Calcio

La rivincita di Robben e del Bayern

Bavaresi campioni d'Europa con un gol decisivo del giocatore che aveva sempre sbagliato nei momenti che contano...

La gioia di Robben autore del gol della vittoria del Bayern nella finale di Champions League – Credits: Getty Images Sport

La favola da sogno dei ragazzi terribili di Klopp è rimasta senza lieto fine. Niente coppa da alzare al cielo di Wembley per rinverdire i fasti del 1997. Il presente del Borussia Dortmund è una valle di lacrime, il futuro chissà ora che il mercato potrebbe portare lontani da Dortmund molti dei protagonisti di una cavalcata comunque memorabile. Sul prato verde di Londra gioisce solo il Bayern Monaco e sono lacrime di felicità. Quanto pesava il ricordo della beffa di un anno fa a Monaco? Come un macigno su anima e gambe. I rossi di Heynckes lo hanno avvertito tutto nei primi scontri della sfida tutta tedesca con i giovani di Klopp, poi piano piano si sono scrollati di dosso la paura gettando il cuore oltre l'ostacolo.

E' stata una finale bellissima, giocata su ritmi indiavolati e piena di sliding doors, episodi che avrebbero potuto indirizzarla da una parte e dall'altra e che, invece, l'hanno tenuta in equilibrio fino quasi in fondo. L'ha decisa una rete di Arjen Robben a 90 secondi dai tempi supplementari dopo che Mandzukic l'aveva fatta esplodere (60') e Gundogan l'aveva rimessa in pareggio su rigore sfruttando una follia di Dante su Reus. 

Un finale degno di un romanzo. Senza il colpo di biliardo finale quante volte Robben avrebbe ripensato a quel pallone filato lungo la linea di porta e cacciato fuori da Subotic con una scivolata disperata? Forse almeno quanto gli altri attimi fuggenti attraversati nel corso di una carriera che ha rischiato di arricchirsi di una nuova e cocente delusione. L'olandese ha rivissuto l'incubo di Johannesburg nel luglio del 2010. Lì era stato Casillas a sporcare il sinistro che valeva il Mondiale. Prima era toccato a Julio Cesar cavar fuori il pallone che avrebbe rimesso il Bayern in linea di galleggiamento a Madrid. Dodici mesi fa lo aveva tradito un rigore nel supplementare contro il Chelsea

Questa volta, però, il Bayern non ha avuto modo di piangere e le lacrime senza vergogna cui Arjen si è abbandonato dopo il fischio di Rizzoli lo ripagano di tutte le amarezze patite in questi anni. Giusto così anche se il Borussia Dortmund è stato protagonista di una finale degna della sua stagione. Senza paura, fresco e giovane come Klopp lo voleva, mai schiacciato dalla pressione del palcoscenico. Ha perso perché in fondo quest'anno è sempre stato inferiore al Bayern Monaco: 2 sconfitte e 2 pareggi prima dell'appuntamento di Londra. Se i numeri hanno un senso, il verdetto di Wembley ha premiato la squadra più forte e potente.

Per i bavaresi è la quinta volta sul tetto d'Europa dopo il ciclo d'oro degli anni Settanta (tre successi consecutivi) e la gioia a Milano nel 2001. Aveva perso 5 delle ultime 6 finali. Robben e compagni forse non saranno ancora la miglior edizione di sempre del Bayern come qualcuno ha detto alla vigilia, però danno la sensazione di essere all'inizio di un periodo da dominatori del calcio europeo. Heynckes ha vinto e saluta. Guardiola applaude ed eredita una squadra difficile da migliorare. Quanto peserà su Pep il trionfo di Wembley? Sarà anche per lui un banco di prova importantissimo a partire da agosto quando nella Supercoppa potrebbe incrociare l'arcinemico Mourinho alla guida del Chelsea. Entrambi su panchine cariche di vittorie. Che bel romanzo. Un po' come quello di Londra, finito con le lacrime di gioia del Bayern e quelle di disperazione del Borussia.

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