rispetto e voglia di lottare per i colori prima che per la busta paga. “Mi era stato proposto un rinnovo di 2 anni e mezzo con la Serbia, ho scelto di firmare un contratto di sei mesi qui per tornare alla Samp”. Carisma, grinta, idee chiare, il solito piglio da serbo che non vuole perdere tempo: ti vogliamo già bene Sinisa. Non abbiamo mai smesso. Da lui nessuna promessa ma ottimismo che fa sorridere e regala un po’ di zucchero al nostro popolo dopo troppo amaro. Sinisa è tornato a casa, un pezzo di gradinata sud in panchina che di certo non farà mancare quella rabbia che la squadra ha smarrito ormai da troppo. “Non mi arrabbio per un gol o un passaggio sbagliato ma se non vedo impegno mi incazzo come una iena”. Patti chiari, amicizia lunga. E se sgarrano mettili tutti in fila e prendili a pallonate di sinistro. Avanti Sampdoria, bentornato Sinisa.

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