Così come un mese fa non eravamo il Real Madrid, oggi non è tutto da buttare

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Un anno fa di questi tempi eravamo in serie B. In pochi mesi è cambiato tutto, una vera e propria rivoluzione. L’arrivo di Iachini, la cavalcata verso i playoff, il gol di Pozzi con il Varese. La serie A. L’arrivo di Ciro Ferrara sulla panchina blucerchiata, l’avvio bruciante con tre vittorie consecutive. Poi il blackout. Contro il Cagliari è arrivata la quarta sconfitta di fila dopo Napoli, Chievo e Parma. Un campanello d’allarme preoccupante per un’involuzione di gioco che non si può spiegare solo con le assenze e i (tanti) torti arbitrali subiti.

Si può discutere per ore sui presunti motivi della crisi: l’attacco non rende come dovrebbe, Estigarribia non convince ancora e non offre la spinta che si sperava, in difesa si subiscono sempre gol che nascono da contropiede degli avversari. Le assenze e le squalifiche impongono scelte che non convincono , la coperta è corta. Tuttavia, soprattutto nella zona delle tribune del Ferraris, è già iniziata una scomposta caccia al colpevole con accuse che troppo spesso scadono nel qualunquismo. Al fischio finale della sfida contro i sardi un signore attempato e nervoso si è affacciato alla tribuna d’onore lasciandosi andare ad uno sfogo nei confronti della dirigenza. “Iachini! Vogliamo Iachini”, gridava al limite delle forze, aggiungendo al suo appello altri irripetibili insulti nei confronti di Ciro Ferrara e della famiglia Garrone.

Isterismo da tribuna, un tipo di tifo che sinceramente mi ha sempre annoiato ed è agli antipodi di quello che si vede in gradinata. Il nome di Iachini è stato fatto più volte in queste settimane. Sia per come è stato scaricato il tecnico della promozione sia perché alle prime difficoltà si cerca sempre una soluzione estrema. Ma la vera domanda è: cosa cambierebbe con un altro allenatore alla guida della Sampdoria? A mio modo di vedere poco e niente. Il credo tattico di Ferrara ha mostrato una squadra compatta e competitiva fino alla sfida contro il Napoli. Da Verona il gioco è invece venuto meno e con lui anche i risultati. Senza Obiang, senza Maresca, senza Gastaldello. Nelle ultime cinque partite la Sampdoria non ha mai potuto schierare la stessa formazione e nonostante la volontà offensiva di Ferrara (che anche contro i sardi ha messo in campo contemporaneamente Icardi, Maxi, Estigarribia, Eder e Juan Antonio) la mole di gioco proposta in avanti ha lasciato ancora a desiderare.

Tuttavia, mentre la gradinata sud continuava a cantare, qualche fischio volava dalla tribuna. “Ferrara vattene” è una frase che in questo momento della stagione non significa nulla. Prima di tutto è opportuno ricordare di come la Sampdoria sia una neopromossa, una squadra che sta sviluppando un progetto non semplice e che con tutti gli effettivi in campo ha dimostrato di potersela giocare con chiunque. Le quattro sconfitte consecutive sono maturate in modo diverso: con il Napoli abbiamo giocato una delle migliori partite dall’inizio dell’anno, a Chievo è stato deciso tutto dagli episodi nonostante una prova pessima. A Parma siamo entrati in campo poco convinti e siamo stati puniti giustamente. Ieri ci siamo ritrovati sotto di un gol dopo due minuti della ripresa quando un vantaggio nel primo tempo sarebbe stato il risultato più giusto. L’inseguimento del pareggio è stato disordinato e sfortunato ma non si può parlare di prova pessima. Io non me la sento. Così come non mi sento di giustificare chi alle prime difficoltà inizia a fischiare, insultare, invocare soluzioni che non hanno logica. Mercoledì si va a San Siro contro la squadra attualmente più in forma del campionato, poi avremo l’Atalanta a Genova e il Palermo fuori prima del derby. Serve ritrovare entusiasmo, cattiveria, rabbia agonistica e convinzione. Non eravamo il Real Madrid un mese fa, non siamo una squadra di seconda categoria adesso.

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