Questo sito contribuisce alla audience di TGCOM24
Sport

Calcio, Serie A - 3^ giornata

Il volo di Juve, Napoli e Lazio, la crisi del Milan e Zamparini che mangia un altro allenatore

L'abbraccio tra Vucinic e Bonucci a Genova, dopo la vittoria bianconera per 3-1 (Credits: Jonathan Moscrop / LaPresse)

Curioso. Come curioso sa essere solo il calcio.

Esplodono i figli di Zeman, mentre la Roma di papà si incarta fino al suicidio a Bologna dopo aver fatto vedere tutto (una meraviglia di primo tempo) e il suo contrario (un secondo addirittura senza spiegazioni). Intanto Immobile, Insigne, Florenzi e Verratti già diventato piccolo principe di Francia, spaccano facendo scintillare gli occhi di Prandelli che di ottimismo in questo periodo ne ha un gran bisogno. Volendo, insieme ai bimbi segnano anche i vegliardi, Di Natale, Milito, Klose, addirittura Luca Toni. Come se in Italia mancasse improvvisamente la classe di mezzo, quella che una volta si chiamava borghesia e che dava la misura del benessere di un Paese. Infatti siamo con le pezze al sedere, ovviamente non solo nel calcio.

Un paradossale campanello suona per la Juventus, che vince anche a Genova e va come un treno. Però è bastato che l’allenatore dietro il vetro provasse a gestire il momento in modo nuovo, con la Champions League dietro l’angolo e come dovrà fare da qui in poi, per far prendere lo spavento al popolo della Signora. Veloce corsa ai ripari, dentro i titolari e Genoa distrutto nel secondo tempo. Ma ovviamente così non può andare se la distanza tra prime e seconde linee si conta a spanne e se i giocatori su cui Conte può fare affidamento cieco sono non più di tredici o quattordici. Qualcuno rischia di arrivare a Natale con la lingua che striscia sul prato.

Naturalmente piccoli problemi rispetto chi ne ha davvero e sapete che al Milan non suonano i campanelli ma i campanacci. E non è per fare gli uccelli del malaugurio, ma solo per esprimere opinioni che continuiamo a dire e scrivere che Allegri ci ricorda troppo da vicino la parabola di Zaccheroni, finito in disgrazia dopo uno scudetto, perché uscito dalla manica del proprietario. E già che siamo in tema di opinioni e di scommesse, quelle da bar, sia chiaro, al massimo un prosecco, prendiamo Napoli e Lazio come stelle del girone di andata. La squadra di Mazzarri perché è identica a se stessa da troppo tempo, sta benone e va a memoria, senza bisogno di inventarsi nulla come tutti gli altri sono costretti a fare. Sarebbe bello se pigliasse seriamente anche l’Europa League dove le nostre di solito partecipano vergognosamente solo per far ridere i polli.

L’altra è la Lazio che vive felice nel cono d’ombra che nella Capitale ha creato il Cupolone Zeman. Petkovic le fa giocare un gran calcio, preciso, efficace e senza fronzoli, consegnando le chiavi al Profeta Hernanes che oggi come oggi è uno dei tre-quattro giocatori più forti del nostro campionato. Difficile che duri, ma chi se ne importa. Lo si è detto spesso in passato anche di chi poi si è trovato sul podio finale. Resta chi sale e chi scende.

La prima è la Doria, che somiglia un po’ alla Lazio nella sua fisicità e razionalità, a punteggio pieno sfruttando la benzina emotiva della vittoria di San Siro alla prima. Scende come da ampio pronostico Zamparini, che mangia l’ennesimo allenatore, il fortissimamente voluto Beppe Sannino, spiegando che non si era integrato con lo spogliatoio. Ci dovrebbe anche spiegare cosa vuol dire questa sciocchezza dopo un mese e mezzo di lavoro, ma non si può pretendere troppo. Arriva Gasperini che è uno tosto e con le idee chiare, bruciato dall’Inter. Sarà un bel match.

© Riproduzione Riservata

Commenti

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>